Braille: scoprire la differenziazione inclusiva, di Giancarlo Abba

Matera 20 febbraio 2019

Uno dei concetti fondamentali che ci dice la pedagogia, e con essa la pedagogia che si occupa e preoccupa delle persone con disabilità, è quello della Educabilità, intesa come senso profondo dell’umanità che è in ciascuno di noi.
Sembra quasi ovvio insistere, qui, sul principio della educabilità di chi non vede anche se ritengo importante ribadire quei concetti dati per consolidati ma che in realtà, per i più, non lo sono. Basta seguire un po’ la stampa generalista e quella specializzata del settore e leggere quasi quotidianamente episodi di mala scuola, di cattiva inclusione per carenze amministrative e burocratiche connesse con la politica del personale docente ma, credetemi anche a volte, per mancanza sia di sensibilità educativa che di conoscenze. E il Braille è, tra quelle, una delle conoscenze specifiche più peculiari e importanti che la scuola, sia dell’infanzia che dei gradi successivi, deve possedere quando accoglie alunni disabili visivi.
In questi ultimi anni, in occasione della Giornata Nazionale del Braille sono stato invitato più volte ad esporre, insieme ad altri colleghi, riflessioni sul Braille (chi scrive ha insegnato nella scuola media per ciechi, poi integrata per ciechi e vedenti all’Istituto di Milano, praticando direttamente con i ragazzi il Braille) e sempre tutti abbiamo evidenziato l’alto valore culturale del Braille.
Un sistema che va sempre tenuto “in focus”, proprio in questo momento storico in cui la tecnologia è uno degli elementi costitutivi della società. Infatti, se da un lato il mondo digitale ha valicato diversi confini e sicuramente ha portato soluzioni per molti problemi dall’altro, specialmente nella sfera della relazione umana e nell’insegnamento di qualcosa a qualcuno, (soprattutto nella primaria o comunque nel primo ciclo) la tecnologia ancora non offre risposte perché forte è il bisogno del bambino di legami emotivi e di motivazioni affettive. In una scuola che purtroppo, spesso, naviga sull’onda di questa moda associata ad una tecnologia pervasiva anche in campo didattico (una dimensione didattica adatta, a mio parere, a saperi freddi) il Braille corre dei rischi, sopraffatto da affermazioni tipo “con il computer il Braille è ormai superato” e altre superficialità non appartenenti certo alla cultura tiflopedagogica.
Allora, pur se per brevi tratti, cerchiamo, qui, di potenziare il valore del Braille soprattutto partendo dal rispetto per il bambino non vedente oggi, il giovane e l’adulto di domani, pensati però come cittadini ai quali è dovuta la difesa del principio del diritto allo studio a partire dal saper leggere e scrivere. Con questa particolare sottolineatura: saper leggere e scrivere AUTONOMAMENTE, senza mediatori, in modo diretto, intimo, personale. Dove il gesto del fermarsi, del procedere, del tornare indietro nella lettura o nella scrittura, non richiede comandi da digitare su una apparecchiatura ma dipendono esclusivamente dalla mano ovvero dalla volontà di chi legge o scrive.
Altra considerazione che intendo proporre è questa: il Braille è stata ed è una soluzione geniale di un problema. Il Braille non è nato dal buon cuore di qualcuno, con tutto il rispetto per gli atti di buon cuore, è nato dallo sforzo intelligente, geniale appunto, di chi non vedendo, ha sentito innanzitutto l’indomabile esigenza di accedere là dove tutte le strade sembravano precluse: la scrittura e la lettura. In che modo? In modo DIFFERENTE. Quante cose nella storia dell’umanità sono cambiate proprio perché ad un certo punto qualcuno le ha guardate o considerate in modo differente o, semplicemente si è chiesto il perché?
Possiamo definire il Braille una DIFFERENZIAZIONE INCLUSIVA? Sì, e per diverse ragioni, a partire proprio dalla sua differenza.
DIFFERENTE perché insiste sulla modalità TATTILE e non su quella visiva; DIFFERENTE perché il codice tattile non ha nulla in comune con quello grafico visivo; INCLUSIVA perché il Braille, con la sua specificità insiste in un contesto comune, di tutti: saper leggere e scrivere nella propria lingua madre e/o nelle altre lingue. In buona sostanza è come andare in un negozio in aeroporto e pagare gli acquisti con monete diverse, differenti, specifiche. Le diverse monete vengono accettate. Lo scopo rimane comune.
Già da questo semplice esempio si evincono gli elementi che collocano il Braille in una dimensione “normale” che non deve spaventare gli insegnanti vedenti che operano con bambini ciechi.
Il Braille è inevitabile. Il Braille non è una soluzione didattica per far capire, in modo più efficace al bambino non vedente, un contenuto, un concetto ecc. Il Braille è ciò che serve al bambino non vedente per la costruzione del proprio bagaglio cognitivo, così come l’alfabeto grafico-visivo lo è per chi vede.
Nell’apprendere a leggere e scrivere (il Braille) il bambino compie operazioni cognitive che lo rendono consapevole della parola, dello spazio fra le parole, dell’ortografia, della dimensione ritmata tra righe e pagina, un insieme di atti motori, di motricità fine e di affinamento senso-percettivo che, nello stesso tempo, costruiscono i concetti, la corrispondenza con la realtà. Saper scrivere una pagina reale diventa un passaggio indispensabile per “sapere scrivere una pagina virtuale”. Significa avere cognizione di quale sia la dimensione, la quantità di ciò che si deve leggere, 5 o 10 pagine non sono la stessa cosa, significa saper costruire riferimenti spaziali concreti ai quali potranno essere associate, poi, misurazioni anche temporali.
Molte delle considerazioni scientifiche sull’apprendimento ci dicono che scrivere, saper scrivere, migliora la comunicazione verbale, la memoria, la coordinazione motoria, le capacità organizzative, la capacità attentiva, il pensiero astratto. La letto-scrittura alimenta l’attività cognitiva. Leggere il Braille, scrivere in Braille, fa parte di questa attività del pensiero, della mente per chi non vede.
Ciò fa riflettere inoltre su quanto sia importante l’AGIRE individuale, con le mani, sulla parola “scritta da me e che sento sotto le mie dita”, e non essere sempre AGITI, nella condizione di semplici recettori passivi. Anche l’utilizzazione futura di tutto il mondo web non può prescindere dalla condizione di autonomia che trova però le sue radici, ineludibili, nel possedere la competenza nella letto-scrittura Braille. L’era digitale, anche per chi non vede, ha sostituito la scrittura? Direi di no.
La cultura della scrittura, del libro, ha aperto la via a pratiche e funzionamenti cognitivi e psichici che non possono essere tralasciati. Quello della cultura del libro è un paradigma che oggi, certo, deve fare i conti con la cultura del digitale (e dello schermo per chi vede) ma noi siamo tra quelli che pensano sia importante, anzi fondamentale, salvare dapprima l’acquisizione della scrittura vissuta tra le dita, sentita, costruita in modo personale, autonomo e successivamente, esercitata in modo libero e volontario, con le diverse modalità acquisite, per navigare nell’oceano del digitale.
In EDUCARE AL COMPRENDERE Howard Gardner ci ha detto che non è possibile istruire se prima non si è provveduto alla costruzione dell’identità. Ebbene cosa è il Braille per chi non vede se non uno dei mattoni costitutivi della sua identità? Un codice che permette di conoscere la propria lingua madre e di saperla riprodurre, un codice che mette in comunicazione, che NON separa. Anche chi non vede è portatore di intelligenze e tra queste intelligenze multiple, (sempre ricordando Gardner), quella linguistica, logico-matematica, musicale, solo per fare qualche esempio, sarebbero possibili senza la conoscenza e l’uso (della letto-scrittura) del Braille?
È ancora necessario ribadire la qualità inclusiva del Braille? Un codice differente sì, come lo sono tanti altri codici di cui siamo a conoscenza a seconda dei nostri interessi o ambiti professionali, ma un codice che include! Man Ray (famoso fotografo e pittore dadaista) ha scritto che non si chiede mai ad un pittore quali pennelli usa o a uno scrittore che macchina usa per scrivere, quel che conta è ciò che crea, ciò che scrive, è l’idea non la macchina.
Se pensiamo al sistema Braille abbiamo l’evidenza della verità di questa affermazione: il codice tattile ci offre l’esempio che ciò che conta è ciò che si esprime non la modalità o lo strumento con i quali ci si esprime. E quello del Braille non è uno specialismo escludente bensì esclusivo nel senso di peculiare, prezioso. Richiede una competenza che tutti abbiamo, quella tattile, una competenza però, quando manca la vista, che diventa SPECIFICA e, nello stesso tempo, IRRINUNCIABILE e IMPRESCINDIBILE, da sviluppare in termini educativi e cognitivi rispettando le fasi di sviluppo e apprendimento in relazione alle caratteristiche, all’età e alla unicità della biografia del bambino non vedente.
Lo specialismo esasperato, in ambito educativo intendo, indirizza la persona disabile su versanti non scolastici, adiacenti alla scuola e alla persona (es. ambiti terapeutici) ma NON scolastici.
La specificità caratterizza e, se (ri)conosciuta, include.
Il Braille non è qualcosa che ripara il danno, è uno strumento per la cultura di chi non vede, è per tutti perché, se ci pensiamo bene, “butta giù parecchie barriere”. È una modalità differente di scrivere e leggere che non è in mano ai terapeuti di qualsiasi natura bensì agli educatori.
Incontrare sul proprio cammino scolastico insegnanti che conoscono e sanno insegnare il Braille significa incontrare figure educative che sanno “riconoscerti come bambino che non vede, nella tua peculiarità e contribuire, così, seriamente alla costruzione e consolidamento della tua identità”. Dove riconoscere, nel senso più bello dell’insegnare, significa “stare accanto”.
Da un’altra angolazione insegnare il Braille, sempre sul piano della costruzione dell’identità, significa imparare a rispettare, attendere i tempi del bambino non vedente, dello sviluppo del suo apprendimento, per permettergli di padroneggiare il codice che, nel futuro, gli consentirà di utilizzare con sicurezza tutti gli altri diversi mezzi e sistemi utili per accedere alla conoscenza.
L’inclusione sociale ha come premessa imprescindibile l’inclusione scolastica. Se non avviene nella scuola non avverrà nemmeno, a pieno titolo, nella società.
Il grande poeta argentino Borges in una delle sue illuminanti riflessioni ha scritto “… cos’è il libro? Il libro, la scrittura, è l’estensione della memoria…”.
A chi irresponsabilmente afferma un dubbio, o peggio, un No al Braille, per una acefala adesione al mondo digitale, dimenticando che prima di qualsiasi strumento o macchina che noi possiamo utilizzare per muoverci dobbiamo innanzitutto imparare a stare sulle nostre gambe e a camminare da soli, porgo questa domanda: “è possibile togliere la scrittura a chi può avvalersene, conoscerla, gioirne e praticarla per sé o per donare idee agli altri, una scrittura personale, non mediata, solo perché non la si conosce?”.

Un accordo importante, di Eugenio Saltarel

Nel mese scorso hanno avuto luogo due cerimonie molto significative durante le quali è stato siglato un importante accordo di gemellaggio fra la nostra Unione e la presidenza delle associazioni per ciechi e ipovedenti del Burkina Faso. Il 19 febbraio siamo stati all’Ambasciata di questo paese in Italia. Il Presidente Barbuto e il Presidente Christophe Oulé, davanti all’Ambasciatrice burkinabé Joséphine Ouedraogo, hanno siglato il documento; è stato un momento molto emozionante e anche molto intimo sia per i pochi presenti, sia per il clima veramente disteso.
Il giorno dopo a Matera, durante le celebrazioni per la Giornata Nazionale del Braille l’avvenimento si è ripetuto, questa volta, davanti a un numeroso pubblico. È stato molto importante siglare questo accordo nella città europea della cultura, alla presenza delle autorità locali, degli studenti e di quanti si sono voluti unire a noi per celebrare il Braille. Attraverso questa duplice firma abbiamo posto un punto fermo per il progresso anche della cultura non solo in Italia, ma anche al di fuori dei nostri confini. Non solo l’utilizzo del Braille, ma anche l’informatica, l’assistenza alle persone pluridisabili, gli interventi nelle scuole e nei confronti di quanti hanno problemi alla vista sono stati l’oggetto degli incontri, delle visite e delle discussioni che ci hanno caratterizzato durante i 10 giorni della permanenza dei rappresentanti burkinabé in Italia. Hanno potuto visitare il nostro centro del Libro Parlato, l’istituto Sant’Alessio di Roma, la nostra radio web, l’istituto David Chiossone di Genova, quello di Milano, la stamperia Braille di Firenze e la clinica oculistica di quella città, oltre alla Biblioteca Regina Margherita di Monza. In tutti questi luoghi abbiamo concordato la possibilità di interventi concreti a favore di studenti e cittadini con problemi alla vista. Il fatto che ha stupito di più i nostri ospiti è stato quanto di concreto finora abbiamo potuto mettere in moto a sostegno di chi ha pluridisabilità; loro infatti non avevano ancora pensato di prendere in esame questa iniziativa pertanto questo incontro è risultato ancora più importante proprio per lo scambio di informazioni. L’Ambasciatrice burkinabé è stata molto impressionata dal fatto che abbiamo voluto stringere un patto di gemellaggio con i ciechi del suo paese e si è augurata che a questo seguano altri atti simili con tutte le altre associazioni per disabili.
A breve invieremo a tutte le nostre strutture la richiesta di verificare se disponiamo di materiale per i ragazzi delle scuole burkinabé, non verrà richiesto del materiale qualunque, ma solo quello di cui questi ragazzi hanno veramente bisogno e che sanno utilizzare. Stiamo anche cercando di avviare un progetto per la realizzazione di spazi perché anche in Burkina Faso persone con problemi di vista possano trovare qualche occupazione e lo facciamo in collaborazione con altre associazioni in modo da poter mettere tutti insieme un poco che così diventa tanto. Con questo spirito abbiamo iniziato una attività che speriamo possa continuare e produrre risultati che, anche se sembrano poca cosa, per persone che hanno a disposizione quasi niente, significano molto.

Braille: due secoli di storia, di Lorenzo Montanaro

A Torino un convegno per fare il punto

Ha quasi duecento anni, ma è ancora giovane. E a chi lo vorrebbe mandare in soffitta risponde mostrando una vitalità straordinaria, che gli permette di dialogare con le nuove tecnologie e di adattarsi a quasi tutti i linguaggi umani (matematica e musica comprese). Parliamo del codice Braille, il sistema di letto-scrittura a sei punti in rilievo, inventato da Louis Braille nella prima metà dell’800 e tuttora insostituibile strumento d’inclusione per milioni di persone cieche in tutto il mondo. Per far conoscere il valore e l’importanza di questo sistema (che ai non “addetti ai lavori” può apparire un po’ misterioso) l’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) e il Club Italiano del Braille, in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, hanno organizzato il convegno “Braille: sei punti per una chiave d’accesso al sapere”, che si è svolto venerdì 1° marzo a Torino presso Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche). L’appuntamento si è inserito nelle iniziative per la Giornata Nazionale del Braille, istituita nel 2007 dal Parlamento Italiano per valorizzare e promuovere questo particolarissimo sistema comunicativo.
Fondamentale è stato, innanzi tutto, il coinvolgimento dell’ateneo torinese. Infatti all’incontro hanno partecipato molti studenti del dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione. “Questi giovani sono gli insegnanti, gli educatori e gli assistenti sociali di domani” ha sottolineato la prof.ssa Cecilia Marchisio, referente per il dipartimento. “Sono contenta che fin da ora abbiano un’opportunità per familiarizzare con il Braille, imparando a comprenderne l’utilità e il funzionamento, almeno nelle sue linee generali”.
Il convegno, in effetti, ha avuto un taglio fortemente divulgativo, che ha permesso ai presenti (anche a chi non aveva competenze specifiche sulla disabilità visiva) di esplorare il Braille sotto diversi punti d’osservazione. Nicola Stilla, presidente del Club Italiano del Braille dichiara: “Arriviamo da un ventennio di relativo disinteresse nei confronti del Braille. Si pensava che, con l’avvento delle nuove tecnologie, sarebbe stato superato. Fortunatamente oggi assistiamo a un’inversione di tendenza. Riteniamo che ogni persona cieca debba poter conoscere e padroneggiare tutti gli strumenti a propria disposizione, per poi scegliere quelli più idonei, anche a seconda delle diverse situazioni. È quindi fondamentale che il Braille continui a essere insegnato agli studenti con disabilità visiva, fin dalla più tenera età”.
Che il Braille non abbia mai avuto vita facile lo dimostra la sua storia, ripercorsa per l’occasione dal prof. Luciano Paschetta, Direttore I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) del Piemonte. I pregiudizi ci sono sempre stati. “Va innanzi tutto osservato che, fino all’illuminismo, salvo rarissime eccezioni nessuno riteneva che le persone con disabilità visiva potessero essere educabili. Quindi l’idea di immaginare un sistema di letto-scrittura a loro dedicato era tutt’altro che scontata” ha fatto notare Paschetta. “Al tempo di Braille c’era chi tentava di trasferire in rilievo le lettere stampate in nero, ma il sistema consentiva solo una lettura molto lenta e i libri realizzati con questo metodo erano enormemente ingombranti. La soluzione studiata da Braille invece era molto più lineare e “compatta”, tanto che, nonostante le critiche, si affermò nel giro di pochi anni”.
Leggere e scrivere un testo in Braille, però, sono azioni che presuppongono lo sviluppo di abilità complesse, come ben sa chi quotidianamente lavora con i bambini. “Oltre alle facoltà cognitive legate alla comprensione, in questo caso è necessario possedere capacità di orientamento nello spazio e una specifica sensibilità tattile” ha spiegato Silvia Lova, coordinatrice educativa I.Ri.Fo.R. Torino. “Per svilupparla, sono molto utili alcuni piccoli esercizi che possono essere proposti ai bambini già dalla scuola materna: scatole con oggetti da trovare e riconoscere, disegni in rilievo, giochi come il domino con tessere tattili”. Viene poi la fase dell’apprendimento vero e proprio: “Essendo in rilievo, il Braille ha un verso di scrittura speculare rispetto a quello di lettura. Questa caratteristica presuppone un’abilità che i bambini molto piccoli ancora non posseggono, perciò, solitamente, nel primo anno di scuola, l’apprendimento è un po’ più lento rispetto al percorso dei compagni normodotati. Ma, superato questo piccolo scoglio, il bambino può tenere senza difficoltà il passo col resto della classe”. Molto diverso, ovviamente, è il caso di chi debba apprendere il Braille da adulto, magari a causa di una disabilità visiva sopravvenuta. “Per chi già sappia leggere e scrivere è molto più semplice avvicinarsi all’alfabeto. Non altrettanto immediato è, invece, sviluppare la sensibilità tattile necessaria a percepire il confine tra le varie lettere”.
Proprio in virtù della sua grande versatilità, il Braille è adatto a diversi tipi di linguaggio, matematica compresa. E a tal riguardo, dal capoluogo piemontese arrivano novità significative. Infatti, presso il dipartimento di matematica dell’università di Torino, è attivo il laboratorio “Sergio Polin”, che da tempo lavora per l’inclusione, anche in ambito scientifico, degli studenti con disabilità visiva. Il gruppo di ricerca ad esso legato sta raggiungendo conquiste ragguardevoli. “Il Braille è un sistema di scrittura lineare. Il problema è che, invece, formule, grafici e tabelle (alla base non solo della matematica ma di tantissime discipline, comprese l’economia e la statistica) sono organizzati in colonna” ha osservato Anna Capietto, docente di matematica presso l’università di Torino. “Grazie alle nuove tecnologie, però, è stato possibile ovviare a questo problema, rendendo, per così dire, lineari i testi contenenti formule, grafici o tabelle. Riteniamo sia una conquista fondamentale, non solo per gli studenti ciechi che volessero avvicinarsi a una facoltà scientifica, cosa ritenuta finora pressoché impossibile, ma anche per le inedite possibilità lavorative che dischiude”. Sono stati fatti certamente grandi passi in avanti, però molto resta ancora da fare. “Tra i problemi da superare – spiega ancora la prof.ssa Capietto – c’è il fatto che per la trascrizione in Braille della matematica non esiste un codice universale, ma diversi sistemi, variabili a seconda delle aree geografiche. Quando, come stiamo cercando di fare, si propone un confronto a livello internazionale, questa è una difficoltà aggiuntiva”.
Anche al di là degli specifici ambiti d’intervento, tutti i relatori hanno posto l’accento sulla grande duttilità e contemporaneità del Braille. Lo ha fatto in modo particolare Alessio Lenzi, responsabile del comitato informatico UICI Torino. “Sono appassionato di tecnologia fin da quando ero bambino e per un certo periodo della mia vita anch’io ho creduto che i nuovi mezzi di comunicazione avrebbero mandato in soffitta il “vecchio” sistema a sei punti in rilievo. Ma l’esperienza mi ha portato a ricredermi. Oggi so che informatica e Braille possono andare a braccetto” ha spiegato Lenzi. “Infatti, sia i computer, sia i dispositivi di nuova generazione (come smartphone e tablet) possono dialogare con i display Braille, che garantiscono grande autonomia. Ve ne sono di vari formati (dai “tascabili” a quelli con più righe di testo) e alcuni sono anche dotati di una memoria interna, che consente di salvare e archiviare materiali. Unico limite, i costi, che restano, ancora oggi, piuttosto alti”.
La diffusione del Braille in maniera capillare può avvenire anche grazie al ruolo di alcuni punti di riferimento, come i centri tiflodidattici “che – ha ricordato la coordinatrice nazionale Linda Legname – svolgono un ruolo prezioso nell’educazione integrale della persona e nel superamento delle barriere fisiche e culturali”. Da notare, infine, che alcune case editrici hanno dedicato attenzione al codice Braille. È il caso dell’editore torinese Silvio Zamorani, che ha realizzato alcuni libri “nei quali i caratteri del testo in nero convivono con quelli in rilievo del codice tattile. Libri veramente inclusivi, libri per tutti”.
“Nel corso della sua storia, dai primi anni di vita fino alla contemporaneità, questo codice è stato vittima di molti pregiudizi” ha esordito il presidente nazionale UICI, Mario Barbuto. “C’è chi lo ha bollato come segregante, perché non leggibile dai vedenti, chi, a varie riprese, ne ha profetizzato la fine. Ma la realtà dimostra che, al contrario, il sistema ha spalancato alla comunità delle persone non vedenti le porte della cultura e della conoscenza. Ecco perché a Braille e alla sua invenzione dobbiamo, innanzi tutto, essere grati”.
Al termine del convegno, alcuni dati si sono imposti con assoluta chiarezza. Ben lontano dall’essere superato, il Braille è ancora molto vivo e vitale. Oggi come in passato (e per certi forse più ancora che nei decenni scorsi) rappresenta un’opportunità unica di inclusione, che consente agli studenti come ai lavoratori di confrontarsi alla pari col mondo dei vedenti. E a tutti di accedere a quel tesoro inesauribile che è la cultura.

La cultura tra le mani, di Fabiana Santangelo

“La cultura tra le mani”: questo il titolo dell’iniziativa dedicata alla XII Giornata Nazionale del Braille, promossa dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e dal Club Italiano del Braille che è stata inaugurata il 20 febbraio scorso nell’ex ospedale San Rocco di Matera. L’evento, che si rinnova a cadenza annuale, ha lo scopo di far conoscere ed approfondire uno straordinario strumento di accesso alla cultura e di emancipazione per le persone con disabilità visiva, che imparano a leggere e a scrivere sentendo le parole nascere sotto le loro dita. Un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni a mettere in atto iniziative di solidarietà e politiche che agevolino una reale inclusione sociale, civile e morale dei cittadini ciechi e ipovedenti. I lavori, coordinati dalla giornalista Fabiana Santangelo e dal Presidente nazionale del Club Italiano del Braille, Nicola Stilla, sono stati aperti con la presentazione e il significato proprio della Giornata Nazionale del Braille. Sono intervenuti, in qualità di rappresentanti delle varie realtà associative ed istituzionali: Nicola Stilla, Presidente Club Italiano del Braille, Mario Barbuto, Presidente Nazionale UICI, Angelo Camodeca, Presidente Consiglio Regionale UICI Basilicata, Giuseppe Lanzillo, Presidente Sezione Territoriale UICI Matera. L’iniziativa ha visto alternarsi momenti di profonda riflessione a piacevoli intermezzi musicali, affidati all’Orchestra del Conservatorio di Musica “Egidio Romualdo Duni” e al duo musicale composto dal soprano Anna Varriale, insieme al pianista Fernando Russo, entrambi non vedenti, soci UICI. Uno spazio particolare è stato dedicato al valore intrinseco del codice Braille soprattutto alla luce della differenziazione inclusiva, tema scelto da Giancarlo Abba, Pedagogista, componente del Nis (Network Inclusione Scolastica) e della Commissione Nazionale Istruzione UICI. Un percorso evolutivo mai scontato che grazie ai laboratori “Insoliti puntini: a scuola di Braille” esplica appieno gli scopi sociali e didattici che l’insegnamento del Braille rappresenta per gli studenti in prospettiva dei propri investimenti nel mondo del lavoro. Interessanti e altrettanto emozionanti le testimonianze di Maria Buoncristiano, Consigliera Nazionale UICI e Donato Donnoli, Governatore Rotary distretto 2120 Puglia e Basilicata che hanno raccontato come è nata la loro iniziativa di portare il sistema Braille nelle scuole. Il progetto, che è stato proposto alle seconde classi degli istituti comprensivi di Potenza e Matera, ha permesso a circa 1.000 famiglie di entrare a contatto con questo affascinante codice e con il mondo dei non vedenti ritenuto spesso a torto chiuso e buio. Colorati e spensierati a dispetto di ogni pregiudizio sono stati i messaggi di ringraziamento e incoraggiamento degli allievi degli istituti che hanno collaborato con l’UICI come l’I.C Domenico Savio che ha dedicato al Braille una raccolta di pensieri dal titolo “La Magia del Braille”, realizzata sotto la guida delle referenti Prof.ssa Vittoria Buscicchio e Maestra Maria Dapoto. Altrettanto emozionante ed incisiva la proposta pervenuta dagli alunni dell’I.C Pascoli di Matera di intitolare una strada al noto inventore Louis Braille, sulla scorta di numerose altre città italiane, che l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Matera, Marilena Antonicelli si è impegnata a perseguire.
Durante l’interessante dibattito “Braille, il mio compagno di vita” si sono alternate le preziose testimonianze di Mario Dileo, di Francesca Modena, socia UICI Dottoressa in Lingue straniere e dello psicologo Alfonso Guttieri. A seguire l’attrice Emilia Fortunato di Hermes Teatro Laboratorio e Francesca Modena hanno letto alcuni brani tratti dal libro “Filippo e Louis Braille” di Fabiana Santangelo.
“La Giornata Nazionale del Braille è per noi – ha dichiarato Mario Barbuto, presidente Nazionale UICI – l’occasione annuale più grande per ricordare ai cittadini e a noi stessi che i ciechi devono istruirsi e dotarsi degli strumenti adeguati per promuovere quel riscatto civile e quella inclusione sociale che sono la ragione stessa di esistenza della nostra Associazione”. Nel corso dell’evento la Presidenza nazionale UICI ha inoltre sottoscritto un protocollo di Gemellaggio con l’Unione Ciechi del Burkina Faso allo scopo di incentivare le politiche di sostegno e prevenzione alla cecità nei Paesi più svantaggiati.
L’evento nazionale ha avuto seguito il 21 febbraio (la giornata celebrativa istituita con legge 126 del 2007) con l’incontro nell’Aula Magna della nuova sede Unibas di Matera. Dopo l’introduzione affidata a Nicola Stilla, Presidente Club Italiano del Braille, ha avuto inizio il dibattito moderato da Giancarlo Abba.
Vari e interessanti gli interventi che si sono susseguiti nel corso del seminario durante il quale i relatori hanno approfondito da differenti prospettive l’importanza pedagogica ed accademica del Braille.
Domenico Milito, Professore Associato di Didattica e Pedagogia Speciale, corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, Università degli Studi della Basilicata, ha offerto al pubblico la Lectio Magistralis “Tutti diversi e uguali, indicazioni pedagogiche e applicazioni possibili”.
Stefano Salmeri, Professore Associato di Pedagogia generale e sociale, Facoltà di Studi Classici, Linguistici e della Formazione, Università degli Studi di Enna “Kore”, ha relazionato sul tema “L’uso del Braille, oggi e domani”, mentre Marco Condidorio, componente della Direzione Nazionale UICI, ha illustrato il tema “Chi e perché può insegnare il Braille: la radice comune per una didattica condivisa”. Franco Lisi, Direttore Scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano ha offerto il suo contributo sul tema “Braille: dall’inclusione scolastica all’inserimento nel mondo del lavoro oggi”, a seguire, Antonio Quatraro, Presidente Consiglio Regionale UICI Toscana e coordinatore della Commissione Nazionale Studi Musicali UICI ha relazionato su “Braille e musica: un connubio indiscutibile”.
Infine sono arrivate le conclusioni di Mario Barbuto, Presidente Nazionale UICI che ha affermato: “Credo che il Braille si porti dietro una sorta di maledizione sin dalle sue origini poiché chi lo osteggiava lo riteneva segregante. La domanda che mi pongo oggi come presidente nazionale UICI è se dal punto di vista dell’istruzione stiamo facendo le azioni corrette. Secondo voi è normale arrivare in terza elementare senza saper leggere o scrivere, senza libri, senza poter fare attività fisica?
Per questo oggi bisogna chiamare al confronto gli Stati Generali della scuola e chiedere loro se questo sistema scolastico aiuti davvero a sviluppare autonomia, conoscenza, libertà personale per tutti i disabili visivi”.
“È stato entusiasmante e coinvolgente – ha dichiarato Maria Buoncristiano, consigliera nazionale UICI – aver avuto l’opportunità di interagire con diversi attori sociali con i quali l’UICI ha fatto rete per l’organizzazione dell’evento. Prevalentemente hanno collaborato persone ed organizzazioni con mission totalmente differenti che hanno trovato un punto di incontro nell’idea di promuovere il territorio e la cultura universalmente intesa”.

Sardegna – Un parco giochi a Louis Braille, di Raimondo Piras

In data 2 marzo 2018 il Consiglio Regionale per la Sardegna dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in collaborazione con l’Irifor Sardegna, ha organizzato la giornata del braille nel Comune di Olmedo (SS).
L’evento ha avuto inizio, al mattino, presso l’Auditorium Comunale dove il Presidente Regionale UICI Raimondo Piras, alla presenza del Sindaco, dei rappresentanti della Giunta e del Consiglio Comunale, dei docenti e degli allievi della scuola secondaria di primo grado, dei rappresentanti delle associazioni locali, ha coordinato i lavori del convegno dedicato alla figura di Louis Braille ed alla rivoluzionaria portata culturale e sociale del metodo di lettura e scrittura da egli ideato.
Sono state esposte tre relazioni.
La prima a cura del Presidente della sezione territoriale UICI di Nuoro Pietro Maria Manca che ha ripercorso la biografia di Louis Braille, evidenziandone l’elevatissimo spessore culturale ed umano.
La seconda presentata dalla Professoressa Mariella Chessa, socia della sezione UICI di Sassari, che ha analizzato gli aspetti che ancora oggi, a distanza di 200 anni dalla sua invenzione, rendono più che mai attuale il braille.
La terza curata dalla Signora Angela Sassu, socia della sezione territoriale UICI di Sassari, che ha evidenziato la stretta relazione esistente tra il braille e l’informatica, sottolineando come essi non siano da intendersi alternativi l’uno all’altro, ma viceversa strumenti complementari che, integrandosi a vicenda, garantiscono un accesso universale alla conoscenza e alla cultura.
Ad intervallare le varie relazioni, sono stati eseguiti alcuni brani musicali curati dal giovane pianista olmedese Valentino Cubeddu.
Durante i lavori il Presidente Piras ha consegnato al Sindaco, alla Biblioteca comunale e alla Scuola, dei libri tattili e dei volumi in stampatello sul metodo di lettura e scrittura braille.
Al termine del convegno si è svolta la cerimonia ufficiale di intitolazione del Parco Giochi comunale a Louis Braille.
È stata scoperta all’ingresso del parco, una targa bronzea, in braille e stampatello, fatta realizzare per l’occasione dal Consiglio Regionale UICI della Sardegna.
Il parco è stato inoltre dotato di cestini per la raccolta differenziata con le etichette in braille, per garantire piena autonomia ai cittadini con disabilità visiva.
Alla cerimonia hanno partecipato le autorità civili, religiose ed i dirigenti UICI in rappresentanza di tutte le sezioni territoriali sarde.
Al termine della inaugurazione il Comune ha offerto un rinfresco a tutti i partecipanti con una degustazione di prodotti tipici locali curata dalla Pro Loco. Anche in questo frangente si è manifestata la grande sensibilità degli amministratori locali che hanno voluto sperimentare una degustazione “al buio”, tramite delle bende fatte predisporre appositamente.
La giornata è stata apprezzata da tutti i partecipanti ed è stata l’occasione per instaurare un rapporto di collaborazione con l’Amministrazione locale che ha già manifestato l’intenzione di proseguire su questa strada, per promuovere politiche sociali tese a migliorare la qualità dei cittadini disabili.

12a Giornata Nazionale del Braille – U.I.C.I. Caserta e ISISS Novelli di Marcianise: il braille dal passato, il presente e il futuro

Dodici anni fa, con la Legge 126/07, è stata istituita, per il 21 febbraio, la Giornata Nazionale del Braille, quale momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone con disabilità visiva, essa coincide con quella Mondiale della Difesa dell’Identità Linguistica, promossa dall’Unesco.

Il Braille, sistema di letto-scrittura a sei punti in rilievo resta ancora oggi un indispensabile strumento di integrazione e cultura per tutte le persone con disabilità.

Tante sono state le invenzioni che, seppur straordinarie per lo studio, con il passare del tempo sono state superate e sostituite da nuove scoperte e nuovi ausili, grazie al progredire della ricerca scientifica; nonostante l’avvento di nuove tecnologie, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Caserta, giovedì 07 marzo scorso, ha parlato agli alunni dell’ISISS “G. B. Novelli di Marcianise” dell’importanza del Braille: un sistema di letto-scrittura inventato più di due secoli fa da un non vedente francese, Louis Braille.

Il Presidente U.I.C.I. Caserta, l’avv. Giulia Cannavale: “l’U.I.C.I. da sempre propone a tutte le scuole di ogni ordine e grado attività di sensibilizzazione, attività che vengono proposte agli alunni consentendogli di scoprire un mondo che troppo spesso è a loro sconosciuto. Spesso siamo stati anche in scuole dove sono presenti i nostri ragazzi e la scoperta, la conoscenza ed il confronto, ci ha consentito di migliorare il rapporto tra l’alunno con disabilità visiva, la classe, i docenti e le famiglie. La giornata nazionale del Braille non è solo un adempimento legislativo, bensì permette a tutti noi di crescere attraverso un confronto costruttivo e civile”.

Il Direttore I.Ri.Fo.R. della Campania, Vincenzo del Piano: “Attraverso il braille, l’alunno leggendo con le dita conosce la parola, toccandola gli da una forma che prende vita; grazie a questo processo di conoscenza, l’alunno può acquisire tutti gli strumenti utili per inizializzare il proprio percorso di individuo e di cittadino”.

I relatori, quali il presidente della Biblioteca Italiana per Ciechi, il prof. Pietro Piscitelli, il dott. psicologo Stefano Scirocco per gli ausili tiflodidattici, il direttore I.Ri.Fo.R. Campania Vincenzo del Piano per l’informatica assistiva, hanno catturato l’attenzione degli alunni, dimostrando che il braille non è solo un sistema di letto-scrittura, bensì è un sistema che si integra a 360° nell’ambito dello studio, del tempo libero e dell’informatica.

Il presidente U.I.C.I. Campania, dott. Vincenzo Massa: “Ringrazio la dirigente scolastica e il corpo docenti, che hanno accolto il nostro invito a celebrare la giornata nazionale del Braille, arrivata alla sua 12a celebrazione. La sede territoriale di Caserta da sempre si impegna sul territorio per diffondere una cultura della disabilità a 360° ed è per questo necessario che gli alunni facciano tesoro di questa testimonianza. I giovani sono il futuro del domani, attraverso la loro sensibilità e professionalità, si potrà ampliare il raggio d’azione di politiche favorevoli a migliorare le condizioni di vita, di chi è affetto da patologie invalidanti, come la cecità”.

 

Programma:

9.00: Apertura dei lavori e saluto delle autorità presenti;

9.30: Presidente Biblioteca per Ciechi “Regina Margherita” prof. Pietro Piscitelli – Il Braille: dalle origini ai giorni nostri;

10.00: Consigliere all’istruzione U.I.CI. Caserta dott. Stefano Scirocco: il braille e gli ausili tiflodidattici;

10.30: Direttore I.Ri.Fo.R. della Campania sig. Vincenzo del Piano: ausili e nuove tecnologie per lo studio

11.00: Esperienza sensoriale: il braille e i sensi residui;

11.30: Dibattito;

12.00: Chiusura dei lavori.

Moderatore il Presidente U.I.C.I. della Campania dott. Vincenzo Massa.

Piemonte – Cossato: l’Istituto Comprensivo a lezione di Braille

Con il presidente regionale dell’Unione Ciechi, Adriano Gilberti

“I bambini ciechi rischiano di non poter imparare l’utilizzo del codice Braille, perché nelle scuole mancano docenti in grado di insegnarlo. Sebbene il Braille abbia 200 anni di vita, rimane uno strumento insostituibile, capace di integrarsi con le moderne tecnologie utilizzate dai tablet e dagli smartphone”.

Lo ha ricordato il presidente regionale dell’Unione Italiana Ciechi, intervenendo in occasione di un incontro con gli allievi della classe 3^ F dell’Istituto Comprensivo di Cossato. A coordinare l’evento le insegnanti Ivonne Falcone e Anne Renolfi, docenti delle scuole medie Leonardo Da Vinci e Lucia Maggia.

“Grazie ad una legge del 2007 – ha spiegato Gilberti ai ragazzi – l’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo a dedicare una solennità civile al Braille, il 21 febbraio. Giornate come questa diventano l’occasione per denunciare le difficoltà e i problemi di chi non vede e per richiamare l’attenzione pubblica sull’importanza della sensibilizzazione”.

Nel corso della mattinata il presidente Gilberti, accompagnato dalla sua inseparabile cagnolina Leda e dalla preziosa collaboratrice Laura, ha presentato ai ragazzi un video sull’addestramento dei cani guida e ha illustrato loro il corretto funzionamento di alcuni ausilii, tra cui il bastone bianco. Al termine della mattinata, dopo una breve lezione, gli allievi dell’istituto comprensivo si sono anche cimentati in una prova di scrittura Braille.

“È stata un’esperienza da ripetere – conclude Gilberti -. Ringrazio i ragazzi per la straordinaria attenzione dimostrata ed, in particolare, la dirigente scolastica Gabriella Badà per la grande sensibilità nei confronti dei non vedenti”.

Catania, XII Giornata Nazionale del Braille 21 febbraio 2019, di Anna Buccheri

La Sezione Territoriale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) di Catania e l’Istituto Comprensivo “Alessio Narbone” di Caltagirone il 21 febbraio 2019 hanno presentato a Caltagirone la XII Giornata Nazionale del Braille.

Il DS dell’IC “Narbone”, sede della manifestazione, prof. Francesco Pignataro, ha così sintetizzato la giornata che ha giudicato ricca di sollecitazioni non tanto sul piano della ricorrenza, quanto su quello della comunicazione di istanze, di bisogni e di rischi di nuove marginalità legate non solo alla disabilità visiva, ma a tutte le forme di diversità. Ha sottolineato la necessità che il mondo della scuola si impegni per migliorare le competenze dell’insegnante specializzato per quanto riguarda la conoscenza del Braille. La sintesi vocale infatti non può diventare alternativa all’utilizzo del Braille, in quanto si tratta di due canali diversi e integrabili, e la dimensione tattile del Braille dal punto di vista cognitivo determina processi simili alla scrittura dell’alfabeto per i vedenti. Un altro impegno della scuola, a costo zero, deve riguardare l’anticipazione della data di adozione dei libri di testo allo scopo di favorire, in termini di tempi, la trascrizione dei testi adottati in Braille, considerato che occorrono mediamente circa quattro mesi per le operazioni di transcodificazione. Inoltre ha registrato la graduale latitanza delle istituzioni che stanno lasciando al privato sociale e alle imprese la gestione delle problematiche relative alla disabilità, contravvenendo non solo a quanto previsto dalla Costituzione, ma al bisogno di inclusività, sempre più messa in crisi dalle spinte economicistiche ed individualistiche della globalizzazione. Infine ha rivolto un ringraziamento alla prof.ssa Puglisi, Presidente della sezione UICI di Catania, il cui impegno e entusiasmo costanti animano una realtà associativa capace di proficue collaborazioni e di ruoli di supplenza, rispetto alla latitanza di soggetti obbligati dalle norme, nell’ottica di una promozione culturale e sociale dei disabili visivi perché la disabilità non sia più considerata un problema, ma una opportunità.

Il vice-Presidente della sezione UICI di Catania, dott. Antonio Stoccato, calatino molto attivo sul territorio, ha dato il benvenuto alla XII Giornata Nazionale del Braille e ringraziato il DS prof. Pignataro sempre disponibile. Infatti non è stata questa la prima volta che ci si è trovati insieme in una iniziativa. Già in passato c’è stata una proficua collaborazione, come in occasione della visita alla Sala Multisensoriale (con la Presidente UICI di Catania prof.ssa Rita Puglisi e il Responsabile del Centro Di Consulenza Tiflodidattica di Catania dott. Nando Sutera) e dell’impiego dell’Unità mobile per lo screening (era in piazza Municipio, ma a scuola si è fatta sensibilizzazione con gli studenti). Ringraziamenti sono stati rivolti anche a Associazioni, Amici, Soci e Socie UICI presenti. La scelta di Caltagirone come sede per celebrare la XII Giornata Nazionale del Braille ha espresso l’impegno e la volontà della Presidente e del Consiglio UICI di Catania di valorizzare tutto il territorio. Caltagirone peraltro vanta una collaborazione storica e si caratterizza per un particolare dinamismo dei Soci e delle Socie e per l’offerta e la continuità di prestazione dei servizi. L’IC “Narbone” di Caltagirone lavora per la promozione, l’uguaglianza e le pari opportunità per tutti. L’UICI di Catania vuole essere parte attiva nella comunità, sul territorio e nella società civile. Messi nelle condizioni opportune i disabili visivi vogliono battersi e si battono per essere parte attiva. L’approccio alla diversità deve prescindere dalla disabilità, bisogna guardare alla persona e non al deficit/alla differenza, e riconoscere il valore della relazione/dell’essere.

Il Responsabile del Centro Di Consulenza Tiflodidattica di Catania, dott. Nando Sutera, ha svolto la prima relazione prevista, dal titolo Il Braille nell’era digitale, che ha posto l’accento sul Braille come risultato di un percorso di apprendimenti, di strategie e di competenze da sviluppare già a partire dalla scuola dell’infanzia. Il dott. Sutera ha sottolineato che i bambini con disabilità visiva arrivano alla scuola primaria (prima classe) con capacità tattili, aptiche, ecc. poco sviluppate e organizzate, e il Braille concorre allo sviluppo, all’affinamento e allo strutturarsi di tali capacità essendo peraltro l’unico e vero sistema di letto-scrittura per i bambini non vedenti. Un secondo importante elemento evidenziato ha riguardato la tifloinformatica. Non c’è conflittualità tra il Braille e la tecnologia informatica. Dopo l’apprendimento del Braille è un ottimo supporto infatti anche il computer che non richiede inizialmente nemmeno l’acquisto di software e hardware, ma l’utilizzo di risorse libere. È necessaria invece un’adeguata preparazione per insegnanti e assistenti all’autonomia e alla comunicazione. Infine una riflessione è stata dedicata all’utilizzo di sintesi vocale e di display Braille in termini di integrazione o di esclusività dei due sistemi, scelta che dipende da fattori specifici come la tipologia delle discipline.

La Responsabile della Sala Multisensoriale dell’IC “Narbone”, prof.ssa Giusi Sestina, ha curato la seconda relazione in programma, L’approccio Snoezelen come proposta di integrazione multisensoriale, partendo dal dato che l’ambiente influenza l’uomo e l’uomo influenza l’ambiente. Gli stimoli creano connessioni interneuronali che favoriscono il “Colloquio Neuronale”, aumentando l’attività cosciente. Le sensazioni provenienti dall’ambiente arrivano attraverso gli organi sensoriali il cui sviluppo inizia nel grembo materno. Le informazioni ambientali, attraverso gli organi di senso, giungono al cervello dove vengono elaborate e integrate alle esperienze, alle conoscenze e alle informazioni già possedute e organizzate in risposte funzionali ed efficaci, adattive alle richieste dell’ambiente. Questo processo percettivo prende il nome di Integrazione Sensoriale. A questo punto la domanda è: L’approccio Snoezelen, che è alla base della Sala Multisensoriale, in che modo può intervenire sullo sviluppo dell’integrazione sensoriale? Il termine Snoezelen deriva dalla contrazione di due verbi olandesi: Snuffelen (cercare fuori, esplorare) e Doezelen (rilassarsi, sonnecchiare); quindi il suo significato è: rilassarsi attraverso l’esplorazione dell’ambiente. L’approccio Snoezelen nasce negli anni Settanta in Olanda. La Sala Snoezelen di Caltagirone è uno spazio accogliente, fatto di luci, colori, suoni, immagini, odori, dove è possibile ristabilire il contatto con il proprio corpo, attraverso la sensorialità. Ha l’estensione di circa 150 metri quadri, è dotata di un laboratorio polifunzionale ed è attrezzata con i seguenti dispositivi: tubo a bolle, sedia basculante, fibre ottiche, materasso vibro-acustico, pannello interattivo, luce ultravioletta, ologramma e sistema di proiezione 3D Mapping, che, insieme alle luci soffuse e al movimento dell’acqua, creano un ambiente in grado di rievocare le sensazioni di benessere di un grembo che accoglie, divenendo un rifugio che custodisce e protegge. Snoezelen non è una metodologia, ma una filosofia di accompagnamento, è un approccio fortificante e non direttivo: non è il docente a scegliere, ma l’alunno che, dopo aver esplorato l’ambiente, opera scelte e indica con quale dispositivo vuole interagire. Questo, sul piano dell’autonomia, gli consente di acquisire autostima e lo fa sentire abile. Il primo obiettivo da perseguire è il benessere. Altri obiettivi devono tener conto del contesto specifico in cui è collocata la Sala Snoezelen. La scuola deve occuparsi di educazione e di didattica perseguendo obiettivi che sono esplicitati nel PEI, condivisi con la famiglia e gli specialisti. Fondamentale è il docente che deve avere un comportamento empatico e una predisposizione a mettersi in atteggiamento di ascolto per trovare il canale di accesso al mondo interiore dell’Altro. La comunicazione si sposta su un piano non verbale fatto di sguardi e di contatti. Questa forma di comunicazione non è intenzionale, consapevole, controllabile, ma vera e sincera e arriva al bambino che la restituisce con la stessa sincerità. Nella XII Giornata Nazionale del Braille si parla di disabilità visiva. La Sala Snoezelen può rivelarsi una grande risorsa per favorire lo sviluppo dell’integrazione sensoriale attraverso una serie di esperienze somatiche, coinvolgendo estese superfici recettoriali, vestibolari e propriocettive, uditive, olfattive e gustative al fine di strutturare il sé corporeo e, attraverso il gioco libero e il movimento, le tre dimensioni della persona: dell’autonomia, dell’autodeterminazione e emotiva.

La Pedagogista e Assistente alla comunicazione, dott.ssa Elisabetta Sapuppo, ha rilevato che anche quest’anno la Giornata Nazionale del Braille si è rivelata uno spazio per l’approfondimento e per il confronto fra operatori del settore, ma anche di apertura verso realtà altre che costituiscono un prezioso arricchimento per tutti. La Sala Multisensoriale con approccio Snoezelen dell’IC “Narbone” di Caltagirone ha consentito a tutti i partecipanti di sperimentare appieno le potenzialità inclusive delle proposte multisensoriali rivolte a soggetti con caratteristiche variegate. In tal senso, l’illustrazione dei progetti sperimentati con soggetti con disabilità multiple evidenzia e conferma la consapevolezza che, solo in un’ottica di inclusività, possono essere soddisfatte le contemporanee esigenze di accoglienza, di stimolazione e di socialità che servono alla crescita dei bambini e dei ragazzi. Coerentemente con questi principi di base, la proposta educativa multisensoriale, digitalizzata o pragmatica, soddisfa il bisogno di ciascuno senza tralasciare la promozione dell’incontro con altro da Sé.

Flavio che frequenta la quarta classe della scuola primaria ha dato dimostrazione pratica di come si lavora al computer in piena autonomia per le attività di studio con un’efficacia che ha confermato tutte le parole dette, scritte e spese a supporto dei risultati che si possono avere quando Braille e tecnologia si incontrano potenziandosi a vicenda.

Parallelamente, durante tutta la mattinata, si sono svolti tre workshop: screening ortottico e clownterapia per bambini della scuola primaria, attività nella Sala Multisensoriale, Braille e tecnologie informatiche.

A conclusione della giornata la Presidente UICI di Catania, prof.ssa Rita Puglisi, ha ribadito con forza e grande partecipazione emotiva che i disabili visivi non sono numeri, casi, problemi da risolvere. I disabili visivi sono persone: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne, anziani. Sono persone con nomi, vite, desideri, ambizioni. Sono membri della società, cittadini al pari degli altri, capaci di dare e di costruire, di creare le condizioni per il proprio e per l’altrui benessere. Tutto questo in un’epoca, la nostra, in cui si rincorre l’efficientismo nella vana e a volte anche presuntuosa pretesa di rispondere a tutte le domande, di collezionare successi, di segnare un’altra vittoria, come se ci trovassimo tutti a giocare ad un ideale tavolo di Risiko piuttosto che a vivere nella realtà di ogni giorno fatta di situazioni e soprattutto di persone. L’efficienza a cui da più parti ci si richiama guarda al prodotto e non al percorso, al progetto, al tempo e agli obiettivi che conducono alla realizzazione di quel prodotto. È invece all’efficacia dell’intervento che bisogna tendere, perché l’efficacia si preoccupa del chi, del cosa, del perché, del metodo, degli strumenti e dei tempi necessari al raggiungimento dell’obiettivo. Ogni puntino Braille ha permesso al disabile visivo di non essere più soggetto passivo, beneficiario di azioni filantropiche, ma di diventare protagonista del proprio apprendimento e artefice del proprio destino. E il Braille, strumento di integrazione e cultura, è un evergreen che non teme la tecnologia, ma la sa incontrare, trovandovi un mezzo di nuove opportunità per bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne che vogliono essere se stessi con gli altri, con le stesse opportunità, cittadini e cittadine che costruiscono e sanno scommettersi.

Napoli – L’importanza del braille nell’era della tecnologia

Napoli 6 marzo 2019 – ore 16,30

La legge 126 del 3 agosto 2007 ha istituito la “Giornata Nazionale del Braille” che viene celebrata il 21 febbraio di ciascun anno quale momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza che il sistema Braille riveste nella vita delle persone non vedenti e di quanti sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle loro vicende, al fine di sviluppare politiche pubbliche e comportamenti privati che allarghino le possibilità di reale inclusione sociale e di accesso alla cultura e all’informazione per tutti coloro che soffrono di minorazioni visive.
Proprio nello spirito indicato nella legge istitutiva della Giornata del Braille, la Sezione di Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, con il patrocinio del Club Italiano del Braille, mercoledì 6 marzo p.v. alle ore 16,30 organizzano un incontro a cui è invitata l’intera cittadinanza.
“A distanza di quasi 2 secoli dall’invenzione di questo sistema di comunicazione”, affermano i dirigenti della Sezione napoletana dell’unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti “esso, nonostante siamo nell’era delle tecnologie, resta per i disabili visivi il sistema principale e imprescindibile per l’accesso alla cultura, all’istruzione e alla informazione”. “È fondamentale creare questi momenti di riflessione”, aggiunge il Presidente UICI Mario Mirabile, “perché sono ancora in troppi coloro che considerano il Braille un sistema superato e obsoleto”.
L’Assessore al Welfare del Comune di Napoli Roberta Gaeta ha voluto organizzare questa iniziativa nella sala Giunta del Comune, nella convinzione che è fondamentale diffondere la cultura dell’inclusione dei cittadini disabili. Durante il pomeriggio ci saranno diverse testimonianze, oltre alle relazioni di esperti e alla presentazione del volume di Amedeo Bagnasco “La scatola dei segreti. Anacapri nei tuoi occhi”, edito dalla Promediacom. L’Autore, a cui la Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha conferito nello scorso mese di dicembre il “Premio Braille”, racconta le bellezze di Anacapri con gli occhi di un fotografo cieco. Con il ricavato delle vendite del volume, verranno finanziati progetti finalizzati all’inclusione scolastica degli alunni disabili visivi.

Programma
“L’importanza del braille nell’era della tecnologia”
Sala Giunta Comune di Napoli
6 marzo 2019 – ore 16:30

Saluti e introduzione – Roberta Gaeta, Assessore alle Politiche Sociali Comune di Napoli;
Modera Mario Mirabile – Presidente Sezione Territoriale di Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti;
Brano recitato Francesca Catalano;
Silvana Piscopo – “L’insegnamento del Braille al bambino non vedente” – Coordinatrice Commissione Istruzione Sezione UICI di Napoli;
Giuseppe Fornaro – “Il Braille e le nuove tecnologie” – referente Commissione Nazionale UICI Ausili e nuove tecnologie;
Vincenzo Massa – “Il Braille e l’accesso all’informazione” – Presidente Consiglio Regionale UICI Campania e Direttore del “Corriere dei Ciechi”;
Amedeo Bagnasco – presentazione “La scatola dei segreti. Anacapri nei tuoi occhi” edizioni Promediacom, a cura di Giuseppe Biasco – Direttore I.Ri.Fo.R. di Napoli;
intervento dell’autore e lettura di un brano a cura di Maria Esposito – studentessa di Filosofia.
Concludono – Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e Roberta Gaeta;
Interverranno – Linda Legname, Componente Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e Pietro Piscitelli, Presidente della Biblioteca Italiana Regina Margherita.
Ai partecipanti verrà rilasciato attestato dall’I.Ri.Fo.R.

Il Braille, una bussola lungo i sentieri della vita, di Pierfrancesco Greco

Il Convegno organizzato dalla Sede Territoriale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catanzaro, guidata dalla Presidente Luciana Loprete, e svoltosi nella mattinata di giovedì scorso, 21 febbraio, in occasione della XII Giornata Nazionale del Braille, nel proscenio dell’Aula Giovanni Paolo II, all’interno del Campus Salvatore Venuta dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, ha rappresentato una tappa fondamentale nel processo critico di verifica riguardo ai diritti di cittadinanza dei non vedenti.

Un momento d’aulico livello accademico, in cui s’è riaffermato il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini rispetto ai diritti, quelli costituzionalmente sanciti, quelli, nello specifico, concernenti l’accesso al sapere, alla lettura, alla cultura; quei diritti che rivestono portata primaria nella costruzione di una società effettivamente proclive alle pari opportunità e, perciò, in grado di valicare la condizione di minorazione e svantaggio connessa alla cecità, colmando quel vuoto che il buio sovente frappone tra idealità e realtà, tra forma e sostanza, in ordine a una piena realizzazione dell’individuo, giacché parte delle assise sociali: il Convegno svoltosi nella mattinata di giovedì scorso, 21 febbraio, in occasione della XII Giornata Nazionale del Braille, nel proscenio dell’Aula Giovanni Paolo II, all’interno del Campus Salvatore Venuta dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, ha rappresentato una tappa fondamentale nel processo critico di verifica che la Sede Territoriale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catanzaro, organizzatrice dell’evento in questione, ha inteso aprire riguardo ai diritti di cittadinanza dei non vedenti, in una fase storica ove la possibilità di seguire le individuali passioni, di promuovere le specifiche attitudini, di realizzare le legittime aspirazioni, di essere, insomma, elementi attivi e propositivi nella società, sulla scorta dei succitati diritti di cittadinanza, rimane spesso un enunciato meramente formale, piuttosto che assurgere a consuetudine sostanziale. Un processo di verifica che “ha visto la nostra associazione impegnata durante questa giornata, con varie iniziative sul territorio regionale – ha asserito il Presidente dell’UICI Calabria, Pietro Testa –, per divulgare il valore di questo metodo di lettura e scrittura unico e insostituibile e per dare massima diffusione a una richiesta di collaborazione e impegno comune sulla strada dell’integrazione”. In particolare, col simposio di giovedì, organizzato in collaborazione con il Consiglio Regionale UICI della Calabria e col patrocinio dell’Università Magna Grecia, la Sede catanzarese dell’UICI, come sempre attiva, grazie al dinamismo della sua Presidente Luciana Loprete, riguardo alle tematiche dell’inclusione, ha posto l’accento sulla centralità del sistema Braille nella sedimentazione concreta di una nuova dimensione di cittadinanza per i non vedenti, orbitante attorno alla condizione di libertà, diritto primario di ogni essere umano, che l’autonomo accesso alla cultura schiude sul presente e sul futuro. “Oggi, con quest’iniziativa – ha spiegato la Presidente dell’UICI di Catanzaro, Luciana Loprete –, abbiamo voluto portare all’attenzione del mondo universitario un’esperienza, qual è, appunto, il Braille: un’esperienza che è metodo, cultura, linguaggio. Un linguaggio che Louis Braille ideò grazie al confronto con le persone del suo tempo e che, perciò, ci ricorda, in ogni attimo, l’importanza della condivisione delle idee e delle istanze, in questo nostro tempo, nel quale abbiamo bisogno gli uni degli altri, nella promozione della nostra umanità e dei nostri diritti”. Un cammino di crescita, questo, salutare per tutta la collettività, non solo per i disabili della vista, e in cui devono essere impegnati i talenti, le menti e le più importanti energie propulsive del consesso civico. Alla luce di tutto ciò, ecco palesarsi ancora più chiaramente il senso che la Sezione catanzarese dell’UICI ha voluto evidenziare attraverso la designazione dell’Ateneo cittadino quale cornice del Convegno: tenendo l’iniziativa in tale luogo, “in questo polmone di cultura”, secondo l’immagine metaforica adoperata da Domenico Gareri, moderatore dell’incontro, si è voluto lanciare un invito alla condivisione dei principi e degli sforzi; tenendola specificatamente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’UNICZ, laddove il diritto costituisce l’architrave dell’offerta formativa, si è voluta percorrere la strada intrapresa lo scorso anno dall’UICI calabrese, con un Convegno tenuto nell’Aula Magna dell’Università della Calabria e organizzato, anche allora in occasione della Giornata Nazionale del Braille, in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria e con l’Ufficio Disabili dell’UNICAL. Una strada volta a sensibilizzare, nel merito dei valori e degli scopi connaturati all’elargizione della formazione, gli Atenei, inducendoli a farsi portatori delle nobili istanze portate avanti dall’UICI, dando così forza alla missione che anima questa Associazione: esporre richieste per trasformarle in progetti reali. Quei progetti attraverso cui l’accesso al sapere e, quindi, all’integrazione deve diventare, nei fatti, diritto pieno, riconosciuto, garantito, dando un’opportuna scossa anche al mondo accademico, “che ancora non è riuscito a colmare la distanza intercorrente tra esso e la quotidianità dei ciechi”, come evidenziato da Michele Caruso, membro del Senato Accademico dell’UNICZ. E se la dottoressa Federica Nancy, assegnista di ricerca presso l’Università di Catanzaro, s’è soffermata, dal punto di vista giuridico, riguardo all’accezione di persona come nucleo di ogni civiltà, alla solidarietà come dovere e all’uguaglianza  come diritto, quali capisaldi, morali e costituzionali, della pari dignità sociale, sulla cui base “l’ordinamento tutela le persone con minorazione visiva, ponendosi il problema di mettere i disabili visivi sullo stesso piano del resto della società, proteggendone gli interessi e garantendone la possibilità di agire”, con gli strumenti adeguati, tra cui spicca il Braille, rispetto a cui “andrebbe incoraggiata la ricerca tecnologica, nell’ottica di un’autonomia sempre maggiore e di una piena integrazione”, il professore Umberto Gargiulo, ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università di Catanzaro,  ha posto l’accento sulla necessità di “agire, al fine di dare la possibilità al non vedente di spaziare, aspirare ed entrare nei vari campi professionali, rifuggendo dalla logica limitante di una categoria protetta, quale quella afferente al lavoro di centralinista. Le norme, al riguardo, esistono; norme che danno ai non vedenti la possibilità di accedere ai vari concorsi, utilizzando gli opportuni ausili, in prospettiva che guarda lontano, oltre la ghettizzazione professionale; una prospettiva di riscatto e successo ove l’impegno, lo studio e la tecnologia saranno il viatico alla piena realizzazione delle persone non vedenti, determinando l’incontro tra diritti e possibilità”. Un incontro che potrebbe iniziare ad assumere contorni reali sulle ali di un agevole accesso, da parte dei non vedenti, ai sistemi informatici, “l’utilizzo dei quali – ha, in proposito illustrato Annunziato Antonino Denisi, legale dell’UICI Calabria – costituisce una delle strade verso la realizzazione personale: poter accedere alla rete permette di studiare, di rapportarsi col mondo del lavoro, di dar seguito a quanto disposto nell’articolo 21 della Costituzione, quello sulla libertà di pensiero, e di ritemprare il proprio pensiero in autonomia; quell’autonomia ai cui fini fondamentale è, per i non vedenti, la firma digitale. Ed è fondamentale che anche in quest’ambito telematico germogli la cultura della solidarietà, dello studio, di quell’eguaglianza a cui tutti aneliamo”.  Un obiettivo, quello di rendere effettiva, in ogni campo, l’uguaglianza tra normodotati e disabili visivi, in cui “consta il senso stesso dell’attività dell’UICI – ha asserito Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’Unione, durante l’esposizione della sua relazione, dal titolo “Tiflologia e integrazione: l’opportunità del Braille” –, impegnata in un’opera che, oltre a essere motore di sensibilizzazione e di rappresentanza delle necessità, dei bisogni, vorrei fosse patrimonio comune di tutti, non solo dei nostri associati, affinché le norme e i principi, su cui hanno argomentato i docenti e i relatori che hanno preceduto il mio intervento, possano giungere ad aspergere il senso comune della nostra epoca. In particolare, mi ha indotto a riflettere il riferimento al valore della persona umana, che, poi, è il riferimento principale della tiflopedagogia, anzi, nel nostro caso della tiflologia: partendo dall’insegnamento di Augusto Romagnoli, il concetto stesso di persona umana deve indurci a non considerare la nostra minorazione sensoriale visiva, sia essa cecità o ipovisione, come un alibi, in grado di distruggere la nostra personalità, bensì come una condizione esistenziale che, se formalmente inquadrata, anche sotto il profilo del diritto, come fatto in questi anni, e anche del metodo, come abbiamo dimostrato noi come Unione, può sprigionare la meraviglia propria dell’umana unicità. Purtroppo, però, la condizione della disabilità, nel nostro caso visiva, permane ancora in una sorta di limbo, afferentemente alla coscienza e alla considerazione collettiva, facendo sì che tiflologia e integrazione non siano ancora due categorie sociali che noi possiamo definire risolte. Ed è qui che si palesa la straordinarietà del Braille come opportunità: un’opportunità, senza dubbio, in quanto strumento e veicolo di conoscenza e interazione per le nostre sorelle e i nostri fratelli non vedenti; ma un’opportunità, anche giacché modello di valore attraverso cui noi possiamo riflettere e interrogarci sulle cause che rendono ancora irrisolti, e lungi dall’essere patrimonio comune, questi due archetipi del discorso attinente alla piena realizzazione del cieco e dell’ipovedente. Un interrogativo, questo, a cui non è facile dare una risposta, essendo la risposta alquanto scomoda; una risposta che chiama in causa l’istituzione scolastica, di cui parlerò più avanti. A fronte di ciò, risulta, insomma, improcrastinabile una presa di coscienza da parte di tutti, sull’essenza dell’individuo, il quale, a prescindere da ogni condizione o minorazione, è, prima di tutto, una persona, come tutti, con i suoi sentimenti, con i suoi sogni”. Sentimenti e sogni che nella Giornata del Braille vengono percepiti in tutta la loro normale, normalissima bellezza. Anche a ciò serve questa giornata, che è una sorta d’indicatore: se c’è la necessità di costruire attenzione, visibilità, percezione, prosecuzione, prossimità, definizione di passaggi e programmi condivisi, significa che c’è ancora tanto lavoro da fare; significa che la celebrazione di ricorrenze come quella di giovedì rivestono una rilevanza piramidale; significa che l’UICI non vuole, non può e non deve rimanere sola. Soprattutto, non può e non deve rimanere esclusiva responsabilità di un’Associazione di categoria il problema dell’integrazione dei soci e dei non vedenti in genere: ciò presupporrebbe il permanere di un sostanziale disinteresse collettivo rispetto alla questione dell’integrazione, il che andrebbe a frustrare il proposito di poter vivere un giorno in una società veramente inclusiva, mortificando il principio del bene comune, della condivisione delle opportunità, del poter concorrere alle opportunità, a quelle pari opportunità che non potranno realmente sussistere fin quando la questione dei diritti e dell’integrazione rimarrà limitata esclusivamente nell’ambito d’interesse dei ciechi e dell’Associazione che li rappresenta. Ecco perché è importante il lavoro di sinergia,  di formalizzazione e interpretazione dei bisogni, il corollario paradigmatico delle modalità e dei soggetti, con cui attivare programmi, procedure, sistemi, comportamenti, azioni, buone prassi, interventi mirati, affinché risulti sempre più facile condurre un bambino non vedente dalla sfera familiare fino all’Università, accompagnandolo nel suo cammino d’istruzione, a partire dalla scuola materna, aiutandolo a diventare una persona libera, capace di adoperare appieno gli ausili necessari al compimento del suo percorso didattico, al suo essere autonomo, nel lavoro, nel privato, nella vita sociale, nella mobilità. Ausili che sono stati il fulcro della mostra itinerante che l’UICI di Catanzaro ha allestito sul territorio cittadino nelle giornate di mercoledì, giovedì e venerdì; per l’UICI, del resto, è importante spiegare le modalità del lavoro che la vede impegnata ogni giorno, volto a rendere fruttuosi i valori insegnati e i risultati raggiunti in quasi cento anni di esistenza, mostrando le attività, gli strumenti che si adoperano, la didattica che si adotta, con i testi, le esperienze nei laboratori e nei campi, i progressi raggiunti riguardo alla possibilità di far cogliere e toccare la bellezza a coloro i quali non vedono: bellezza come quella alitante dalle opere d’arte, che il progetto AIVES si propone di raccontare, far immaginare, sentire, con gli opportuni metodi, essendo l’arte un miracolo “che si può vedere con l’anima”. Insomma, attraverso questi allestimenti e queste dimostrazioni si è potuto prendere visione del metodo, dell’approccio, del comportamento connesso all’apprendimento guidato, reso possibile dal materiale, dalla strumentazione tiflodidattica, dalla strumentazione tecnologica, dai vari supporti e, ovviamente, soprattutto dal Braille; “il Braille – ha proseguito la dottoressa Palummo –, che è indispensabile per rendere le persone cieche e ipovedenti libere, autonome e soprattutto consapevoli. Il braille, che è ancora più importante per rendere il vedente persona disposta a comprendere, rispettare e amare l’altro, senza più barriere. Il braille, che crea armonia; il braille, con la sua poesia, che è senz’altro un fatto umano, senz’altro una questione valoriale. Quel Braille che, contestualmente al grande mosaico dell’integrazione, a principiare da quella scolastica, è un fattore dirimente, decisivo: senza il braille non è possibile rappresentare un panorama di elementi certi per la piena integrazione; senza il braille non si può crescere; senza il braille si resta al buio; e al buio non si può e non si deve restare. Il braille è il più vivido antidoto a questo buio; un antidoto che – ha evidenziato la dottoressa Palummo –, per sortire incisivamente i suoi effetti, deve, ritornando su quanto ho detto poco fa, trovare linfa nell’ambito scolastico. Lo reitero: la mancata, o quanto meno incompleta, inclusione sociale dei non vedenti parte da lontano, dalla scuola, dove sono tuttora insufficienti strumenti e competenze. Al riguardo, da queste giornate, durante le quali si sono confrontate figure che concorrono a garantire l’elargizione della formazione e della cultura, in una prospettiva inclusiva, è emersa la fondamentale importanza del ruolo del tiflologo, di colui che stabilisce modalità, strumenti, ausili, comportamenti, pedagogia per l’apprendimento. Una figura, quella del tiflologo, che per le nostre ragazze e i nostri ragazzi ciechi e ipovedenti non è solo un insegnante: il tiflologo è una guida, di più, un compagno di viaggio, che – ha concluso la dottoressa Palummo –  aiuta a orientarsi, a trovare i retti sentieri in una foresta ombrosa, dove i sentieri non si vedono”. Sentieri che il braille, alla stregua di una bussola, svela, permettendo di cogliere la bellezza, la straordinarietà, la poesia che l’esperienza umana regala non solo e non tanto ai nostri sensi, non solo e non tanto ai nostri occhi, ma alla nostra voglia di vivere, di conoscere, di amare.

Pierfrancesco Greco

Una fase del Convegno

Pietro Testa, Presidente Regionale UICI Calabria