Catania – Evento presentazione “Sportello donna”

Autore: Simonetta Cormaci

Sabato 11 settembre, cogliendo spunto dal libro della giornalista Sarah Donzuso “Da sempre e per sempre” che narra una storia di amicizia tra alcune donne (una di queste turbata da un’esperienza di violenza), l’UICI Sezione di Catania ha presentato l’imminente apertura di uno Sportello donna in cogestione con l’Associazione Centro antiviolenza Thamaia.

L’evento ha visto il coinvolgimento di tutte le istituzioni cittadine – dal Comune alla prefettura e Questura alle forze dell’ordine e istituzioni sociosanitarie – le quali hanno partecipato con favore apprezzando molto il progetto.

Moderato da Giuseppe Ardica, giornalista RAI sede di Catania l’incontro è cominciato con il saluto della Presidente Rita Puglisi e, da remoto, della Vice Presidente nazionale Linda Legname. A seguire l’intervento di chi scrive referente UICI catanese per le questioni di genere. In tale intervento è stata espressa, ancora una volta, l’attenzione alle donne disabili in quanto lo status di “donna” aggravato dall’essere disabili diventa un doppio fattore di rischio , una doppia discriminazione con conseguenza di un grave disagio e svantaggio psicologico e sociale. Ormai è sempre più rilevato il fenomeno delle discriminazioni intersezionali originate dalla cultura paternalista e maschilista, di come esse agiscano fortemente su chi ne è colpita con grande impatto esistenziale; potremmo fare l’esempio dell’essere donna e di età senile o infantile, con difficoltà economiche o di origine straniera. Per tali ragioni e per il crescente disagio sociale che si avverte nelle relazioni uomo -donna, tristemente riportato da gravissimi fatti di cronaca ormai quotidiana – è sorto l’intento di intervenire offrendo alle donne con disabilità e senza disabilità uno spazio di ascolto solidale e qualificato capace di proporre e accompagnare in percorsi di empowerment e soluzioni efficaci.

Le due realtà associative che se ne fanno carico hanno il vantaggio di poter mettere in campo le consolidate rispettive esperienze collaborando insieme all’incontro di due mondi (quello della disabilità e quello più conosciuto della vita quotidiana. La Presidente del Centro antiviolenza, Anna Agosta, ha parlato diffusamente del fenomeno delle violenze alle donne cresciuto durante la pandemia e di quanto sia importante che i centri antiviolenza e, in generale, le associazioni in ascolto delle donne abbiano i fondi per essere presenti e diffondersi sul territorio in quanto punto di riferimento indispensabile e promotori di un dialogo di sensibilizzazione che smantelli culture antiche e paternaliste. La giornalista Sarah Donzuso con il suo libro ha voluto dare un contributo al dibattito culturale soprattutto riferendosi alle generazioni più giovani che spesso non trovano riferimenti adeguati per un’educazione alle relazioni affettive e alla gestione dell’emotività. Molto gradito l’intervento del magistrato e Consigliere del CSM Sebastiano Ardita che ha espresso la sua preoccupazione perla generale incuranza alle regole e alla legalità. Tutte le istituzioni presenti hanno espresso favore, incoraggiamento, sostegno. Dopo un breve dibattito la serata è stata conclusa da un ottimo rinfresco durante il quale ci si è ritrovati in un confronto e uno scambio gioioso e cordiale.

Simonetta Cormaci

Locandina dell’evento di Presentazione sportello donna

Programma dell’evento

Pubblicato il 15/09/2021

Basilicata – Webinar “Come riconoscere la violenza e come difendersi”

Il tema della violenza in generale è ormai dibattuto ampiamente in vari contesti più o meno specialistici.

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Basilicata ha deciso di organizzare un incontro on-line per condividere esperienze prima di tutto umane, al di là delle possibili definizioni cliniche e offrire uno spazio di supporto in cui sentirsi persone libere.

L’incontro, dal titolo “Come riconoscere la violenza e come difendersi” ha avuto luogo nella giornata di sabato 22 maggio 2021, su iniziativa del consiglio regionale UICI di Basilicata e in particolare del Comitato Pari Opportunità coordinato da Anna Varriale.

A ciascuno dei partecipanti è stato fornito un link al quale collegarsi al fine di ascoltare, ma soprattutto interagire.

L’iniziativa, moderata dalla giornalista Fabiana Santangelo, è stata pensata come una sorta di “laboratorio di apprendimento” basato sull’interazione e lo scambio reciproco, più che su nozioni di natura formale precostituita. 

Come modalità di interazione si è scelto di creare un “gruppo di parola” su iniziativa del dottor Alfonso Domenico Guttieri, socio della sezione UICI di Potenza e dirigente del consiglio regionale UICI di Basilicata, da tempo impegnato come psicologo e psicoterapeuta proprio nello studio delle interazioni di gruppo.

Dopo aver chiarito le motivazioni in merito alla modalità scelta come strumento utile allo scopo, il dottor  Guttieri ha illustrato le regole con cui relazionarsi sottolineando in maniera particolare l’impegno alla riservatezza di ciascun partecipante.

A seguito di una piccola partentesi introduttiva si è dato avvio ad un interessante cammino interno che, senza difficoltà, si è sviluppato in tutti i partecipanti, creando un’atmosfera emotiva difficile da esperire nelle abituali situazioni di vita.

Si è trattato di un momento in cui il senso e il significato di tutto ciò che accadeva in gruppo riguardava il gruppo stesso, dando così origine ad un “Noi” che con grande forza e dignità ha raccontato le avversità in cui si è imbattuto nel corso della vita.

Il gruppo, eterogeneo per diversi fattori, si è interrogato sulle possibili declinazioni del concetto di violenza, in un continuo cambio di prospettiva tra la dimensione soggettiva individuale e quella sociale.

Sono emerse emozioni forti, come la rabbia, generata da un profondo senso di ingiustizia legata a fenomeni di discriminazione sia familiare che lavorativa. 

La violenza infatti si insinua nei legami distorcendoli, rendendo dannoso il confronto che diviene invece gradevole e stimolante nelle relazioni sane.

Durante lo scambio delle esperienze è stata colta l’occasione anche per fornire importanti strategie pratiche utili ad affrontare i momenti più critici.

Uno degli aspetti particolarmente interessanti dell’incontro è stato quello di abbattere letteralmente le gerarchie nei ruoli e gli stereotipi come quello della disabilità, del dirigente o del sottoposto, che sono stati soppiantati dal valore intrinseco delle persone, dotate tutte di un mondo interno peculiare e capaci di donare oltre ogni barriera, senza però trascurare la propria soggettività.

Il gruppo ha fatto emergere il bisogno di lavorare ancora tanto non soltanto insieme alle persone con disabilità, ma anche e soprattutto con i genitori e con gli operatori che si occupano di questo ambito.

Oggi, nonostante si siano avuti molti cambiamenti sociali ci sono ancora contesti relazionali caratterizzati da uno stigma rigido e negativo che fatica ad essere abbattuto.

Si pensi ad esempio al concetto di ipovisione, ancora poco noto ai più e spesso causa di sgradevoli equivoci da cui possono avere origine episodi di discriminazione.

In molti casi il “visus” residuo di una persona ipovedente si riduce drasticamente con la diminuzione della luminosità divenendo estremamente basso con il sopraggiungere delle ore serali, come nel caso della retinite pigmentosa.

Coloro i quali sono affetti da tale patologia, infatti, al buio non riescono a mettere bene a fuoco luoghi o individui a loro noti che invece durante le ore diurne sono in grado di riconoscere con minore difficoltà.

Questa sorta di ambiguità genera spesso sospetto in coloro che osservano dall’esterno, suscitando l’errata convinzione che si possa decidere di modulare la propria disabilità in base a scelte contingenti o peggio situazioni di comodo.

L’augurio è che incontri simili possano rappresentare un’occasione per ognuno di noi di ripensare il proprio ruolo nella vita quotidiana, tanto più che non è scontato, né facile raccontare la propria eventuale esperienza di violenza. Siamo certi, tuttavia, di aver messo a dimora il seme della condivisione e della reciprocità dell’ascolto.

Pubblicato il 04/06/2021.

Consultazioni della Commissione Europea sulla violenza di genere

Scadenza 10 maggio

La Commissione Europea ha dato il via a due importanti consultazioni pubbliche, aperte fino al 10 maggio, sul fenomeno della violenza contro le donne:

– “Violenza contro le donne e violenza domestica – Verifica dell’adeguatezza della legislazione dell’Unione Europea”;

– “Combattere la violenza di genere – Proteggere le vittime e punire gli autori di reato”.

Il Forum Europeo della Disabilità (EDF) sottolinea la grande importanza di questa opportunità di far ascoltare la voce delle ragazze e delle donne con disabilità.

Le due consultazioni sono congiunte ed entrambe conducono a un unico questionario, reperibile in lingua italiana digitando il seguente indirizzo:

https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/genderbasedviolence?surveylanguage=it.

Collegandosi al suddetto link, si può accedere al questionario autenticandosi attraverso il proprio account “EU Login”. Qualora non si abbia ancora un account, è possibile registrarsi, inserendo nome, cognome e indirizzo email.

Semplicemente Donna

Autore: Gaetano Aquilino

In occasione della “Giornata internazionale della Donna” l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti per contenere la diffusione dei contagi da Covid-19, ha organizzato un evento in modalità telematica intitolato “Semplicemente Donna”.

Luisa Bartolucci, moderatrice e storica voce di Slash Radio Web, insieme ad un gruppo nutrito di ospiti individuati per dar valore e risalto alla giornata, si è soffermata sull’importanza e sul valore della donna, partendo da un video storico dell’8 marzo 1911.

A guidare tutto il “viaggio” Linda Legname, vice presidente nazionale, che dopo il video ha aperto con una riflessione che rappresenta la naturale evoluzione di un percorso al quale la donna, purtroppo, ha dovuto far fronte. Forte e toccante la proiezione del video storico di Helen Keller, volto a sottolineare come, appunto, la condizione a cui si è arrivati oggi, si è raggiunta solo tramite delle battaglie sofferte e a volte dolorose, così come confermato dalla Consigliera Nazionale Angelina Pimpinella, col suo energico intervento. Un cambio di passo, un’iniezione di energia e fiducia, si è avuta durante la messa in onda di un video realizzato con tutte le splendide voci delle dipendenti della sede nazionale, che con entusiasmo hanno interpretato le grandi donne del passato e del presente che hanno fatto la storia: da Madre Teresa di Calcutta a Samantha Cristoforetti, da Maria Montessori a Miuccia Prada, un excursus veramente emozionante, ma allo stesso tempo frizzante che ha dato una sferzata di ottimismo e gioia alla giornata e ha introdotto nel migliore dei modi l’arrivo dell’onorevole Maria Elena Boschi.

“In Europa, uomini e donne non sono uguali. Con la crisi del Covid lo sono ancora meno e il rischio è di compromettere anche i diritti acquisiti”. Questo il monito, forte e chiaro con cui apre il suo intervento.

“La Giornata internazionale della donna quest’anno non ammette retorica. I dati sono chiari, e le vicissitudini dovute alla pandemia hanno acuito il divario di genere in termini di disoccupazione, peso del lavoro domestico, sicurezza finanziaria e autonomia personale”, sottolinea. “Le donne sono state le prime a perdere il lavoro e a finire in cassa integrazione. I settori più colpiti hanno una forte presenza femminile: turismo, cultura, tempo libero, ristorazione, servizi”. L’identikit della situazione è così presto servito.

“Quanto alle violenze, abbiamo il dovere – afferma – di stabilire che la violenza sulle donne è un reato sanzionabile ovunque. Questa crisi ci consegna la grande opportunità di sostenere la dignità delle persone, rendere giustizia alle donne, costruire uno spazio che sia punto di riferimento in un mondo in cui l’uguaglianza non trova cittadinanza.

Ma a suo avviso “c’è anche speranza di cambiamento. La pandemia non ha soltanto alzato il velo sulle gravi carenze della nostra società, ci ha anche costretto ad agire in modo diverso. Per questo oggi, invito tutti, donne e uomini, a rompere insieme gli schemi e abbracciarne di nuovi, più consoni alle necessità del presente, e anche se la pandemia ha messo chiaramente in luce lo squilibrio fra uomini e donne in termini di lavoro non retribuito, ci ha anche dimostrato che insieme possiamo farci carico di tutto”.

Alla fine dell’intervento, il Presidente Mario Barbuto ha voluto omaggiare l’onorevole con dei doni, tra cui la medaglia del Centenario e uno splendido bouquet di fiori: “perché sia sempre la giornata delle donne e non solo oggi, con questo piccolo pensiero voglio ringraziarla della presenza, della vicinanza alle questioni dell’Unione, e della pazienza, perché sappiamo, a volte, di essere anche insistenti”. Così il presidente saluta e gli interventi continuano.

Ana Pelaez Narvaez (Vice Presidente del Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne), Donata Pagetti (Componente del Comitato FID), Anna Barbaro (campionessa paralimpica), la lettura a quattro mani di Francesca Panzica e Claudia de Lillo a cura della fondazione LIA. E ancora Barbara Leporini (Consigliera Nazionale UICI/IRIFOR), Simonetta Cormaci (Referente UICI del progetto FISH), la straordinaria intervista alle ragazze non vedenti, su alcuni spot pubblicitari che “usano” l’immagine della donna in maniera impropria, la toccante poesia di Alda Merini e la lettera di Giovanni Paolo II alle donne, a cura del Centro Nazionale del Libro Parlato. In mezzo agli interventi anche un piacevolissimo momento musicale con la meravigliosa “Fatti bella per te” di Paola Turci.

La giornata volge al temine e il presidente omaggia anche i due capitani al timone dell’evento, con degli splendidi fiori, ringraziandole per l’organizzazione e l’ideazione dell’evento. Chiude Linda Legname dando merito a chi le è stato vicino e donando simbolicamente una mimosa a chi, da dietro le quinte, ha fatto sì che tutto riuscisse nel migliore dei modi. Un gesto di grande umiltà e attenzione anche a chi non “appare” ma è comunque parte integrante dei lavori.

Un’altra fantastica esperienza, un altro tassello che va ad aggiungersi al mio bagaglio di esperienze che porto nel cuore. E se anche per me, l’8 Marzo non è l’unico giorno dove ricordarsi delle donne e di tutto ciò che le circonda, oggi ho avuto la dimostrazione tangibile che anche chi lavora con noi e per noi la pensa allo stesso modo! W le donne sempre!

Catania – L’8 marzo il giorno dopo

Autore: Simonetta Cormaci

“Diventato un appuntamento imprescindibile ma svuotato del contenuto simbolico, proviamo a riprenderci il senso e l’impegno ma… il giorno dopo, ovvero tutti i giorni dopo l’8 Marzo”.
Con questa premessa il 9 marzo l’UICI Sezione di Catania ha organizzato un evento on line denominato, appunto, “L’8 marzo il giorno dopo”. Scopo dell’l’incontro è stato quello di ragionare sulla realtà, le multidiscriminazioni e le violenze che investono le donne con disabilità, e provare a formulare qualche ipotesi per migliorare aspetti concreti della vita di queste donne.
Moderato dalla giornalista Sarah Donzuso,l’incontro ha visto alcuni interventi di donne competenti e impegnate quotidianamente in favore delle donne con disabilità e non solo.
Ha aperto l’incontro la presidente della sezione di Catania Rita Puglisi-prima donna a ricoprire questa carica nella nostra Sezione- che ha parlato della difficoltà di conciliare ruoli politici e vita privata in un contesto ancora paternalista e maschilista, osservando come anche i tempi della politica siano maschili e mal si adattino alla vita delle donne, soprattutto se sono anche madri. A maggior ragione è tutto più complicato per donne con disabilità che hanno l’onere di molti più impegni. A seguire l’intervento della vice presidente UICI nazionale,Linda Legname, che ha sottolineato come ci siano voluti cento anni di storia associativa per arrivare ad una carica così importante, e come oggi, all’interno dell’UICI, le donne in posizioni apicali siano ancora troppo poche (solo un 25%). Il suo impegno, ha chiarito, sarà quello di rafforzare e aumentare la leadership femminile affinché si arrivi almeno al 50%. Legname ha osservato quanti pregiudizi discriminanti affliggono ancora le donne con disabilità inibendo, purtroppo, il loro empowerment. Ci troviamo in una società i cui modelli culturali faticano ad accettare la loro autonomia e l’indipendenza, come pure un’ambizione di carriera. Bisogna lottare, far valere il proprio diritto e il proprio pensiero, essere ambiziose e non arrendersi. Affinché ci sia questo cambiamento culturale è indispensabile la solidarietà fra donne.
Poi è stata la volta di Silvia Cutrera,vice presidente FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap),presidente AVI(Agenzia per la Vita Indipendente) e donna con disabilità motoria che ha voluto ricordare come a tutti i livellile donne con disabilità siano soggette a pregiudizi e violenze,e che spesso non disponiamo di dati statistici che li quantifichino, cose che impedisce che questo sommerso venga rilevato. Non mancano,a livello internazionale, disposizioni che, negli anni, hanno fissato principi e norme a tutela delle donne e delle donne con disabilità,in molti ambiti: dalla salute al lavoro,dalla famiglia all’istruzionee alla giustizia…a tal proposito Cutrera cita la Convenzione di Istanbul (in materia di violenza di genere), la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, e il Secondo Manifesto europeo dei diritti delle ragazze e donne con disabilità. Raccontainoltre dell’esperienza, appena conclusa, del progetto FISH denominato “Disabilità: la discriminazione non si somma, si moltiplica”,all’interno del quale ha lavorato un gruppo di lavoro sulle multi-discriminazioni delle donne con disabilità. Il gruppo di lavoro (a cui hanno partecipato anche la stessa Cutrera, Lancioni e chi scrive)ha prodotto molti e interessanti documenti di lavoro e approfondimento che si possono reperire sul sito della FISH al linkwww.fishonlus.it/progetti/multidiscriminazione/azioni
Continua Simona Lancioni,responsabile del centro Informare un’h di Peccioli (Pisa), sociologa, traduttrice, assieme a Mara Ruele,della versione italiana del già citato Secondo Manifesto. Sottolineando l’esistenza ditrattati internazionali che obbligano anche lo Stato italiano a contrastare le discriminazioni che limitano e impediscono alle bambine e alle donne con disabilità di godere pienamente di tutti i loro diritti, Lancioni osserva che l’Italia ha già raccolto due autorevoli ammonimenti su questa materia. Quello del Comitato ONU sui diritti delle presone con disabilità(organo indipendente preposto a monitorare l’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità), e quello del GREVIO (il gruppo di esperti/e indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa). Sebbene il nostro Paese abbia ratificato la Convenzione ONU nel 2009,siamo ben lontani dalla sua concreta applicazione. In particolare è stato trascurato l’approccio di genere nelle politiche che riguardano la disabilità, e l’inclusione della variabile della disabilità nelle politiche di genere. La qual cosa ha impedito che le multi discriminazioni che colpiscono le donne con disabilità fossero contrastate, ed ha favorito la loro esclusione sociale e l’invisibilità che ancora le caratterizza, e che le penalizza più degli uomini con disabilità. Si è parlato delle violenze che investono le donne disabili e della lacuna rappresentata dal fatto che non si raccolgono dati disaggregati sul fenomeno. Ancora oggi le operatrici e gli operatori della rete antiviolenza non ricevono una formazione specifica riguardo alle donne con disabilità vittime di violenza, i luoghi dei servizi (centri antiviolenza, case rifugio, caserme, tribunali, ecc.) sono spesso inaccessibili, non ci sono campagne di sensibilizzazione istituzionali rivolte alle donne con disabilità, le informazioni non sono fornite su diversi formati e supporti, spesso le donne con disabilità (soprattutto quelle con disabilità intellettiva) che raccontano la violenza non sono credute, molti ostacoli impediscono loro ottenere giustizia. Per ciascuno di questi aspetti è necessario predisporre gli interventi specifici e mirati che il GREVIO ha indicato nel suo primo Rapporto di valutazione sull’applicazione della Convenzione di Istanbul in Italia (pubblicato nel gennaio 2020).
L’incontro è proseguito con l’intervento dell’Associazione Centro antiviolenza Thamaia di Catania, che vanta un’esperienza pluriennale in aiuto alle donne che hanno vissuto violenze. Valeria Pezzino, assistente
sociale e operatrice del Centro, conferma l’esistenza di ostacoli che impediscono alle donne con disabilità di fruire dei servizi antiviolenza, ed anche la mancanza di una formazione specifica delle operatrici sulla relazione con le donne disabili. Prova ne sia che nella loro pluriennale esperienza hanno ricevuto la richiesta di aiuto di una sola donna con disabilità uditiva. Vi è consapevolezza di queste lacune e la volontà di porvi rimedio. È sicuramente importante migliorare le competenze delle operatrici, e attivare strumenti di informazione e conoscenza dei servizi antiviolenza utilizzando una comunicazione più efficace e accessibile che possa essere diffusa capillarmente.
Anche l’assessora alle pari opportunità del Comune di Catania, Barbara Mirabella, ha portato il suo saluto istituzionale rendendosi disponibile per ogni forma di collaborazione con le associazioni che operano nel settore della disabilità e con quelle femminili, Ciò per migliorare i servizi e renderli inclusivi anche per le donne disabili.
È intervenuta anche l’UDI (Unione Donne in Italia), associazione storica in difesa delle donne, da sempre impegnata nella promozione dell’emancipazione femminile e nel raggiungimento dell’autonomia personale nel rispetto di tutti i diritti civili e politici delle donne. In particolare l’UDI Catania guidata da Giovanna Crivelli e Adriana Laudani si impegna con numerosi e diversificati progetti in favore delle donne italiane e straniere presenti in Italia, lavorando per contrastare stereotipi e pregiudizi di genere, nonché i modelli culturali mafiosi che ancora persistono nella nostra società. Il loro impegno include anche lo sviluppo dell’autonomia el’emancipazione delle donne con disabilità, in applicazione del Secondo Manifesto che l’UDI stessa ha ratificato.
Altri graditi interventi sono stati quelli della presidente dell’UICI Sezione di Mantova Mirella Gavioli, che ha condiviso i temi dell’incontro ed ha portato un pizzico di allegria presentando il “gioiello che brailla”, un modo per rimarcare la nostra identità, ma anche un omaggio ad un sistema di lettura e scrittura insuperato; e di Daniela Randazzo, che ha portato il saluto della FIDAPA Catania, un’associazione anch’essa impegnata nella promozione dei valori delle donne.
Infine chi scrive ha provato a delineare qualche buona prassi che possa migliorare la vita delle donne e delle bambine con disabilità, nonché delle madri di figli disabili.
Partendo dal Secondo Manifesto, ratificato sia dall’UICI Catania che da l’UICI Nazionale e dalle organizzazioni e associazioni presenti all’incontro è possibile individuare un filo rosso che lega tra loro questi enti nella volontà lavorare per fare emergere e contrastare le multi discriminazioni, e costruire percorsi che aiutino le donne e le bambine con disabilità a venire fuori da situazioni di marginalità e svantaggio. Solo riconoscendo le condizioni di marginalità,e l’effetto moltiplicatore della discriminazione multipla sui pregiudizi che toccano le vite delle donne disabili sarà possibile contrastare e superare queste dinamiche rinforzando l’autostima e l’autodeterminazione delle donne con disabilità.
Chi scrive sarebbe lieta che, con il supporto delle istituzioni e di tutto il mondo interessato alla disabilità si arrivasse, proprio per dare un segno di concretezza, a realizzare nella città di Catania almeno un centro di salute della donna, un consultorio completamente accessibile. Un luogo privo di barriere architettoniche e sensoriali, che utilizzi una comunicazione pienamente accessibile anche sotto il profilo digitale, che lavori per la massima diffusione possibile dell’informazione mettendo in pratica i criteri della comunicazione universale.
Altro punto imprescindibile su cui impegnarsi è certamente l’istruzione, giacché il diritto allo studio delle bambine e delle ragazze non è ancora così scontato, è necessario che sia sostenuto. Altri settori di intervento sono la formazione professionale, presupposto indispensabile per accedere ad un lavoro, ed il lavoro qualificato e qualificante che renda la donna indipendente, autonoma e libera nelle sue scelte. Bisogna essere consapevoli del maggior impegno intrinseco nell’emancipazione di una donna disabile, vale tutto quello di cui si è parlato, ma non bisogna scoraggiarsi e considerare che il raggiungimento di obiettivi importanti, pur faticoso, rinforza l’autostima e migliora l’autodeterminazione. Bisogna impegnarsi a fondo per far valere il principio che una donna con disabilità, impegnata minuto per minuto nella resilienza quotidiana, è una risorsa importante e può essere un modello. Le persone disabili non sono un peso per la collettività, esse sono portatrici di ricchezza, di esperienza e competenza e meritano una piena integrazione nel mondo del lavoro. Altro importante passaggio sarebbe riuscire a intrecciare le esperienze delle associazioni della disabilità con quelle delle associazioni in difesa delle donne affinché si realizzi uno scambio virtuoso e osmotico di saperi ed esperienze che aiuti e migliori la vita delle donne e delle madri di figli e figlie disabili.
Per una suggestione artistica ancorché drammatica è intervenuta l’attrice Tiziana Giletto, che ha proposto una struggente lettura di testimonianze di donne disabili che hanno subito violenze.
Infine non è mancato il saluto del vice presidente della Sezione di Catania Antonio Stoccato, unico uomo in un panel tutto femminile, che si è mostrato sensibile al rispetto della dignità delle donne e dei loro diritti.

Simonetta Cormaci
Referente questioni di genere
UICI Sezione di Catania
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Per chi fosse interessato può rivolgersi in sezione per ricevere il link della registrazione video dell’evento

Catanzaro – Giornata Internazionale della Donna

La commissione pari opportunità dell’UICI di Catanzaro celebra la Giornata Internazionale della Donna

Il Format “NON CI VEDO…MA CI CREDO” in occasione della Giornata Internazionale della Donna ha ospitato la commissione pari opportunità della sezione UICI di Catanzaro per il seminario “Il sole, oltre il velo, nell’altra metà del Cielo” organizzato insieme all’ideatrice del Format Luciana Loprete e che ha visto la partecipazione di donne che nell’arco della loro vita si sono distinte per la propria professionalità abbattendo il muro del pregiudizio ancora oggi troppo ramificato nella nostra società.

Un percorso quindi che ha visto la partecipazione di professioniste impegnate nella vita politica, sociale, economica, lavorativa ed associativa della nostra Calabria e non solo.

L’appuntamento è stato l’8 marzo 2021 alle ore 16:00 in diretta sulla pagina Facebook dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catanzaro.

8 Marzo – Il Cammino Insieme

Autore: Linda Legname

di Linda Legname – Vice Presidente Nazionale

“Puoi spararmi con le tue parole,

Puoi tagliarmi con i tuoi occhi,

Puoi uccidermi con il tuo odio,

Ma ancora, come l’aria, mi solleverò”.

Maya Angelou

Non voglio cominciare con il classico e intramontabile “c’era una volta”, ma desidero invece raccontare oggi una storia e una realtà attuale, ben ancorata al presente, fatta di quel bisogno di avere un posto nella comunità alla quale si appartiene, di impegnarsi, riscattarsi, riuscire a costruire il proprio progetto di vita.

Non è e non sarà mai, questo, un argomento da narrazioni del passato, ma un tema di sempre che riconduce alla lotta quotidiana per guadagnare la propria giornata, definire il proprio ruolo sociale e umano, in una parola: realizzare una propria esistenza di libertà e uguaglianza.

Dunque, non “c’era una volta”, ma c’era da sempre e c’è oggi la Donna: madre, lavoratrice, moglie, dirigente, compagna, sorella, amica, figlia, amante, ribelle, creativa, distruttrice, folle, disabile.

Forte come una quercia, fragile come cristallo, delicata come una lacrima, resistente come l’acciaio, sensibile come un nervo scoperto, coraggiosa come una leonessa, leggera come una rondine in volo, timida come una carezza, virtuosa come una santa, volubile come piuma al vento…

Mille aggettivi diversi, mille apprezzamenti e definizioni, mai basteranno, tuttavia, a dare chiarezza e completezza al progetto d’amore che le donne portano con sé. Spesso private e denudate della loro dignità e libertà, eppure sono proprio le donne a riuscire ancora a emozionarsi del sorriso di un bambino; a meravigliarsi dinanzi a un tramonto; a commuoversi per un abbraccio inatteso; a piangere e sorridere, a urlare al mondo intero il proprio amore sviscerato per la vita, nonostante tutto!

Le donne, sì, le donne. Sono forti e coraggiose. Hanno paura, ma ugualmente scelgono di portare in grembo e far nascere un bambino, anche disabile, che molto probabilmente sconvolgerà loro la vita.

Sono le donne a dare vita – e a volte anche la loro vita – a quegli stessi uomini che forse ruberanno il loro sorriso, non di rado, perfino con violenze fisiche e psicologiche.

Sono sempre loro, le donne, a sopportare in silenzio i soprusi, gli abusi, le discriminazioni nei luoghi di lavoro, nei locali pubblici, per strada, spesso tra le mura domestiche. Eppure resistono… E tornano a scegliere un compagno da amare, sfidando la paura per le probabili assenze e il rischio dell’ennesima sconfitta.

Ogni giorno una sfida diversa, una catena di responsabilità piccole e grandi che comportano spesso, troppo spesso, rinvii e rinunce. C’è sempre, infatti, prima di me, prima di noi, qualcos’altro da fare, qualcun altro da accudire, un servizio, un impegno, un compito al quale dover dedicare il tempo, il corpo, l’intelligenza, l’attenzione, l’anima.

E ancora, sì, ci sono loro: le donne con disabilità. Donna e disabilità. Quasi un duplice marchio negativo.

Un fattore già di per sé causa di discriminazione e pregiudizio, la disabilità moltiplica i suoi effetti negativi sulla persona nel caso si tratti di una donna a esserne portatrice. Spesso infatti, per una donna con disabilità, alla discriminazione di sesso e di genere, si somma quella dovuta alla menomazione fisica, psichica o sensoriale e per aggiungere al danno la beffa, risultano ancora troppo frequenti i pregiudizi degli stessi uomini con disabilità verso le donne nelle loro stesse condizioni.

Fatica immensa e raddoppiata per affermare la propria personalità, farsi riconoscere, guadagnare quel diritto all’esistenza e all’uguaglianza. Una sommatoria, anzi, una moltiplicazione di discriminazioni assurde dinanzi alle quali oggi ancora non riusciamo a mettere la parola “BASTA”.

Alla lotta quotidiana di una donna con disabilità per dare forza e dignità al proprio progetto di vita, in famiglia, a scuola, sul lavoro, con le persone più prossime, si aggiunge, appunto, anche la beffa di una condizione di discriminazione ancora oggi persistente perfino tra di noi, nelle nostre associazioni rappresentative e di tutela, nella nostra Unione.

Abbiamo dovuto, infatti, ricorrere alle cosiddette quote rosa, grazie alle quali abbiamo trovato un po’ di spazio tra i ruoli associativi dirigenti, sempre comunque monopolizzati in larga maggioranza dal genere maschile. Qualcosa comincia a muoversi nelle sezioni territoriali con la presenza di figure femminili alla Presidenza e nei Consigli, ma ancora in misura davvero molto esigua. Per non parlare delle Presidenze dei Consigli regionali, dove la presenza di segno maschile si conferma ben 19 volte su 21.

Certo, tutte persone degne di stima e meritevoli di occupare il posto che occupano, questi presidenti. Ma possibile che si rimanga ancora tanto lontani da percentuali un po’ meno squilibrate?

Nell’ultimo Congresso del novembre scorso, le candidature femminili erano giusto sufficienti a rispettare la quota rosa di un terzo, eppure ben dieci delle undici candidate sono risultate elette. Di conseguenza, in Consiglio Nazionale abbiamo una presenza complessiva di dodici donne e trentatrè uomini, con una percentuale femminile del 25 percento circa che si rispecchia anche nella Direzione dove le donne sono soltanto un quarto del totale.

Tanto cammino ancora da fare, dunque, perché l’altra metà del cielo possa davvero essere una metà.

Luce Irigaray scrive “La prima democrazia comincia a due”, cioè tra uomo e donna.

Sì, un cammino lungo, di civiltà, rispetto e umanità attende ancora le donne per guadagnare quella parificazione vera, autentica, costante e incancellabile, nella nostra Associazione, così come nel resto della Società, perché siamo purtroppo lontani, molto lontani da questo traguardo.

Ho dovuto sperimentare sulla mia pelle, come su quella di tante altre donne come me, la fatica di essere dirigente che per diventare tale è chiamata a mettere tutta se stessa, tutti i talenti a disposizione, pochi o tanti che siano, tutta la passione per il lavoro che si sta facendo. E poi, quando hai messo tutto questo, quando hai conquistato con l’impegno il tuo diritto a stare fianco a fianco con i colleghi dirigenti uomini, ebbene, proprio allora, molte volte devi ancora dimostrare quanto il posto che occupi è frutto delle fatiche tue e non invece il risultato di qualcosa che ti è stato comunque regalato, che hai ottenuto magari con il ricorso ad arti subdole di femmina o perfino peggio.

Ecco, le allusioni ammiccanti, le insinuazioni sleali, quei silenzi di pietra che a volte ti piovono in faccia come pugni, magari entrando non attesa in una stanza dove, chissà, i presenti stanno proprio esprimendo malignità proprio sul conto tuo.

Noi, le donne dell’Unione, le dirigenti territoriali, regionali, nazionali, rivendichiamo con tutta la nostra forza, all’interno dell’Associazione il diritto a essere considerate e giudicate solo ed esclusivamente per il nostro lavoro, per le nostre capacità, per il tempo donato alla causa e l’impegno profuso nell’esercizio del ruolo. E ancora, rivendichiamo il diritto a essere persone, donne, con i nostri sentimenti e affetti, per i quali esigiamo soltanto rispetto e silenzio.

Quante volte dovrà ancora accadere per noi donne di dover essere considerate non solo per le nostre qualità, ma soprattutto per la femminilità che vive in noi e più volgarmente per le nostre parti femminili e per le nostre scelte private? Divenga dunque davvero, questo 8 marzo di pandemia e distanziamento, una occasione di riflessione comune di donne e di uomini sul proprio modo di essere e di interpretare la propria presenza nella comunità che ci accoglie. Andare oltre le mimose, i sorrisi a volte ipocriti, le festicciole, i gentili doni, per un 8 marzo che viva con noi ogni giorno dell’anno nella correttezza e nel rispetto dei sentimenti, delle intelligenze, del corpo, delle scelte, dei desideri, degli inevitabili errori.

Nel mio nuovo ruolo di Vice Presidente Nazionale una riflessione che desidero condividere con tutti voi sui veri pilastri dell’esistenza umana: diritto alla vita, alla libertà, al lavoro, alla felicità, all’amore. Ora e sempre. Per ogni donna, per ogni uomo. Per l’uomo e la donna insieme che sono fatti della stessa sostanza.

Molise – Seminario “Benessere e salute della Donna”

Siamo lieti di invitarvi al alSeminario “Benessere e Salute della Donna” previsto per l’8 marzo, vi scrivo il Link alla piattaforma Zoom tramite cui saremo in collegamento.

Link: https://zoom.us/j/95579564461?pwd=aFF5WDdWT0lod0R0bk5hNU8xYk1tdz09

ID riunione: 955 7956 4461

Passcode: 210914

I lavori avranno inizio alle ore 16:00 e seguiremo la scaletta come da locandina in allegato:

locandina Seminario 8 marzo UICI MOLISE

Ascoli Piceno e Fermo – Tavola rotonda in rosa per le donne UICI e IOM

8 marzo e Covid, tra diritti e prevenzione: Tavola rotonda in rosa per le donne di Uici e Iom

Tutela dei diritti, difesa delle pari opportunità, superamento degli impedimenti culturali, ma anche prevenzione. Tanta prevenzione. “Perché proprio dalla prevenzione, grande assente in questo anno di pandemia, parte la prima azione con cui ci prendiamo cura di noi stesse”.

Lo ribadisce con forza Gigliola Chiappini, presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) di Ascoli Piceno e Fermo, che in occasione dell’8 marzo, Giornata della Donna, ha promosso una tavola rotonda in rosa in collaborazione con le altre Uici delle Marche, con la radiologa Michela Grazioli, del team della Breast Unit dell’Area Vasta 5, e con lo Iom Ascoli Piceno OdV,  associazione di volontariato che da 25 anni si occupa di assistenza domiciliare gratuita ai malati oncologici e sostegno alle famiglie con un‘attenzione particolare alla prevenzione e informazione del carcinoma mammario. 

L’incontro online, dal titolo “La donna caleidoscopica”, è previsto per le 17.00 di lunedì 8 marzo, su Zoom, e chiama a raccolta anche la rappresentante dell’Uici nazionale, Alina Pulcini, la responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Uici Marche, Stefania Terrè, gli assessori alle Pari Opportunità dei comuni di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, Maria Luisa Volponi e Antonella Baiocchi, la rappresentante della Consulta Pari Opportunità della Regione Marche, Marzia Brandi, la responsabile della commissione Pari Opportunità dell’Uici territoriale, Maruska Andrelli e la poetessa non vedente, Augusta Tomassini.

“Le donne non vedenti o ipovedenti devono avere tanto coraggio e tanta forza in più rispetto alle altre: per studiare, per lavorare o anche ‘solo’ per gestire una famiglia – spiega Stefania Terrè -. La pandemia, con tutte le limitazioni che ha causato, ne è la dimostrazione. Rispettare tutti gli impegni quotidiani, in queste condizioni, per la maggior parte di noi è stata un’impresa e all’inizio sembrava impossibile. Quando mi dicono: Stefania, tu sei una donna speciale perché riesci a fare tante cose, io rispondo: non voglio essere una donna speciale, voglio essere semplicemente una donna”.

L’evento è promosso nell’ambito del progetto ‘Occhio alla rete’. Questo il link per partecipare: https://zoom.us/j/93865492624?pwd=Mjl6T2pnVEhQKzZqOGpHK2FVQ1lIdz09

Sempre alle donne è dedicato il nuovo appuntamento del ciclo di incontri “Non è mai troppo tardi” organizzato su Zoom dall’Uici di Ascoli Piceno e Fermo con la professoressa Maria Elma Grelli che tratterà il tema: “Le donne ascolane nella storia”.

Evento in programma per venerdì 12 marzo dalle 17.00.

Siena – I venerdì dell’Unione: “Donna, diritti e pari opportunità”

Venerdì 12 marzo ore 21:00

Interverranno:
Linda Legname vice presidente nazionale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti;
Luisa Bartolucci direttrice di Slash Radio Web;
Erica Monteneri presidente del circolo culturale Paolo Bentivoglio e autrice del libro
“Cammei”;
Paola Lambardi socia onoraria della sezione territoriale di Siena dell’U.I.C.I. ;
Lucia Secchi Tarugi consigliera parità provinciale;
Tiziana Bruttini archivio U.D.I. ;
Un’esponente del centro antiviolenza “Donna chiama donna”;
Coordinerà e concluderà i lavori Massimo Vita, presidente della sezione territoriale di
Siena dell’U.I.C.I.

Per seguire l’evento visitare il sito www.gazzettadisiena.it