L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e la Costituzione della Repubblica Italiana, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Quando siamo stati ricevuti in udienza al Quirinale dal Presidente Mattarella il 3 dicembre del 2015, gli abbiamo portato in dono un semplice, modestissimo volume in Braille: la Costituzione della Repubblica Italiana.
Modesto nella forma, quel volume riveste una importanza enorme nella vita quotidiana di tutti noi. Per quella Costituzione in migliaia hanno perduto la vita; molti hanno sofferto e lottato, tantissimi hanno sperato in un presente migliore e in un futuro più sereno.
Il 1° gennaio del 1948, esattamente settant’anni or sono, la nostra Costituzione repubblicana entrava in vigore dopo essere stata elaborata per oltre un anno, grazie alla buona volontà delle principali forze che maggiormente si erano distinte durante la Resistenza e le prime fasi della ricostruzione post bellica: Cattolici, Comunisti, Socialisti.
Quella Costituzione, proprio all’articolo 1, proclama che “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.
Le persone con disabilità, in tante, in troppe, pur in condizioni fisiche e personali atte a poter lavorare con dignità e senza rubare nulla a nessuno, quel lavoro non ce l’hanno, non lo trovano.
Un Diritto negato, dunque! Affermato nella Costituzione e confermato da numerose leggi, rimane, purtroppo, ancora dopo settant’anni, in larga parte non fruito.
E che dire degli articoli immediatamente successivi che proclamano l’uguaglianza tra tutti i cittadini indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche, sociali, economiche, religiose, ecc…?
Le persone con disabilità, in misura sempre crescente, in modo indipendente dalle aree geografiche del nostro Paese, vengono troppo spesso discriminate, per non dire maltrattate, vituperate e perfino vilipese.
Pochi giorni fa, mi è stato riferito con molti particolari raccapriccianti l’ennesimo caso di discriminazione verso una persona non vedente con il proprio cane guida tenuta ai margini di una processione religiosa in un paesino nei pressi di Cagliari; esclusa dal coro dove cantava e suonava perché il cane sporca, fa pelo e provoca allergia.
E quanti bambini e ragazzi con disabilità, nella scuola vengono isolati nella classe o addirittura accompagnati nel cosiddetto “stanzone” dove sono costretti a passare le giornate tra loro, in spregio al loro sacrosanto diritto allo studio, all’inclusione, o almeno a un briciolo di socializzazione.
E quanti sul lavoro, se e quando ci arrivano, finiscono in sgabuzzini soffocanti dove vengono installati spesso gli apparati di centralino, per non dire di quelli che vengono lasciati a far nulla solo per via di qualche riorganizzazione delle mansioni, ma soprattutto dell’insensibilità ottusa e idiota di qualche capo del personale.
E le persone in sedie a ruote, spesso impedite a viaggiare, recarsi in un luogo qualsiasi, impossibilitate a muoversi per via di barriere che la Costituzione e le Leggi ci obbligano a rimuovere, ma nessuno rimuove mai o quasi.
Tanti sarebbero gli esempi, i casi, gli episodi, di discriminazione in ogni campo della vita sociale quotidiana, i travagli di milioni di persone che si vedono conculcato tutti i giorni il proprio diritto a vivere ed essere rispettati, solo e semplicemente in quanto cittadini tra i cittadini.
Quando smetteremo di mostrarci cinicamente indifferenti e rassegnati o addirittura magari di sorridere nell’affermare, a volte mi pare perfino con una punta di orgoglio masochistico, che in Italia le leggi ci sono ma non vengono applicate?
In un Paese civile, chi non applica la Legge, subisce una sanzione o addirittura una condanna con conseguenze personali a volte anche gravi. Chi non applica la Legge va denunciato e perseguito. Punto e basta. A condizione che si abbia una magistratura in grado di perseguirlo in tempi brevi, processarlo e punirlo a dovere se colpevole.
Si chiede troppo all’Italia e agli italiani, se si domanda di vivere in un Paese civile, nel quale gli obblighi siano obblighi, le leggi siano leggi e le trasgressioni vengano sanzionate con adeguata efficacia e puntualità? Sì, ahimè, si chiede troppo… Perché questo non accade mai. O quasi mai.
La via della giustizia è pressoché impraticabile, dati i tempi di attesa praticamente infiniti. E allora, questa nostra Costituzione, come ci protegge? Come si costituisce, appunto, quale baluardo a tutela soprattutto dei più deboli, ma principalmente a garanzia di tutti? Occorre applicarla, questa nostra Costituzione! Altro che cambiarla… Con rigore, con fermezza, con saggezza e soprattutto sempre.
Al lavoro che non c’è e non si trova, quest’anno come Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti dedicheremo le risorse acquisite tramite la lotteria nazionale Louis Braille del 2017. Daremo forza ad alcuni progetti innovativi di lavoro nei quali i ciechi siano coinvolti e protagonisti in sommo grado, per dimostrare, se ancora ve ne sia necessità, che le condizioni per svolgere dignitosamente una mansione, perfino di elevata responsabilità, con profitto ed efficienza, anche per un cieco, ci sono tutte.
Faremo del 2018 l’anno del Lavoro per le persone con disabilità e chiederemo a tutta la società civile di impegnarsi nei fatti e non a chiacchiere e promesse perché il lavoro divenga davvero una realtà possibile, secondo le capacità di ognuno, ma nel rispetto delle leggi e della Costituzione.
Chiederemo ai politici e ai partiti, i quali si accingono a fronteggiarsi in una campagna elettorale, precise garanzie circa il loro impegno a voler mutare questa situazione, semplicemente impegnandosi a che le leggi e la Costituzione vengano rispettate, osservate.
Chiederemo attenzione per i temi della disabilità, mediante l’assunzione da parte dei leader politici di un ben preciso impegno a impiantare nel cuore stesso del Governo, Palazzo Chigi, un ufficio direttamente dipendente dal Presidente del Consiglio, dedicato alle tematiche delle persone con disabilità.
A partire da questo numero, il nostro “Il Corriere dei Ciechi” dedicherà alcune delle sue pagine alla Costituzione Italiana in ogni sua edizione per tutto il 2018, per portarne significato e contenuti nelle case e nei cuori di ognuno, ma in particolare per ricordare a noi stessi e agli altri che alla Costituzione ci teniamo, ci crediamo, ci aggrappiamo con la certezza che essa ancora possa e debba rappresentare l’argine al di qua del quale vi è una Repubblica democratica civile e ordinata, al di là del quale, vi sono la barbarie e il diritto del più forte.
Presidente Mattarella, Lei che è il garante supremo della Costituzione, voglia farla applicare sempre, per intero, qui e ora, in ogni suo articolo e in ogni suo principio, dando così soddisfazione alla nostra legittima aspirazione ad avere il diritto di vivere finalmente in un Paese normale e rispettoso.

 

BOX

“Tra poco inizierà il 2018. Settant’anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti.
“Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica”. Queste sono le parole pronunciate in apertura del suo discorso di fine anno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ricordare l’entrata in vigore, il 1 gennaio 1948, della Costituzione della Repubblica Italiana.
Questo fu un passaggio cruciale nella vita dell’Italia e degli italiani, il momento in cui, citando le parole di Aldo Moro – il padre costituente a cui fa riferimento Mattarella nel suo discorso – fu costruita la “casa comune” nella quale abitare insieme, dove l’uomo, il cittadino, possa essere libero dai bisogni, dall’emarginazione e dalle insicurezze.
In questa “casa comune” abitano, insieme e al pari di tutti gli altri, anche i ciechi e gli ipovedenti che, come ha ricordato in molte occasioni il nostro Presidente Nazionale Mario Barbuto, sono innanzitutto “cittadini tra i cittadini” e questo status fa sì che i valori, i principi e le regole contenuti nella Costituzione riguardino direttamente anche loro.
È perché crediamo fortemente in questo che abbiamo deciso di dedicare alla Costituzione, non solo questo primo numero del 2018, ma una sezione dedicata in ciascuna uscita di quest’anno.
Un viaggio che ci consentirà di fare nostra la Carta Costituzionale, approfondendo la conoscenza, non solo degli articoli a cui si fa spesso riferimento per dare maggiore forza alle lotte perché siano accolte le istanze delle persone con disabilità (articoli 3, 33 e 38), ma anche di tutti quelli che sanciscono i diritti dei cittadini italiani e che quindi, pur non riferendosi esplicitamente alle fasce più vulnerabili della popolazione (tra le quali le persone con disabilità), hanno un impatto significativo anche su di esse. Approfondiremo il tema del lavoro, che a partire dall’articolo 1, viene più volte richiamato lungo tutto il documento, ma parleremo anche di pari opportunità di genere, di diritto di accesso alla cultura, di diritto ad essere informati e ad informarsi, di diritto di salvaguardia della propria identità e così via.
Ritornando al discorso di fine anno del Presidente Mattarella, egli ha definito la Costituzione come una “cassetta degli attrezzi”, il nostro obiettivo è quello di conoscere quali sono gli attrezzi a nostra disposizione per difendere i diritti acquisiti in passato e per rendere più efficace la lotta per conquistare tutti quelli – sempre troppo numerosi – che a tutt’oggi sono garantiti solo sulla Carta!

L’albero di Natale dell’UICI, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Ricordando i racconti di Natale, mi sovviene in maniera nitida il valore delle luci e la loro intermittenza. A tanti di noi capita, alla fine dell’allestimento dell’albero di Natale, di chiedere un conforto per capire se vi sono zone al buio che meritano un’attenzione particolare. Ho provato a pensare all’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti per cercare di comprendere quali rami debbano essere maggiormente illuminati per creare condizioni sempre più inclusive per la nostra categoria nel 2018. Partendo dalla prevenzione e profilassi della vista, debbo constatare come il nostro paese sia rimasto al palo per le iniziative di sostegno a campagne più massive nelle scuole e nelle zone socialmente più depresse. La crisi economica ha portato tante famiglie ad evitare di curarsi, figuriamoci se si possa pensare di prevenire patologie che, se prese in tempo, potrebbero risolversi e alla lunga si trasformano in costi sociali. Le scuole dovrebbero essere il primo luogo in cui intervenire anche per creare una nuova cultura sul benessere della vista. Girando in quelle aule, mi pare di non trovare troppa luce dove siedono i nostri ragazzi, visto che continuano ad accumularsi ritardi e disattenzione sui processi formativi e di sostegno per gli alunni minorati della vista. Il percorso si complica ulteriormente quando le minorazioni sono plurime perché il rischio di esclusione ed isolamento diventa quasi scontato.
Infatti queste persone, secondo il pensare di troppi, non possono diventare una risorsa. Questa è anche la considerazione che spinge tanti datori di lavoro ad eludere le leggi dello Stato che, faticosamente, in 98 anni di vita il nostro sodalizio ha conquistato. Tali leggi assegnano dei percorsi particolari per l’avviamento nel mondo del lavoro per ciechi e ipovedenti. In questi anni il nostro sodalizio sta tentando anche strade alternative pur di recuperare spazi e prospettive di futuro. Crediamo, infatti, che il diritto di cittadinanza passa anche dalla possibilità di poter offrire il nostro contributo allo sviluppo del paese anche perché, con questo percorso, si costruisce autostima, autonomia e libertà. Una libertà che nella terza età diventa desiderio ancora più forte, visto che senza avere una mano tesa che ti accoglie, non si ha neanche la possibilità di ascoltare il canto degli uccelli, farsi coccolare dalla carezza del sole o farsi avvolgere dalla brezza marina che ci fa ascoltare la carezza delle onde ed il profumo della natura che la circonda. Pensando alle luci, mi piace partire da quelle più piccole che, con i loro primi vagiti o le prime poesie recitate in maniera intermittente, richiamano l’attenzione di tutti sulla loro esistenza. Immaginando che per aumentare la forza della luce si possa provare ad aumentare la dimensione e l’intermittenza delle lampadine, mi sembra di percepire un’energia straripante che freme per essere liberata e andare alla scoperta del mondo e della vita. Questi sono i nostri giovani, sposati o single, uniti nel ricercare questa meta. Questi fili intrecciati fra loro si uniscono alla parte di luci fisse che immagino come la grande casa della nostra Unione e, dentro, amiche ed amici affaccendati ad evitare che la casa deperisca e resti sempre aperta ed accogliente per quelli che dovranno fare, purtroppo, il viaggio della vita con il buio. Ora pensando ai doni che mi piacerebbe trovare sotto l’albero dell’Unione, immagino una sacca piena di proposte concrete per poter trasformare il 2018 in un anno di svolta per tutti i nostri ciechi e ipovedenti. In particolar modo sarebbe bello che nelle nostre comunità aumentasse lo spirito di solidarietà e tolleranza verso la disabilità perché essa non è una scelta ma una condizione con cui vivere. A volte un sorriso, una mano tesa, una parola di conforto, una visita in più a chi è da solo, vale più di qualunque altra cosa. Questo sarebbe un bel dono da fare e da ricevere per i prossimi 365 giorni. Un dono che mi piacerebbe trovare sotto l’albero, la sorpresa di ritrovarmi in un paese con meno burocrazia e più concretezza nella concessione ed erogazione dei servizi ai minorati della vista. Un maggiore rispetto per le leggi speciali per la nostra categoria, evitando bracci di ferro o pastoie burocratiche che offendono lo Stato di diritto. Azioni concrete dunque, che servano per arrivare ad una vera inclusione scolastica che possa far parte di un percorso formativo e che accompagni i non vedenti nel mondo del lavoro e della società garantendo a tutti la possibilità di una vita decorosa e dignitosa. L’albero della nostra Unione è solido e forte ed in 98 anni, anche se abbiamo dovuto sostituire delle luci che con il tempo e le difficoltà si sono spente, non si è mai spezzato e né piegato perché le radici salde hanno consentito un rigenerarsi continuo e vigoroso. Ecco perché i ciechi non hanno mai perso la speranza e la voglia di continuare a lottare per la vita che è e rimane il dono più prezioso da difendere, anche quando sei costretto a viverlo al buio. Questo è il momento di reagire e riaccendere la memoria perché non possiamo più tollerare gli orrori e gli egoismi che continuano a pervadere la nostra società. Il nostro albero è splendido perché, con le sue migliaia di luci, irradia pace, fratellanza, solidarietà e la stella che lo illumina è la speranza che da 98 anni, accompagna il sogno dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di poter avere un mondo per tutti e di tutti.
Buon Natale!

 

Legge di Bilancio – strategie, timori, aspettative, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

La Legge di Bilancio giunge ogni anno, di questi tempi, per dare al Paese l’assetto finanziario dell’anno successivo, cioè gli strumenti per amministrare le risorse pubbliche secondo le attese dei cittadini.

Per noi dell’Unione rappresenta sempre un momento di particolare trepidazione e di nascosta speranza nel quale si sovrappongono le legittime aspettative di una categoria come la nostra, sempre costretta a inseguire e tentare di colmare il fossato della disuguaglianza e della disparità e i timori, legati alla imprevedibilità della Politica e al pericolo che corrono in permanenza gli stanziamenti destinati alle attività in favore della nostra categoria.

Quest’anno, finalmente, forse per la prima volta, siamo in grado di mostrare e offrire alla Politica un profilo unitario, collaborativo, responsabile. Teso a evitare ogni contrasto tra le nostre istituzioni e associazioni, volto in positivo, a ottenere garanzie e forme di tutela per tutti, piuttosto che ostacolare i progressi di ciascuno.

Abbiamo chiesto al Governo la riconferma delle risorse già stanziate l’anno scorso, con senso di responsabilità verso le esigenze generali del Paese, ma anche con la fermezza di chi vuole quanto meno conservare i livelli di servizio già consolidati e oggi operanti.

Abbiamo dunque invocato garanzie e conferma delle risorse per la nostra Unione, per la Biblioteca di Monza, per la Federazione Nazionale, per la IAPB, per il Museo Omero di Ancona, per la Fondazione LIA; convinti che un’azione unitaria e ad ampio raggio, guidata proprio dall’Unione sia il miglior esempio di concordia, di condivisione degli obiettivi, di azione comune.

Abbiamo chiesto al Governo, inoltre, con la voce unitaria di tutti, due milioni di euro in più sulla Legge di finanziamento delle attività di formazione, considerato che la posta attuale è bloccata da oltre dieci anni e che le organizzazioni chiamate a beneficiarne, dal 2016 risultano raddoppiate, poiché a Irifor e Ierfop, si sono aggiunte, sia pure con quote minori, ANPVI e Stamperia Braille di Catania.

Abbiamo chiesto inoltre un finanziamento significativo di almeno cinque milioni di euro in favore dei Centri di riabilitazione visiva sostenuti dal sistema sanitario delle Regioni, considerato che le somme attualmente previste appunto dalla legge 284/97 risultano tanto modeste da divenire e apparire non solo insufficienti, ma addirittura del tutto insignificanti.

Analogamente abbiamo chiesto che sia portata a mille euro la detrazione destinata a supportare il mantenimento del Cane Guida, rispetto ai 516 euro attuali, fissati ancora nel millennio precedente, prima ancora che divenisse circolante la moneta unica europea.

Abbiamo insistito, infine, perché sia corrisposta alla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi la terza rata del contributo straordinario concesso con la legge 278/2004, purtroppo mai materialmente erogata.

La mancata erogazione di quella terza rata, infatti, rischia di costituire un ostacolo altissimo per la realizzazione del nostro Centro Nazionale di Alta Specializzazione dedicato alla pluridisabilità.

Strategia, dunque, unitaria, condivisa, collaborativa, con l’Unione chiamata a svolgere il ruolo di rappresentanza e di tutela per tutti, ma con il consenso convinto di tutti.

Aspettative realistiche, commisurate certo alle condizioni della finanza pubblica nazionale, ma volte a garantire le risorse esistenti e a colmare, almeno in parte, quel deficit di supporto che si è determinato negli anni.

Timori, quelli di sempre! Dovuti all’altissima responsabilità di dovere e sapere rappresentare unitariamente le esigenze di tutti, nella consapevolezza dei pericoli immensi insiti nel percorso di una Legge di Bilancio, tanto più in questa occasione praticamente elettorale nella quale ogni gruppo politico mira a conseguire il massimo di visibilità e pubblicità, mentre i portatori di interessi, vecchi e nuovi, si accalcano al “banco delle pretese” con assillante insistenza.

Con la perseveranza dei nostri dirigenti nazionali e territoriali, con il sostegno affettuoso dei nostri Soci, con l’apporto dei tanti amici dei ciechi e dell’Unione, con l’aiuto della Provvidenza, cercheremo di condurre in porto la nostra fragile nave anche quest’anno.

Parliamone… di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Parlare di se stessi e di quello che si fa quotidianamente, per tutti i ciechi e gli ipovedenti, è sempre complicato e qualche volta si corre il rischio di essere autocelebrativi ed allora si sceglie la strada del silenzio per continuare a lottare. In questo momento, però, in cui spira una brezza di leggera follia e di imbarbarimento del vivere nella collettività non possiamo far silenziare il tema della disabilità visiva e la fatica che deve fare un cieco o ipovedente nel tentare di includersi in questa società ammalata di globalismo, spesso ingurgitata dalla forza della politica, dal suo cinismo, dal frequente autoritarismo e, in molti casi, dal disprezzo della vita stessa. Noi non lo accettiamo, ed è per questo che rilanciamo a voce alta, facendo leva su un grande dono consegnatoci da un uomo indimenticabile, Louis Braille, attraverso la combinazione straordinaria di sei magici punti, il concetto che il vivere appartiene anche a chi si arma di punteruolo e non di penna, a chi legge con le mani senza poter usare gli occhi, a chi si fa aiutare da una voce metallica per scrivere o poter leggere con un ausilio tecnologico (Pc, smartphone ecc.). L’affermazione e la consapevolezza della diversità, dunque, diventi esercizio quotidiano di consapevolezza come esortazione alla costruzione di una società globale che sappia far entrare in osmosi la disabilità visiva con la così detta “normalità”. Pur vantandoci di essere super evoluti, abbiamo voluto mettere frettolosamente in soffitta le brutalità e le nefandezze del secolo scorso, propugnando a tutti i costi il credo dell’apparire e della ricchezza quale unico primato della vita, facendo diventare i valori della solidarietà e della tolleranza quasi un “esercizio” di magnificazione, quando non di esaltazione del proprio ego. Queste piccole nicchie di condotta egocentrica, per fortuna, sono minoranza .Tuttavia devono costituire un segnale d’allerta perché è ora per tutti di svegliarsi dall’assopimento. Eppure la storia ci ha insegnato che quando l’uomo riesce a dare il meglio di sé, nascono grandi invenzioni, correnti di pensiero o semplici iniziative che aiutano l’intera umanità a vivere meglio e a condividere la grande magia della vita, riuscendo a raccontare al proprio vicino la bellezza del sole, il colore del mare, il colore di un albero su cui cinguetta felice un uccello, ritrovando così la gioia di vivere e la voglia di condividere. A tale scopo abbiamo deciso di raccontarvi alcuni stralci della nostra vita quotidiana, alternandola con le iniziative che promuoviamo come Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, rinnovando l’appuntamento il 20 settembre con il Premio Braille. Vi invitiamo ad entrare nella nostra casa per trascorrere qualche ora insieme incontrando la nostra gente e persone speciali, che hanno prestato con le loro azioni o attività quotidiana, una particolare attenzione e sensibilità ai ciechi e agli ipovedenti italiani.

L’Unione si occupa di omodisabilità, di Mario Barbuto e Katia Caravello

Autore: Mario Barbuto e Katia Caravello

“Cittadini innanzitutto! – la parola ai diritti. Dall’Assistenza alla Cittadinanza consapevole.” È il titolo dell’ultimo Congresso Nazionale della nostra Unione ed uno dei diritti inviolabili a cui si deve dare la parola è il diritto a manifestare la propria identità senza il timore di essere emarginati, dileggiati e discriminati.
Essere se stessi vuole dire anche essere liberi di vivere senza nascondere il proprio orientamento sessuale, farlo significa infatti celare e ridurre al silenzio una parte della propria personalità… e ciò è inaccettabile!
Benché, bisogna ammetterlo, lo scenario stia lentamente cambiando e il tema dell’affettività e sessualità delle persone con disabilità venga affrontato sempre di più, ancora troppo spesso si tende a relegare in secondo piano questa sfera della vita di coloro che hanno un deficit fisico, cognitivo o sensoriale, come se esso inibisse automaticamente qualsiasi desiderio di contatto fisico, come se annullasse il bisogno di avere una relazione intima con un’altra persona… figuriamoci se si è pronti a contemplare la possibilità che una donna o un uomo con disabilità provi attrazione per una persona del suo stesso sesso… inconcepibile!
Ma inconcepibile non è… e non deve esserlo!
Dal momento in cui si afferma – e noi lo affermiamo con forza – che una persona con disabilità è innanzitutto una persona e che il suo deficit non è altro che una parte e non il suo intero essere, allora non ci si deve scandalizzare se ha un orientamento sessuale diverso da quello della maggioranza della popolazione.
Purtroppo, però, siamo nel campo dell’ideale, nel mondo reale le cose vanno diversamente: ancor oggi, i soggetti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) con una disabilità rischiano fortemente di essere discriminati due volte ed il risultato è che, non potendo nascondere la disabilità, celano il proprio orientamento sessuale, conducendo una vita che non è quella che la natura li porterebbe a vivere.
I ciechi e gli ipovedenti omosessuali non sono certo soci o tutelati di serie B, è quindi dovere dell’Unione iniziare ad occuparsi di omodisabilità.
Abbiamo quindi deciso, su sollecitazione dei diretti interessati, di attivare un progetto finalizzato sia a fare cultura sul tema, per il superamento di volgari stereotipi e gretti pregiudizi, sia per offrire una occasione di incontro e di reciproco supporto alle persone omosessuali cieche e ipovedenti. Questo importante e delicato progetto si svilupperà nel tempo attraverso diverse iniziative, la prima delle quali è l’apertura della sala virtuale Arcobaleno. La sala, che è aperta a partire dal mese di luglio tutti i mercoledì dalle 21:00 alle 23:00, è un luogo nel quale tutte le persone interessate possono incontrarsi per condividere le proprie esperienze di vita, confrontarsi e aiutarsi vicendevolmente, il tutto in piena riservatezza, senza avere il timore di essere giudicate, derise o discriminate.
Per quanto sia una strada lunga e, è inutile nasconderselo, in salita, siamo fiduciosi che , impegnandosi con costanza, facendo un passo dopo l’altro, stando gli uni a fianco agli altri, riusciremo ad abbattere le barriere del pregiudizio.
Il nostro obiettivo è quello di creare le condizioni perché una persona cieca o ipovedente non si senta più costretta a rimanere nell’anonimato per il timore di essere discriminata … specie se si sta rivolgendo all’associazione che la tutela e la rappresenta!

Primo Maggio Portella delle Ginestre. Lavoro – Diritti – Dignità, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Intervento del Presidente Mario Barbuto alla manifestazione nazionale delle confederazioni sindacali CGIL-CISL-UIL
L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti ha l’onore, la gioia e l’orgoglio di portare nel cuore delle celebrazioni nazionali del Primo Maggio le speranze, le aspettative e la voce dell’intero mondo delle persone con disabilità, in un anno nel quale si commemora anche il 70° anniversario dell’orrenda strage consumata dalla mafia e dagli agrari su questa terra e tra queste pietre.
Una voce, quella delle persone con disabilità, la quale chiede Lavoro, Diritti, dignità.
Quel Lavoro che dovrebbe rappresentare una grande occasione di riscatto personale da offrire in modo particolare proprio a quei milioni di persone che partono da posizioni svantaggiate a causa della condizione di disabilità, la quale tuttavia quasi mai costituisce un vero ostacolo allo svolgimento di una mansione professionale adeguata.
Quei Diritti troppo spesso negati e inascoltati, nonostante le leggi e a dispetto delle leggi, a conferma della riprovevole abitudine tutta italiana di lasciare spesso inattuato nella pratica quanto sancito in teoria dalle norme.
Quella dignità che è alla base di qualsiasi vivere civile e che dovrebbe dare a tutti l’opportunità di sentirsi uguali tra gli uguali e di vivere cittadini tra i cittadini, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche, sociali e personali.

E’ tempo di comprendere, finalmente, che le condizioni di disabilità, il più delle volte, rappresentano una Risorsa, non un handicap; purché vengano offerte quelle reti di protezione e di supporto che fanno del nostro contesto sociale un luogo degno di essere vissuto .
E’ tempo di agire a fondo a livello delle autorità di Governo, del Parlamento e delle istituzioni tutte, per restituire Diritti, Lavoro e Dignità alle persone con disabilità, così come previsto dalla Costituzione Italiana in materia di uguaglianza e di pari opportunità.
E’ ormai tempo che le grandi organizzazioni del mondo del lavoro e le federazioni rappresentative della disabilità diano finalmente corso alla costruzione di quel vasto fronte unitario della solidarietà sociale, per offrire a tutti una opportunità vera, per promuovere nuovi e più avanzati traguardi di civiltà e di benessere.

L’Europa e le persone con disabilità, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Il 25 marzo scorso è stata celebrata a Roma la ricorrenza dei sessant’anni dalla sottoscrizione dei primi accordi che hanno dato vita nel tempo all’Unione Europea così come oggi la conosciamo.
Con la costituzione del Parlamento Europeo quale organismo elettivo libero direttamente rappresentativo della volontà popolare dei cittadini d’Europa, si sono accresciute le opportunità di ottenere Diritti per le persone con disabilità, sanciti e tutelati da leggi e direttive specifiche, capaci di proiettare effetti sull’intera popolazione più svantaggiata dell’Unione e del continente tutto.
Il contrassegno di libera circolazione stradale, la riconoscibilità delle monete e delle banconote Euro, il servizio di assistenza per la mobilità autonoma nei trasporti aerei, ferroviari e urbani, sono soltanto i più facili degli esempi che ricordano e sottolineano l’importanza di norme comuni, valide su tutto il territorio d’Europa e applicate con modalità pressoché analoghe a milioni di cittadini a tutte le latitudini del continente.
Le persone con disabilità e le loro associazioni di rappresentanza, pertanto, da una Europa sempre più unita e condivisa, possono soltanto ricavare vantaggio e beneficio, rendendo meno incerte le condizioni di tutela e migliorando i contesti di applicazione di disposizioni e pratiche comuni all’insieme dei Paesi dell’Unione, con il superamento delle frammentazioni nazionali, delle norme distinte e spesso contrastanti, dei trattamenti diseguali dinanzi a problemi uguali e a cittadini aventi uguali diritti.
Negli ultimi mesi, presso le commissioni preposte del Parlamento Europeo sono state e sono all’esame varie direttive che influenzano in modo significativo la vita quotidiana delle persone con disabilità quali l’accessibilità ai servizi e ai prodotti informatici, sia privati, sia soprattutto della pubblica amministrazione; il Diritto di accesso indipendente ai prodotti librari e audiovisivi; la libera distribuzione di materiali librari in formati alternativi quando il formato ufficiale di pubblicazione non sia rispettoso della fruibilità della lettura per tutti; l’usabilità autonoma di ascensori ed elevatori regolati da dispositivi a touchscreen; l’installazione obbligatoria di segnalatori di allerta sulle automobili a trazione elettrica, cosiddette “silenziose” e poi tante altre disposizioni normative e regolamentari capaci di rendere meno disagevole e meno faticosa l’esistenza quotidiana di milioni di persone in condizioni di difficoltà.
Nel nostro settore specifico della disabilità visiva, in questi anni, abbiamo promosso iniziative efficaci e ottenuto risultati preziosi e consistenti a partire dall’opera svolta dalla nostra Unione e da molte altre associazioni nazionali di categoria, secondo gli obiettivi definiti nell’ambito dei programmi d’azione dell’EBU (Unione Europea dei ciechi) che si assume l’onere di rappresentare in sede UE le istanze e le aspettative dei milioni di ciechi e di ipovedenti europei.
L’EBU infatti, svolge un’azione metodica e mirata di sensibilizzazione, di pressione e, quando necessario, anche di lotta e di protesta, presso le autorità della Commissione e del Parlamento Europeo, tramite i propri canali di informazione e di comunicazione, i propri gruppi di lavoro, il proprio Direttivo al quale, chi scrive, si onora di appartenere.
L’azione promozionale e propositiva dell’EBU si intreccia spesso anche con quella altrettanto efficace e consistente svolta dall’EDF (Forum Europeo della Disabilità) con il quale sono state condotte e coordinate iniziative di elevato impatto sociale sui cittadini europei con disabilità come la richiesta di approvazione del trattato di Marrakech sul libero scambio non commerciale delle opere librarie.
I processi di integrazione e di globalizzazione delle economie e delle società, sempre più vorticosi nonostante qualche patetica intenzione di negazione o di contrasto che di volta in volta si assumono politici variamente assortiti di questo o quel Paese dell’Unione o del Mondo, richiedono anche alle Associazioni e alle Federazioni di rappresentanza delle persone con disabilità una capacità nuova e moderna di organizzazione e di azione, sostanzialmente basata sulla messa in pratica di uno slogan semplice nell’enunciazione, ma molto, molto complicato nell’attuazione:
“pensare globalmente, agire localmente”.
Grazie a questa modalità nuova si è pervenuti alla definizione, approvazione e sottoscrizione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che ora, tuttavia, dovrà trovare sempre di più il proprio terreno di attuazione nell’ambito dei territori nazionali tramite il confronto con i Governi e le autorità politiche e amministrative nazionali che dovranno saperne articolare e applicare le linee direttive, colmando il ritardo intollerabile già registrato, purtroppo, di recente anche nel nostro Paese, condannato a una pessima figura di inefficienza e di inadempienza dinanzi agli ispettori ONU in fase di verifica dopo il primo quinquennio di entrata in vigore.
Grazie a questa modalità nuova si sono conquistati Diritti primari di altissimo valore morale e pratico sul territorio dell’Unione Europea, sebbene ancora tanto rimanga da fare in questo lungo cammino di uguaglianza e di vera cittadinanza compiuto dalle persone con disabilità nell’ambito dei risvolti più comuni e semplici della vita quotidiana di ciascuno di noi.
Lo strumento di rappresentanza e di azione interassociativa verso l’Europa oggi è il FID (Forum Italiano della Disabilità) che raggruppa tutte le principali associazioni e federazioni italiane di rappresentanza e che noi dell’Unione ci onoriamo di aver animato e sostenuto fin dall’inizio, offrendo ancora oggi il prezioso supporto tecnico e sostegno politico che ne garantisce funzionalità ed efficienza operativa.
In Italia il FID è una grande occasione di rappresentanza e di proposta rivolta proprio alle federazioni nazionali della disabilità quali FAND e FISh che proprio in quella sede potranno sviluppare iniziative unitarie e sperimentare modalità operative comuni al di là di distinzioni e separazioni che ci permettiamo, con tutto il rispetto per la Storia e per chi l’ha scritta in passato, di considerare oggi non solo superate, ma addirittura anacronistiche.
Quando saremo davvero in grado di trarre ragioni di concordia e di azione dalle necessità di risolvere le problematiche contingenti che affliggono le persone con disabilità e riusciremo ad ammainare le bandiere delle singole associazioni e federazioni per marciare tutti insieme sotto il solo vessillo dell’Unità nel nome degli interessi materiali e morali delle persone con disabilità e delle loro famiglie, allora sarà inaugurata un’epoca nuova nella quale la voce e la forza dei più deboli acquisteranno finalmente quel peso politico e negoziale indispensabile a influenzare positivamente le scelte parlamentari, governative e amministrative del nostro Paese così da garantire più tutela, più rispetto, più dignità.
Al FID l’onore e l’onere di interpretare queste indicazioni e renderle davvero efficaci nella pratica di tutti i giorni.
Mario Barbuto – Presidente Nazionale

Facciamoci vedere!, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Un grande appuntamento di informazione, comunicazione, dialogo

Il nostro congresso nazionale del 2015 ha ospitato una manifestazione collaterale che ha offerto alle nostre strutture territoriali e regionali l’occasione per presentare le proprie esperienze e le proprie eccellenze, in un contesto di comune dialogo e di reciproco scambio.
Abbiamo voluto intitolare allora la manifestazione “Facciamoci vedere” e abbiamo registrato un largo interesse sia interno sia esterno, nonostante le difficoltà logistiche e il concomitante svolgimento dell’assise congressuale.
Quest’anno la manifestazione verrà rilanciata in grande stile attraverso tre giornate espositive che avranno luogo a Milano dal 13 al 15 Dicembre prossimo e che saranno arricchite dallo svolgimento di tre conferenze sui temi della salute, della scuola e della tecnologia.
Le grandi istituzioni nazionali che operano nel mondo della cecità e dell’ipovisione, le nostre strutture sezionali e regionali, avranno a disposizione un suggestivo spazio di esposizione all’interno dell’istituto dei ciechi di Milano, grazie anche alla preziosa collaborazione ospitale della nostra sezione territoriale milanese e del nostro consiglio regionale della Lombardia.
Gli ospiti e i visitatori potranno compiere un percorso quanto mai significativo tra passato, presente e futuro, contrassegnato dai risultati raggiunti, dalle presenti aspettative, dalle attese per i prossimi anni.
Le nostre istituzioni, grandi e piccole, nazionali e territoriali, potranno raccontarsi e confrontarsi nel contesto di un cammino comune che sta diventando sempre più prioritario, sempre più prevalente, grazie all’opera di unificazione dell’Unione e al positivo riscontro dei dirigenti e degli amministratori delle altre parti quali la Federazione pro ciechi, la Biblioteca di Monza, l’Irifor e perfino la IAPB.
Nel contempo le nostre realtà associative territoriali e regionali avranno modo di riprendere il filo di quel dialogo di informazione e di conoscenza avviato a Chianciano e che oggi potrà svolgersi in un clima di maggiore equilibrio e di più solide prospettive anche grazie alle innovazioni statutarie che stanno per mettere in moto un vasto processo di rinnovamento organizzativo e strutturale rivolto prevalentemente alle istanze di base.
Nel giorno significativo di Santa Lucia, l’evento avrà inizio al mattino, nell’istituto dei ciechi di Milano con una cerimonia di inaugurazione che presenterà la mostra e gli obiettivi dell’intera manifestazione.
Fino alle ore 13 del 15 Dicembre, si alterneranno le visite guidate, le conferenze, le attività negli stand che saranno dislocati all’interno della splendida sala Barozzi, in un percorso ricco di soluzioni innovative che parlerà della nostra Storia, del nostro presente, del passato che ci ha reso così forti e orgogliosi, del futuro che ci sfida a misurarci con l’evoluzione di una società in continuo e vorticoso divenire.
Le tre conferenze previste, organizzate secondo un modello agile, leggero ed efficace, ci introdurranno nel cuore di problematiche di altissimo profilo quali l’istruzione dei ragazzi, le innovazioni tecnologiche, il benessere e la salute di tutti.
Insomma, t Tre giorni da non dimenticare e da porre in evidenza sul calendario di ciascuno di noi.
Auspico e raccomando una adesione significativa e consistente da parte dei nostri consigli regionali.
Mi attendo la visita di tutte le nostre sezioni territoriali e sarò felice di incontrare di persona i dirigenti e i soci che vorranno onorare l’evento con la loro presenza e contribuire al successo della manifestazione con il loro apporto.
Tutti a Milano, dunque, all’istituto dei ciechi, dal 13 al 15 dicembre per partecipare da protagonisti all’evento “FACCIAMOCI VEDERE!”.
Mario Barbuto

La fortuna è cieca, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

La lunga maratona dell’Unione nelle città italiane

Il 25 giugno scorso è accaduto qualcosa di nuovo, di eccezionale per la nostra Unione!
Tutti insieme, tutti nello stesso momento, in tutta Italia, ci siamo offerti al pubblico per allacciare e intrattenere quel dialogo con la cittadinanza che rimane l’essenza stessa di ogni nostra azione e che costituisce il cosiddetto “lievito madre” di ogni nostra iniziativa.
Centinaia di dirigenti associativi, di volontari, di collaboratori, nelle piazze e nei luoghi più frequentati delle città italiane, hanno portato tra la gente la presenza e la parola dell’Unione; hanno mostrato e raccontato il nostro impegno e il nostro lavoro; hanno offerto e dato in dono alcuni tra i nostri servizi più preziosi legati alla protezione della vista e dell’udito, all’assistenza scolastica, alla mobilità, all’orientamento, alle attività sportive di base.
Man mano che procedevamo nei nostri collegamenti radio con le varie città d’Italia, non credevamo alle nostre orecchie, mentre saliva l’emozione per quel fenomeno straordinario che si stava materializzando dinanzi a noi:
sì, c’eravamo proprio tutti!
Da Bolzano a Palermo, da Cagliari a Milano, a Salerno, Campobasso, Siena, Reggio-Emilia, Catanzaro, Como, Biella, Vicenza, Isernia, Pesaro, Genova, Ascoli, Avellino, Ferrara, Livorno, Asti, Ravenna…
E poi tanti, tanti altri luoghi ancora… In una girandola di collegamenti e di presenze, a testimoniare un lavoro intenso e un impegno straordinario.
Tra le tante voci, da ogni piazza, centro commerciale, stabilimento balneare, si sono inserite nel corso della giornata le testimonianze autorevoli di amici giornalisti, di esponenti del mondo dell’associazionismo sportivo come UISP e Lega Calcio dilettanti.
E poi quel collegamento con Felice Facchetti nel corso del quale abbiamo raccontato dell’impegno della Lega Calcio di serie A in favore della causa dei ciechi e degli ipovedenti italiani: la seconda giornata del campionato di serie A 2016-2017, infatti, darà visibilità all’Unione con striscioni e annunci speciali prima della partita e con i Capitani delle due squadre in uscita dagli spogliatoi per mano a bambini e ragazzi non vedenti, per riaffermarne il Diritto all’uguaglianza delle opportunità, in particolare nelle pratiche sportive, come tutti gli altri loro coetanei.
Con il procedere della giornata, con il sovrapporsi e l’aggiungersi delle voci, delle proposte, delle idee, delle iniziative, ci si rendeva conto che la vendita dei biglietti della nostra lotteria nazionale Louis Braille, certo importantissima e oggetto principale dell’iniziativa, assumeva comunque il vero senso che volevamo darle: una occasione, un pretesto, una opportunità per uscire dal guscio, per stare in mezzo alla gente, per dare forma e continuità a quel rapporto solidale con chi vive ogni giorno accanto a noi e magari, a volte, manca dell’informazione sufficiente a fargli cogliere la diversità e la differenza.
Facciamoci conoscere! Facciamoci vedere!
Facciamo della nostra causa e delle nostre difficoltà, non tanto un limite, ma piuttosto una opportunità, una ragione per vivere, per sfidare il buio e l’isolamento, per imparare a stare in mezzo agli altri, vivendo i problemi di tutti e portando le nostre specificità.
Una lezione ci viene dall’esperienza esaltante del 25 giugno: la forza dell’Unione risiede nella sua capacità di misurarsi tra la gente, di dialogare con la gente.
Una conferma ci viene dall’esperienza esaltante del 25 giugno: la forza dell’Unione risiede nella sua presenza compatta e determinata; nell’unità degli intenti e degli obiettivi; nell’entusiasmo contagioso e coraggioso dei suoi dirigenti in ogni angolo d’Italia.
Una lezione e una conferma che testimoniano ancora una volta la forza della nostra storia centenaria, insieme alla fiducia nel nostro futuro, segnato dall’umiltà dell’impegno di noi tutti, continuatori dell’opera del nostro Padre Fondatore Aurelio Nicolodi, dal 1920 al servizio di un sogno.

Mario Barbuto – Presidente Nazionale

La fortuna è cieca!, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Il 25 Giugno l’Unione in tutte le piazze d’Italia

Tutti insieme dunque, a presidiare le piazze d’Italia, il 25 giugno per portare tra i cittadini la parola e la presenza dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.
Aprire e continuare il dialogo con la cittadinanza per mostrare i risultati raggiunti, per indicare le criticità e le aspettative di centinaia di migliaia di persone non vedenti e ipovedenti e delle loro famiglie.
Il motivo specifico: distribuire i biglietti della lotteria nazionale Louis Braille.
La ragione generale: portare all’attenzione del vasto pubblico, della cittadinanza e delle autorità il lavoro dell’Unione, i traguardi raggiunti, gli obiettivi da conquistare.
Dall’anno scorso la lotteria nazionale Louis Braille rappresenta un appuntamento importante per i ciechi italiani, sia come azione di fund-raising, sia come occasione di incontro e di dialogo con i cittadini e il vasto pubblico.
I risultati lusinghieri conseguiti nel 2015 ci incoraggiano a intensificare il nostro impegno tanto da dedicare una giornata, il 25 giugno, alla promozione dell’iniziativa con un’azione comune e coordinata di tutte le nostre sezioni sul territorio nazionale.
Per la prima volta, centinaia di dirigenti, di soci, di volontari, saranno presenti contemporaneamente nelle piazze d’Italia per incontrare la gente, per dialogare, per promuovere la nostra lotteria nazionale.
Un atto di coraggio e di responsabilità che promuove l’immagine E l’opera dell’Unione con un metodo nuovo e con strumenti di comunicazione moderni e adeguati.
Quest’anno dedicheremo i proventi della lotteria nazionale alla promozione e alla incentivazione delle attività motorie, riabilitative e sportive per tutti i ciechi e gli ipovedenti, ma con particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi.
Una vita sana e normale ha alla base la regolare pratica motoria e sportiva, resa purtroppo più complicata e spesso impossibile per le persone non vedenti, data la scarsità di impianti e di attrezzature, la carenza di personale specializzato, La mancanza di appositi luoghi e specifiche occasioni.
Grazie all’apporto generoso e sensibile della cittadinanza, con il semplice acquisto di un biglietto della lotteria Louis Braille, insomma, con soli tre Euro, ciascuno di noi potrà contribuire a dare un’occasione di vita attiva a tantissime persone, altrimenti costrette a una mobilità molto ridotta e a una esistenza personale molto più povera e limitata.
Il prossimo 8 settembre, inoltre, i possessori di biglietti della lotteria Louis Braille, cioè quanti hanno compiuto un gesto di solidarietà acquistandoli, parteciperanno e trepideranno per l’estrazione dei ricchi premi in palio, il primo dei quali, del valore di 500 mila Euro.
Un giorno di solidarietà e di festa il 25 giugno, con l’Unione in piazza.
Un giorno di trepidazione e di attesa l’8 settembre con l’estrazione dei biglietti vincenti.
Senza mai dimenticare che … “La fortuna è cieca!!!
Mario Barbuto