L’anno più breve, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

E così… abbiamo vissuto la pandemia virale.

Ci siamo ritirati nelle nostre case. Anzi, siamo stati costretti prigionieri in casa.

Abbiamo bruciato oltre due mesi di attività, restando completamente fermi. Poi abbiamo ripreso. Ma con tanta incertezza: in ordine sparso, con regole confuse, con tanti che rischiano di essere lasciati indietro.

In casa nostra, all’Unione, avevamo ideato per quest’anno speciale tante manifestazioni e attività pensate e progettate per onorare i cento anni di vita di questa nostra Associazione. Appuntamenti in ogni città d’Italia, incontri in ogni piazza e luogo delle istituzioni. Quegli appuntamenti che ancora contiamo di rispettare e vogliamo onorare per rendere omaggio ai nostri Padri Fondatori e ai nostri predecessori.

Ripresici appena dalla quarantena generalizzata, ringraziati il Cielo e la Fortuna per non esserne stati toccati in modo diretto e personale, ci guardiamo intorno e ritroviamo quella Unione che deve rinnovare i propri Organi dirigenti a ogni livello, organizzare e svolgere le assemblee di sezione; provvedere all’insediamento dei Consigli: prima quelli sezionali, poi i regionali; convocare e tenere il proprio Congresso. L’assise che rinnova i massimi vertici associativi e garantisce una guida sicura, scelta da tutti in libertà e consapevolezza.

Un’emozione intensa mi ha preso l’anima nell’aprire a Bologna la prima assemblea di quest’anno: il 20 giugno. In contemporanea con quella di Perugia. Eppure ancora timide e poche erano le presenze, modesta la partecipazione.

Poi subito a Catania. Senza aver avuto nemmeno il tempo di chiudere i lavori di Bologna.

E lì, ai piedi dell’Etna, in una domenica memorabile, 387 persone sono venute a dare il proprio voto a uno dei tanti candidati raccolti e suddivisi in quattro liste concorrenti.

Poi le altre assemblee. A seguire. Susseguirsi. Inseguirsi. Al ritmo incalzante del sabato e della domenica. Perfino con qualche prologo il venerdì e il giovedì e qualche epilogo con seggi aperti in sezione anche il lunedì.

E oggi, con qualche incertezza meno di ieri, comincio a sussurrare a me stesso e a chi mi cammina accanto che forse ci arriviamo, nell’anno in corso, a celebrare il centenario e svolgere il Congresso.

Sì, forse…

Sulla base delle proposte della Direzione, il Consiglio Nazionale, unanime, ha stabilito che a settembre potremo tenere le assemblee precongressuali. A ottobre, la fantasia creativa dei nostri dirigenti ha inventato un nuovo strumento di partecipazione: gli STAC (Seminari Tematici di Avvicinamento al Congresso). Una risorsa di coinvolgimento attivo dei soci e non solo, dialogo, confronto, dibattito, per aiutare il Congresso a definire obiettivi e strategie dei prossimi cinque anni con il contributo straordinario di tutti.

Nei mesi scorsi, durante la segregazione forzata, spesso attanagliato a una delle scrivanie della Sede Nazionale in via Borgognona a Roma, nel silenzio totale delle vie e delle piazze intorno a me, tanti pensieri, mille riflessioni, infinite meditazioni mi hanno tenuto compagnia e hanno popolato a lungo la mia mente.

Ebbene, lo ammetto: a questa Unione sono profondamente attaccato, con un sentimento che cresce e si nutre dei tanti episodi quotidiani.

Quando parlo direttamente con soci e dirigenti, quando sento intorno a me il loro affetto e calore, raccolgo l’attenzione di tanti, misuro le risposte positive della politica, sì, sento intorno a me la simpatia delle persone; sì, rafforzo il mio coraggio e vigore per proseguire il cammino di riforme, rinnovamento e innovazione che abbiamo cominciato qualche anno fa e che abbiamo il dovere di continuare, senza Se e senza Ma.

Poi, invece, talvolta, nei momenti duri e freddi delle decisioni da prendere, quando capisci che un tuo errore potrebbe diventare il guaio e l’affanno di molti, il tuo dubbio l’attesa dei più; quando il bisogno viene a svegliarti la notte con la voce e l’ansia di quanti non hanno quel che serve loro e si sentono ultimi, allora ti domandi se davvero stai facendo le cose giuste, se sai essere sempre all’altezza del compito, se riesci a offrire quel che la gente si attende e desidera.

Ho cercato in questi mesi di interpretare il dovere del mio ruolo senza indugiare o dubitare, nella consapevolezza che in questa fase straordinaria fosse necessario mettere in campo una volontà e una determinazione inusitate e ignote perfino a me stesso. Ho sentito e praticato il dovere di presidiare con la mia presenza i luoghi delle Istituzioni e delle decisioni per rappresentare al meglio le criticità e i problemi della nostra gente con tutta l’energia di cui sono stato capace.

Ora, passata la notte più profonda, anima e corpo, mi sono dato a organizzare le assemblee, infondere coraggio a presidenti e dirigenti giustamente preoccupati; mettere a punto i collegamenti da remoto; far funzionare la macchina delle votazioni a distanza per dare subito all’Unione una opportunità in più di partecipazione per ridurre eventuali effetti di pandemia e isolamento; ma nel frattempo per favorire domani e sempre, il consolidamento di nuovi strumenti per allargare gli spazi di presenza dei soci e i margini di democrazia a disposizione.

Prima della imminente pausa di agosto i tre quarti delle assemblee saranno già state svolte con il conseguente rinnovo dei Presidenti e dei Consigli sezionali.

Il Congresso verrà convocato per il 5 novembre prossimo a Roma, così come deliberato dal Consiglio Nazionale.

Le celebrazioni del Centenario, invece, rimangono confermate a Genova per il 24, 25 e 26 ottobre, in tre giorni intensi per onorare e ricordare il secolo di vita di questa nostra grande Associazione, in quella terra di Liguria dove è stata fondata nel 1920 da Aurelio Nicolodi e dagli altri ufficiali reduci della prima guerra mondiale.

Ai nostri amici dirigenti di Genova e della Liguria chiediamo la pazienza più grande perché non saremo in condizione di gestire oggi un Congresso nella loro città, ma ci attendiamo anche un impegno massimo per dare forza e lustro al nostro Centenario per renderlo un momento memorabile.

L’Unione è la casa Comune alla quale mi sento di appartenere con tutte le mie forze. Ed è proprio l’orgoglio dell’appartenenza che dobbiamo recuperare e rafforzare. Quell’orgoglio che ho sempre coltivato in me e che ho visto crescere nel mio cuore come una pianta d’alto fusto e rafforzarsi proprio nei giorni e nelle settimane della pandemia e dell’isolamento.

Grazie di cuore a chi ha voluto starmi accanto in questi tempi di distanziamento.

Grazie a chi mi ha fatto sentire il suo affetto e mi ha donato la sua comprensione.

Grazie a chi mi ha criticato, dandomi spunto e occasione per riflettere e correggere.

Viva l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti!

Nel Paese inizia la fase tre, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Ieri pomeriggio, 3 giugno, il Presidente Giuseppe Conte ha introdotto ufficialmente la “fase tre”, ha indirizzato agli italiani parole di certezza e di speranza e ha sottolineato che i mezzi di difesa oggi efficaci contro il Corona virus rimangono il distanziamento fisico e l’uso della mascherina, quando necessario, annunciando, tra l’altro, per settembre la ripresa regolare dell’anno scolastico per tutti.

Il 29 marzo scorso si dovevano tenere elezioni generali in alcune regioni italiane, rinviate a motivo dell’emergenza gravissima allora in atto, ma oggi riproposte perché si possano svolgere in settembre, ottobre, o addirittura in pieno luglio, come qualcuno azzarda.

Per rinviare o sospendere i Diritti democratici delle persone, degli Stati, delle Associazioni, occorrono impedimenti gravissimi e ostacoli insormontabili che possano giustificare l’adozione di misure così estreme. Tutelare il Diritto di tutti, è un dovere di chi governa, non una opzione da esercitare a convenienza con il pretesto dello stato di necessità.

Prolungare di un anno la permanenza di Organi statutariamente scaduti è un atto illegittimo che personalmente non accetto e non condivido e che bene ha fatto il nostro Consiglio Nazionale a non adottare, a maggior ragione, ove il motivo addotto sia la mancanza di tempo per il dibattito.

C’è qualcuno di noi, dunque, disposto a tollerare la sospensione, la messa in quarantena della democrazia per il semplice timore di non avere tempo sufficiente da dedicare al dibattere? Quando si chiede il rinvio di un anno del rinnovo di tutti gli Organi associativi con l’argomento della mancanza di tempo per il dibattito, si sta proponendo esattamente questo: l’ibernazione della certezza del Diritto. Senza dimenticare che la proroga di Organi in scadenza, in termini di legalità degli atti, significherebbe limitarne il potere alla sola adozione dei provvedimenti strettamente necessari per assicurare l’ordinaria amministrazione.

In verità, tra l’altro, di tempo ne abbiamo avuto tanto in queste settimane di confinamento domiciliare, se pensiamo che molte nostre sezioni hanno addirittura cominciato a sperimentare forme di contatto e di discussione con i soci, utili per il presente e che lasciano ben sperare per un futuro di partecipazione molto più ampia di quanto non siamo riusciti a ottenere fino a ora. Al riguardo, mi riprometto comunque di rendere noti i dati della partecipazione alle assemblee del 2015 e il numero dei votanti che hanno rinnovato gli Organi associativi quell’anno perché la comparazione ci potrebbe riservare numeri sorprendenti.

In queste settimane, più di sempre, sento sulla mia persona la fatica dell’operare e la responsabilità del dirigere; ho avvertito, più di sempre, nelle orecchie e nel cuore, così come l’hanno avvertita i nostri dirigenti nazionali e territoriali, la preoccupazione, la paura, la disperazione di tanti nostri soci che hanno temuto di essere lasciati soli, dei nostri ragazzi, degli educatori e delle famiglie alle prese con l’esercizio improbabile della didattica a distanza, delle persone con disabilità plurime, dei loro parenti e genitori presi nell’angoscia dell’isolamento fisico e sociale, delle persone che avevano necessità di andare a lavorare, di uscire per la spesa, di farsi accompagnare per terapie non rimandabili, di chi aspettava a domicilio qualcuno mai arrivato, per le pulizie, le cure, le funzioni essenziali che appartengono alla nostra vita di ogni giorno. Di conseguenza, ora più di sempre, riesco a dare volto e significato a quei comportamenti, per fortuna del tutto minoritari, che mi appaiono davvero irrispettosi delle decisioni dei nostri Organi collegiali e quasi quasi tendenti a promuovere una sorta di disfattismo strisciante, anche al di là delle reali intenzioni.

Continuare infatti a riproporre la litania, il mantra del congelamento di un anno degli Organi associativi, nonostante il dibattito e le decisioni in Consiglio Nazionale, nonostante il lavoro quotidiano e le deliberazioni della Direzione Nazionale, non suona forse come disconoscimento, rifiuto e magari addirittura dileggio delle decisioni e deliberazioni che pure sono state adottate con modalità legittime, da Organi associativi collegiali legittimi?

Abbiamo ora tempo e opportunità per svolgere le assemblee sezionali e procedere al rinnovo degli Organi dirigenti territoriali e regionali, nel rispetto del nostro statuto. Il Presidente Nazionale, consapevole della propria responsabilità nel garantire i diritti di tutti i soci, assicurare l’operatività reale degli Organi associativi e far rispettare le scadenze statutarie ha proposto al Consiglio Nazionale l’adozione di una linea di condotta improntata a prudenza, correttezza, cautela e realismo.

Le autorità politiche, amministrative e sanitarie del Paese confermano la sussistenza delle condizioni per svolgere le nostre assemblee in sicurezza, purché siano rispettate alcune prescrizioni che la Direzione Nazionale ha puntigliosamente elencato nelle linee guida fornite alle sezioni, assicurando addirittura i mezzi tecnici e le risorse finanziarie per favorire la partecipazione dei soci anche a distanza e per fronteggiare eventuali oneri supplementari derivanti dalla necessità di scegliere luoghi più spaziosi del solito.

Adottate dunque le deliberazioni dagli Organi statutari preposti, osservate le procedure decisionali corrette e consolidate, indicate tutte le prescrizioni da rispettare secondo un sano principio di prudenza e cautela, mi domando perché da parte di qualcuno si continua a ripetere e riproporre un argomento ormai superato dagli eventi e comunque privo di consenso in Consiglio Nazionale come quello della conservazione per un altro anno dei dirigenti in decadenza, anzi, di fatto già oggi decaduti?

Nel rispetto appunto delle deliberazioni degli Organi collegiali dell’Unione, a ciascuno di noi si richiede ora un impegno incondizionato perché queste decisioni siano attuate nel migliore dei modi e nei tempi previsti e indicati.

Osservare un principio associativo democratico significa discutere fino all’adozione della decisione, con libertà di pensiero, opinione e proposta. Una volta però pervenuti collegialmente alla decisione, tutti insieme, si lavora e ci si adopera per attuarla: senza Se e senza Ma.

O vogliamo sempre continuare a insinuare con disprezzo che gli Organi collegiali sono costituiti da gente imbecille, soprattutto se e quando, deliberano in modo difforme dalle proprie aspettative?

Noi nell’emergenza, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Settimane d’inferno.

Con le notizie in arrivo di nuovi morti e migliaia di contagi al giorno.

Con l’ansia di restare al proprio posto e la necessità di tutelare la salute propria e degli altri.

Con un Centenario dell’Unione da celebrare, onorare, ricordare…

Non sprecherò le poche righe a mia disposizione e la limitata pazienza dei miei lettori per raccontare quanto abbiamo fatto, quanto avremmo voluto fare e quanto impegno è costato tutto questo alla nostra Associazione e ai suoi dirigenti a ogni livello.

I provvedimenti governativi da orientare, interpretare e correggere perché hanno portato spesso confusione e disorientamento. Le esigenze sanitarie con i nostri soci perduti in questa assurda guerra contro un virus e le richieste dei nostri presidenti per avere aiuti, dispositivi, sostegno.

Tante sono state le iniziative di supporto che abbiamo messo in campo in queste settimane e tanta la consapevolezza di essere sempre e comunque insufficienti, inadeguati, impotenti…

Un servizio giornaliero di sportello telefonico gestito direttamente a turno dai componenti della Direzione Nazionale. Un supporto psicologico offerto gratuitamente dal nostro gruppo di professionisti del progetto “Stessa strada per crescere insieme”. Un gruppo di una trentina di professionisti tiflologi dei nostri Centri di Consulenza TifloDidattica, al lavoro ogni giorno per realizzare e supportare la didattica a distanza per i nostri ragazzi, anche segnati da disabilità aggiuntive alla cecità. Una convenzione con Croce Rossa Italiana per garantire sul territorio un aiuto e un’assistenza nei casi particolarmente bisognosi. Un’azione verso le grandi catene di distribuzione alimentare per offrire corsie preferenziali ai ciechi e agli ipovedenti che hanno esigenza della spesa a domicilio. Una ricerca incessante di dispositivi di protezione individuale per le nostre sedi e per i soci, da ottenere in forma gratuita dalla Protezione civile nazionale oppure ricorrendo al cosiddetto mercato parallelo, costoso e rischioso. I numerosi passi per ottenere la riattivazione del Servizio Civile Universale, interrotto forse troppo frettolosamente dal dipartimento all’indomani dei primi provvedimenti governativi del 9 marzo. Un martellamento mediatico perché non fossimo lasciati indietro nel momento peggiore. E credetemi: tanto, tanto altro ancora…

Abbiamo derogato e siamo pronti a derogare ancora a certe norme e disposizioni del nostro regolamento per assicurare all’Unione il massimo di linearità associativa e di pratica efficienza, soprattutto per garantire ai nostri soci e alle persone che rappresentiamo uno strumento di tutela, difesa e protezione.

Ci attendono ora giorni e settimane che porteranno il segno di una parola chiave già sulle labbra di tutti, al contempo obbligatoria e terribile: “distanziamento sociale”. Una espressione che minaccia di mutare la nostra vita quotidiana quasi senza accorgercene, con conseguenze devastanti su ciascuno di noi, ciechi e ipovedenti in particolare.

L’assenza della vista ci induce a fare del contatto fisico il veicolo principale di percezione, comunicazione, conoscenza. Quel veicolo che viene proprio messo fuori gioco dal cosiddetto distanziamento sociale.

Con quali modalità potremo fruire, infatti, dei servizi di assistenza istituiti per garantire la mobilità autonoma con l’accompagnamento sui mezzi di trasporto come treni e aerei, ecc…?

Come potremo insegnare a scrivere e a leggere in Braille ai nostri ragazzi dinanzi all’obbligo di indossare guanti protettivi e addirittura di evitare contatti delle mani?

Come potremo praticare le terapie riabilitative in ambulatorio o in piscina, soprattutto indirizzate alle persone con disabilità plurime, o la LIS tattile che si giova proprio delle mani quali strumenti di lettura e scrittura?

E come svilupperemo i corsi di orientamento e mobilità, le varie funzioni di apprendimento, le spiegazioni e illustrazioni, le visite ai musei accessibili, tutti quegli atti, insomma, che nella vita quotidiana di un cieco richiedono l’impiego delle mani?

Un tema drammatico, già evidenziato dall’OMS, che accompagnerà le fasi dell’emergenza e che probabilmente sopravviverà anche dopo, soprattutto se, come qualcuno ipotizza, gli effetti sociali dell’epidemia diventeranno permanenti fino a mutare qualche tratto delle abitudini e del modo di relazionarsi delle persone in Italia e nel mondo.

Saremo noi, l’Unione, come sempre, a doverci assumere il compito impegnativo e fondamentale di salvaguardare “la nostra gente” dinanzi alle misure sociali adottate per la riapertura e ripresa delle attività della vita sociale ed economica, avendo cura che esse rimangano rispettose dei Diritti e della dignità di ciascuno e che continuino a garantire la quantità, la qualità e il livello dei servizi finora assicurati.

Un compito già arduo, che ora diverrà difficilissimo, considerato il pericolo enorme di vedere scaricati sulle categorie sociali più deboli, come la nostra, i costi della pausa e della successiva ripresa.

Se di dibattito proprio si deve parlare in seno alla nostra Unione, a mio sommesso avviso, esso deve essere incentrato intorno a queste tematiche, senza chiuderci su noi stessi e senza rimanere inerti a rimirarci l’ombelico, rendendoci invece pronti a fornire suggerimenti, proposte, indicazioni, soluzioni che aiutino il popolo dei ciechi e degli ipovedenti a partecipare in modo attivo alla ripresa del Paese senza perdere i propri Diritti di persona con disabilità e le proprie prerogative di cittadino tra i cittadini.

Noi ci siamo. Uniti, compatti, determinati, pazienti… Come sempre. Più di sempre.

Le donne e i cento anni dell’Unione, di Mario Barbuto

Usiamo l’8 marzo quale occasione per riflettere sulle infinite discriminazioni di genere che hanno segnato la Storia e l’attualità dei consessi umani in ogni epoca.

La società civile, la Politica e le istituzioni pubbliche non danno segno di recepire completamente il tema della parità di genere, nonostante l’introduzione di misure e norme volte a favorire l’equilibrio tra donne e uomini nelle posizioni aziendali dirigenti, nelle assemblee elettive, tra le figure di vertice a ogni livello. In generale, pertanto, la presenza femminile non supera mai il 20-25 per cento del totale, ricordandoci dunque quanta strada ancora dovrà essere percorsa prima di raggiungere la reale parità.

Non bastano le mimose l’8 marzo per testimoniare quella sensibilità nuova, quell’impegno richiesto a noi tutti per accogliere e valorizzare davvero da pari a pari “l’altra metà del cielo” in ogni luogo, momento e circostanza della vita pubblica e privata.

Nella nostra Unione, l’ultimo Congresso ci ha regalato un Consiglio Nazionale nel quale su venti componenti eletti, nove sono donne, con una percentuale del 45 per cento. La Direzione Nazionale, analogamente, ci dà una rappresentazione di grande equilibrio, dove tre componenti su otto sono donne, con una percentuale che sfiora il 40 per cento del totale.

E tuttavia, se la compagine dirigente nazionale pare muoversi addirittura verso un equilibrio pressoché paritario, non credo possiamo dire lo stesso per i Consigli regionali e sezionali. Tra i presidenti regionali ben 19 su 21 sono uomini e la percentuale femminile si riduce a uno striminzito 10 per cento scarso. La situazione, purtroppo, non è rosea nemmeno tra i presidenti sezionali dove, su un totale di 107, soltanto 17 sono donne; con una misera percentuale del 15 per cento circa.

Le compagini consiliari, infine, ripropongono più o meno la stessa situazione di forte squilibrio, dimostrandoci, se mai ve ne fosse ancora bisogno, quanto rimanga lontana la vera parità.

Le misure di equilibrio di genere nella composizione di liste e candidature, insieme alle regole paritarie riguardanti l’espressione delle preferenze, auspico contribuiscano in modo decisivo a modificare e correggere questa condizione di disparità che appare inaccettabile verso le nostre amiche, sorelle e compagne, impegnate come noi nella vita associativa.

Nell’anno del nostro Centenario di fondazione, sarebbe bello e auspicabile che le assemblee elettive ci regalassero un quadro dirigente associativo paritario al 50 per cento tra donne e uomini, ma ben consapevole di quanto sia difficile l’avverarsi di questo auspicio, mi auguro che avvenga almeno un forte riequilibrio in favore della presenza femminile per arrivare a quel 40 per cento già raggiunto a livello nazionale nel 2015.

L’incoraggiamento e il sostegno del Presidente Nazionale vanno incondizionatamente a tutte le donne che vogliano candidarsi e trovare spazio in seno agli Organi associativi territoriali, regionali e nazionali, raccomandando alla componente maschile di tali Organi di mostrare rispetto e nutrire fiducia verso le Signore della nostra Associazione, le quali hanno già dimostrato più di una volta le loro capacità e la loro passione, sovente assai superiore a quella di tanti uomini.

Il mio obiettivo, come credo di tutta l’Unione, sarà raggiungere nel 2025 il totale equilibrio di genere a ogni livello e in ogni luogo negli Organi associativi e chissà, magari avere finalmente quell’anno, per la prima volta nella nostra storia, una Presidenza nazionale al femminile. Ma al di là delle suggestioni futuristiche, il riequilibrio di presenza dirigente tra donne e uomini è una prospettiva per la quale lavorerò con grande energia nei prossimi anni, se il Congresso vorrà accordarmi ancora il favore e la fiducia e se la fortuna e la provvidenza vorranno ancora essermi amiche.

La Giornata del Braille e il nostro Centenario, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Quasi duecento anni or sono, un giovane parigino divenuto cieco per un incidente nella bottega del padre, metteva a punto un sistema di scrittura e lettura tattile che da lui trasse il nome. Quel giovane si chiamava Louis Braille.

La sua invenzione non nasceva dal nulla. Non sorgeva per incanto come saltasse fuori dalla lampada di Aladino. Essa derivava piuttosto da anni, forse secoli di studi, esperimenti e tentativi di dare ai ciechi un sistema di lettura, tra i quali merita menzione quello del capitano di artiglieria Charles Barbier, reduce delle guerre napoleoniche nel corso delle quali aveva sperimentato una modalità di scrittura “notturna” basata su dodici puntini che rappresentavano i vari suoni delle sillabe in francese a seconda delle differenti combinazioni.

Louis Braille aveva conosciuto il Capitano durante una visita che questi aveva effettuato all’istituto dei ciechi di Parigi per porre la sua scrittura al servizio dell’alfabetizzazione dei ciechi e aveva immediatamente compreso limiti e potenzialità del metodo Barbier.

Egli infatti ridusse da dodici a sei i puntini utilizzati per tutte le combinazioni, trasformando il sistema da “sonografico” a letterale con la creazione delle lettere dell’alfabeto, dei numeri, della punteggiatura, ecc…

Dal 1825 ai ciechi di tutto il mondo veniva così offerto il mezzo più grande e potente di emancipazione e di riscatto: un alfabeto adatto e funzionale a leggere, scrivere, studiare, lavorare.

Nonostante l’ostilità iniziale che Braille e il suo sistema di lettura con le dita incontrarono soprattutto tra gli educatori dei ciechi, la forza stessa dell’invenzione, la sua facilità d’uso, la sua efficacia, valsero a vincere ogni scetticismo e a travolgere ogni resistenza. Nel volgere di pochi decenni, il Braille fu adottato ufficialmente quale alfabeto dei ciechi in ogni parte del mondo, segnando così l’inizio di una nuova era che regala ancora oggi a milioni di persone quella normalità della vita e quella libertà dall’ignoranza, basi stesse della loro esistenza di parità e uguaglianza.

Da tredici anni il Parlamento italiano con apposito provvedimento di legge ha voluto riconoscere e onorare il sistema Braille, istituendo una apposita giornata: il 21 febbraio di ogni anno.

Con la legge di bilancio 2020, in occasione del Centenario di fondazione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, è stata finalmente prevista anche una piccola risorsa finanziaria al fine di promuovere e favorire la conoscenza e la diffusione del sistema Braille nel Paese, soprattutto con l’intento di assicurare a tantissimi studenti e lavoratori pari opportunità nello svolgimento quotidiano dei propri compiti.

Oggi il sistema Braille rappresenta uno dei pilastri fondamentali delle rievocazioni del Centenario di fondazione dell’Unione, perché sarà uno dei motivi del racconto di libertà che ha percorso questi cento anni della vita dei ciechi in Italia, consentendo loro di studiare e lavorare al pari degli altri, in quel percorso di dignità personale e di riconoscimento sociale che è stato sempre l’idea forte del nostro Padre fondatore Aurelio Nicolodi. Egli infatti, in oltre un quarto di secolo di attività, dopo aver regalato i propri occhi alla Patria in un’azione bellica della prima guerra mondiale, ha dato spazio e attenzione ai temi dell’assistenza e del soccorso, ma legati a reali percorsi di istruzione, formazione e lavoro tali da assicurare ai ciechi autonomia personale, indipendenza dagli altri e soprattutto dignità di cittadini tra i cittadini.

Il 21 febbraio, Giornata Nazionale del Braille, inizia quest’anno a Catania quel lungo cammino di rievocazione che si concluderà a Genova il prossimo ottobre e toccherà molte città d’Italia nelle quali sarà portata la testimonianza vera e vivente dei ciechi e degli ipovedenti, delle loro abilità, dei loro progressi materiali, sociali, civili e spirituali conseguiti sotto le bandiere della nostra Associazione.

Sarà soprattutto un cammino di dialogo con la cittadinanza e le autorità politiche e amministrative, nell’ambito di un percorso di coinvolgimento e di partecipazione all’interno del quale ciascuno potrà misurare e sperimentare di persona i servizi e le attività oggi disponibili a ciechi e ipovedenti: dalla pratica sportiva, alle conquiste tecnologiche, all’addestramento e impiego del cane guida, alle unità mobili oftalmiche per gli screening di massa in favore della popolazione, alle performances artistiche, ai laboratori sensoriali dedicati alle Scuole, alla narrazione tramite il Libro Parlato al quale ognuno potrà donare la propria voce, a tanto, tanto altro ancora.

Un’apposita area del nostro sito web (www.centenario.uiciechi.it) dedicata alle manifestazioni del Centenario darà conto in permanenza degli eventi in atto e in programmazione, come pure la pagina FaceBook della Presidenza nazionale che seguirà attimo per attimo il cammino gioioso della nostra carovana che attraverserà l’Italia. SlashRadio seguirà le manifestazioni con collegamenti quotidiani e i mezzi di informazione generali, opportunamente attivati, ci auguriamo non vorranno farci mancare la loro presenza e il loro supporto. A Genova a fine ottobre si concluderà questa lunga e meravigliosa parata che racconterà i cento anni di storia dei ciechi e degli ipovedenti, saldando il secolo trascorso, idealmente con il nuovo secolo entrante, nel quale ci auguriamo di raggiungere successi e risultati altrettanto positivi e importanti, fino al più grande di tutti, il sogno di ognuno di noi ciechi: cancellare per sempre la cecità dalla faccia della terra.

La tua zampa, la mia mano… la nostra Storia!, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Il 16 ottobre ricorre la Giornata Nazionale del Cane Guida che l’Unione celebrerà in due distinti momenti a carattere nazionale a Messina e a Firenze e con tante iniziative territoriali in decine di città italiane.

La Giornata e le celebrazioni sono soprattutto una occasione per instaurare e proseguire il dialogo con i cittadini e con le istituzioni per confermare e ribadire il ruolo prezioso svolto da questi amici a quattro zampe nella vita quotidiana di tantissimi ciechi e ipovedenti e per sollecitare le autorità, il Governo e il Parlamento a porre speciale attenzione al tema, provvedendo a fornire le necessarie risorse alle Scuole e agli utenti.

I tempi di attesa per avere un Cane Guida, infatti, superano spesso i due anni dalla richiesta e rendono intollerabilmente lungo il periodo nel quale un cieco è costretto a privarsi della propria guida e a rinunciare in tutto o in parte alla propria indipendenza personale.

Le Scuole di addestramento in Italia si contano sulle dita di una mano e operano spesso in condizioni di ristrettezza finanziaria e di carenza di mezzi e di strutture, prevalentemente grazie all’impegno, spesso volontario, degli operatori, degli addestratori e degli amministratori, costretti a fare i conti con le dure leggi del Bilancio: spese di gestione, oneri di allevamento e reperimento cuccioli, mantenimento, addestramento e cura dei cani.

La formazione di un Cane Guida comincia praticamente dalla nascita. Anzi, dal momento della selezione degli esemplari da accoppiare alle fattrici preposte alla riproduzione.

Dopo i primi due mesi di vita con la mamma, i cuccioli vanno presso famiglie affidatarie che curano la loro educazione di base, iniziando quel lungo e complicato cammino che porterà alla formazione di un Cane Guida, in genere in un percorso complessivo di 18-24 mesi.

All’età di un anno circa, i cani ritornano alla Scuola e iniziano il vero e proprio addestramento specifico che al termine li condurrà a condividere le proprie giornate con una persona priva di vista, in quella che diventerà una vita di simbiosi pressoché totale.

Qualche anno fa, abbiamo voluto conferire il Premio Braille proprio a una famiglia affidataria, perché fosse il segno della nostra riconoscenza e gratitudine verso le tante persone che offrono il proprio impegno, la propria disponibilità e il proprio amore, accogliendo un cucciolo per quegli otto, dieci mesi, propedeutici all’addestramento vero e proprio.

Ho già avuto modo anche di persona di constatare con quale affetto e con quale dedizione queste persone si dedicano al proprio compito educativo, sebbene consapevoli che dovranno presto privarsi della compagnia e della presenza del cucciolo loro affidato, preparandosi dunque a quello strappo dell’anima e a quella ferita del cuore, a causa di una separazione, necessaria e prevista, dopo alcuni mesi di convivenza che sviluppano legami forti tra cane ed essere umano.

Le lacrime che accompagnano spesso il giorno di questa separazione, sia pure nella consapevolezza e con la gioia di aver reso un nobile servizio e compiuto un grande gesto d’amore, segnano il momento in cui il cucciolo torna a Scuola e lascia definitivamente le persone affidatarie che lo hanno accolto, accudito e coccolato nei primi mesi di vita.

Qui a Scuola ha inizio ora l’addestramento specifico, grazie al lavoro di istruttori competenti e qualificati che offrono tutta la loro professionalità per una decina di mesi che condurranno il cane, se tutto va bene, a divenire la guida inseparabile di un cieco per gli anni avvenire.

Un processo articolato e complesso che richiede mezzi, spazi, competenze, dedizione… Un percorso a ostacoli tra fasi di socializzazione, esami clinici e comportamentali, faticosi momenti di addestramento, indirizzati a questi fantastici esseri a quattro zampe, pronti a donare a una persona non vedente tutto il loro amore incondizionato e tutte le loro abilità, rendendone più facili le giornate, più ricca la vita sociale, più intense le relazioni umane.

L’emozione gioiosa dei non vedenti nel momento in cui ricevono il proprio cane, basta da sola a ripagare delle fatiche e delle difficoltà quotidiane nella conduzione, gestione e amministrazione di una Scuola di addestramento per Cani Guida.

Abbiamo ancora dinanzi a noi le immagini forti dell’ultima consegna di quattro cani, svoltasi in luglio a Palermo, nella prestigiosa sede del Parlamento siciliano. Abbiamo nelle orecchie le parole commosse dei non vedenti assegnatari; nel cuore, il loro racconto di questo incontro “fatale” tra una zampa fedele e una mano amica, per costruire insieme una Storia di vita.

A Firenze, e più precisamente a Scandicci, la Scuola della Regione Toscana festeggia i novant’anni della propria attività, segnati da consegne di centinaia e centinaia di Cani Guida che hanno recato sollievo, conforto e indipendenza ad altrettanti ciechi in Italia.

A Messina, nella sede prestigiosa del dipartimento di medicina veterinaria dell’Università, l’incontro tra istruttori, operatori, studenti, docenti e cittadini tutti, a sancire una alleanza intorno a un progetto di vita che recherà luce, gioia e autonomia a tante persone in difficoltà nel muoversi per recarsi al lavoro e per ogni altra incombenza della vita quotidiana.

Ecco dunque a caratterizzare la nostra Giornata Nazionale del Cane Guida, lo slogan che illustra la condivisione che si instaura e si sviluppa ogni qualvolta un cane e un conduttore entrano in simbiosi:

“La tua zampa, la mia mano… la nostra Storia!”.

Tutti in classe, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Puntuale a settembre la campanella suona per dare avvio al nuovo anno scolastico.

Puntuali a settembre tornano i problemi che mai ci hanno lasciato e che accompagnano il processo di inclusione scolastica dei nostri alunni ciechi e ipovedenti, dai libri al sostegno, al materiale didattico specifico, alla formazione del personale, al doposcuola.

Puntuale, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti deve farsi trovare pronta in ogni angolo d’Italia per fornire supporto alle famiglie e alle scuole in ogni momento e in ogni fase del complesso percorso di inclusione.

Puntualmente anche i nostri insegnanti ciechi e ipovedenti tornano a fronteggiare i quotidiani problemi di didattica, aggiornamento, documentazione, amministrazione, connessi allo svolgimento dei vari compiti inerenti il proprio ufficio e la propria missione di insegnamento che vanno aggrediti ben oltre la messa a disposizione, gratuita o meno, di un assistente personale. Solo la predisposizione di strumenti didattici e amministrativi idonei e accessibili, infatti, potrà garantire la piena partecipazione degli insegnanti non vedenti al processo lavorativo inerente la propria missione, in condizioni di pari dignità con gli altri colleghi.

Quest’anno scolastico abbiamo ottenuto un importante risultato con il raddoppio degli insegnanti distaccati presso nostre strutture con la presenza di una unità presso il Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi e una presso il Centro di Caserta, per dare copertura maggiore a due aree particolarmente vaste.

Sempre nell’area dei centri di consulenza, dal prossimo mese di ottobre, Federazione pro Ciechi e Biblioteca Regina Margherita potranno avvalersi di una unità supplementare per ben undici centri, grazie all’intervento finanziario dell’Irifor nazionale che ha deciso di supportare la rete esistente, in via sperimentale per questo anno scolastico.

I Centri di Consulenza Tiflodidattica costituiscono oggi la vera ossatura di programmazione ed esecuzione degli interventi di supporto al processo di inclusione scolastica. Una intuizione felice ed efficace, posta in essere venticinque anni or sono, che va però consolidata e arricchita, potenziando le capacità operative dei Centri, considerato che costituiscono oggi il punto di riferimento naturale per gli operatori della Scuola e del territorio, oltre che per le famiglie.

Il procedere incerto del percorso di inclusione scolastica, la drammatica condizione dei soggetti con minorazioni plurime i quali troppo spesso sono privi di risposte adeguate per efficacia e dignità, ci inducono a interrogarci sempre più frequentemente circa le strade intraprese e i risultati raggiunti.

Occorrerà al più presto condividere temi, risultati e dubbi con tutto il mondo della Scuola e con le famiglie interessate per acquisire riscontri e certezze sulla strada seguita e soprattutto sugli eventuali correttivi da introdurre per assicurare a migliaia di nostri bambini, ragazzi e giovani un percorso di inclusione che offra loro davvero il meglio in termini di indipendenza, autonomia personale, mobilità, orientamento, socializzazione, materiali e strumenti di studio.

Mai più libri di testo consegnati in ritardo o incompleti.

Mai più alunni privati dell’insegnamento dell’alfabeto Braille o dell’uso dei caratteri ingranditi.

Mai più mancanza di adeguata assistenza nel dopo scuola o carenza di strumenti didattici specifici.

Mai più ragazzi con pluridisabilità confinati a una mera presenza a scuola, senza un progetto educativo-abilitativo capace di sviluppare e potenziare le loro abilità residue.

Compiti impegnativi che ci chiamano a svolgere la nostra missione di tutela e di rappresentanza con rigore, competenza e serietà per dare un futuro migliore alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, consentendo loro di cogliere tutte le possibilità oggi offerte, senza demagogia e senza ipocrisia, offrendo davvero a ciascuno secondo le proprie necessità e le proprie possibilità.

L’Unione è chiamata a guidare un’azione forte e incisiva nel settore, promuovendo la giusta interlocuzione con le autorità governative, amministrative e scolastiche e proseguendo inoltre nell’azione di coordinamento delle nostre istituzioni operanti nel settore, a partire da Federazione pro Ciechi, Biblioteca Italiana per Ciechi, Stamperia Regionale della Sicilia e Irifor perché offrano il meglio dei propri servizi e il massimo delle proprie risorse disponibili.

Un’estate in arrivo, di Mario Barbuto

Estate, tempo di vacanza e di viaggio! Di vita all’aria aperta, di socializzazione e di colloquio con se stessi. Tempo spesso inquinato, purtroppo, dai rumori e dalla confusione che di solito accompagnano i nostri giorni estivi. Quali opportunità e quali barriere nel tempo libero, nelle vacanze, nei viaggi, per noi ciechi e ipovedenti?

Ai nostri ragazzi e alle persone con pluridisabilità regaliamo dieci giorni di relax e di nuove esperienze, tramite i nostri campi estivi abilitativi organizzati grazie a Irifor. Una trentina. Che coinvolgono oltre cinquecento utenti, dei quali almeno la metà con pluridisabilità.

Luoghi e momenti densi di esperienze, come ha confermato anche l’ultima ricerca condotta dall’équipe di Net-In Campus. Un intervento di “sollievo” per le famiglie e una gioia per i partecipanti che hanno modo di vivere attimi indimenticabili, forse capaci di fissare, almeno per alcuni di loro, emozioni incredibili.

Accanto alle iniziative nazionali così rilevanti, non dobbiamo dimenticare anche l’opera delle nostre strutture territoriali che spesso, in modo del tutto autonomo, organizzano momenti di vita comune e di svago attraverso soggiorni marini e montani, gite, viaggi e altre iniziative volte a offrire opportunità per un tempo libero più lungo, che vale sempre la pena di essere vissuto. Quale immenso valore assume anche la nostra SlashRadio! Che tiene compagnia e offre occasioni di approfondimento, di informazione, di cultura e di divertimento con le sue ore quotidiane di trasmissione in diretta e con podcasts e repliche che coprono il canale audio e video in pratica H24. E poi i libri, a disposizione grazie al servizio del Libro Parlato, della Biblioteca Regina Margherita, della Stamperia della Regione Sicilia, della Fondazione LIA… che arricchiscono lo spirito e nutrono la mente, donandoci buone letture su argomenti i più svariati, praticamente per tutti i gusti.

Una parola anche per i centri di cultura come il museo Omero di Ancona con le sue serate aperte a tutti; il Polo Tattile di Catania, ricco di rappresentazioni tridimensionali e altri oggetti utili; il museo Anteros dell’Istituto Cavazza di Bologna, con le sue riproduzioni tattili dei capolavori pittorici più famosi. Così come tanti altri luoghi della cultura dotati di percorsi accessibili che garantiscono per noi visite fruttuose, partecipate e coinvolgenti.

Per l’organizzazione di viaggi in totale autonomia e indipendenza sono numerose le possibilità, tra le quali la GiroBussola di Bologna, agenzia di organizzazione di tour in autonomia e TravelEyes, compagnia internazionale che ci porta a spasso per il mondo senza necessità di accompagnatori, assicurandoci una fruizione totale della nostra vacanza.

Per la terza e quarta età, abbiamo due soggiorni nazionali marini a Tirrenia, promossi dall’Irifor in giugno e in settembre che offrono quindici giorni di socializzazione e di scoperta, così come i due soggiorni specifici dei sordociechi organizzati ogni anno nel periodo estivo e invernale.

E poi tante altre ancora sono le occasioni assicurate dalle nostre strutture territoriali in tutta Italia, spesso grazie anche al sostegno attivo dei nostri volontari, così come da molteplici altre istituzioni e organizzazioni pubbliche e private che stanno avvicinando anche i ciechi e gli ipovedenti al piacere e al gusto del tempo libero e della vacanza. Eppure non basta! E non ci soddisfa! Nonostante le mille opportunità a disposizione. Ben altro, infatti, occorrerebbe per infrangere davvero le barriere della solitudine e dell’isolamento che rendono spesso il tempo libero un vero inferno di noia e di apatia.

Le case e le famiglie che diventano sovente luoghi quasi di reclusione, inefficaci e inadeguati a sgretolare quel diaframma che divide tanti di noi da un’esistenza giornaliera fatta di banale, ma sospirata normalità.

Il pregiudizio altrui, la scarsa autostima, la modesta abilità nel perseguire autonomia personale, l’eccesso di protettività di chi ci sta intorno che va a volte oltre la tutela e sfiora il sequestro, sono gli ingredienti malefici che ci condannano talvolta a temere e detestare il tempo libero poiché esso diviene tempo vuoto, piatta abitudine spoglia di emozioni, di esperienze, di voglia di vivere giorno dopo giorno con l’intensità della scoperta e la gioia di esistere.

A chi ci legge – e in primo luogo ai nostri soci – chiediamo pertanto di praticare il coraggio di essere liberi, il desiderio di essere se stessi, la convinzione di vivere la normalità, la fiducia di riuscire. Sono proprio queste le “armi” fondamentali delle quali fortificarsi per affrontare la battaglia quotidiana della vita, per vincerla con onore. E dignità, nel tempo libero come nel lavoro, nel proprio percorso formativo come nell’età della pensione. Perfino superfluo ricordare a noi stessi e a quanti ci aiutano nei percorsi di vita quotidiana come sia importante, prima di ogni altro insegnamento, trasmettere e infondere la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, abituandosi a fare da sé e a praticare la propria autonomia in ogni modo possibile e in ogni momento della giornata. La disabilità visiva pone certo molti ostacoli allo svolgimento pieno delle azioni della vita quotidiana, ma tante di queste azioni possono essere compiute da soli, con successo, purché vengano coltivati quel senso di orgoglio personale e quella voglia di indipendenza che stanno alla base di una vita di uguaglianza.

Impariamo a muoverci e a viaggiare da soli, magari avvalendoci dei sistemi e dei supporti di assistenza offerti dalle normative specifiche; impariamo a compiere in autonomia le funzioni essenziali dell’esistenza giorno per giorno; impariamo a rafforzare la nostra autostima, per conquistare un mondo nel quale vivere da uguali tra uguali, da cittadini tra i cittadini.

Il nostro impegno per il lavoro, di Mario Barbuto

Da vent’anni è in vigore la Legge 68/99, forse più comunemente conosciuta come legge Salvi, varata per favorire la creazione di nuove opportunità di lavoro per ciechi e ipovedenti.

Le aspettative suscitate da questa legge si sono rivelate, purtroppo, di gran lunga maggiori delle reali opportunità offerte ai ciechi e agli ipovedenti che l’avevano attesa con speranza e dell’Unione che l’aveva promossa con fervore.

Certo, qualcosa si è mosso e qualche risultato è stato raggiunto! Alcuni enti pubblici hanno dato spazio e fiducia a lavoratori non vedenti, al di là del titolo di centralinista. Alcune aziende e imprese private hanno offerto opportunità di praticare nuove professionalità, anche attraverso un percorso di aggiornamento qualificato e credibile.

La Legge 68, al di là dei risultati non sempre soddisfacenti che ci si sarebbe aspettato, ha comunque segnato una volontà nuova del legislatore che ha raccolto l’istanza dell’Unione volta a proporre sbocchi lavorativi maggiori e più differenziati.

Dal 2014 il tema del lavoro è stato una priorità costante per me e per tutta la dirigenza nazionale e territoriale dell’Unione. Quattro anni fa, a Napoli, nel cuore di un Mezzogiorno martoriato dalla disoccupazione, dove le persone con disabilità pagano più d’ogni altro i prezzi di una economia stagnante, abbiamo voluto svolgere un grande meeting nazionale sul lavoro per mantenere al centro dell’attenzione una problematica così importante e scottante.

Nel 2016 abbiamo risistemato la contribuzione ai fini pensionistici, ripristinando quei criteri di equità e di giustizia che i provvedimenti di Mario Monti avevano alterato.

Nel 2017 abbiamo voluto dedicare la nostra lotteria Louis Braille al tema del lavoro e siamo riusciti a mettere a disposizione, grazie anche all’intervento dell’Irifor, una somma di 200 mila Euro che abbiamo voluto destinare alla promozione di nuove attività lavorative fondate sullo spirito imprenditoriale dei nostri giovani.

I risultati del concorso che ci ha impegnato per tutto il 2018, a mio avviso, sono stati purtroppo inferiori a quanto ci si sarebbe potuto aspettare. E tuttavia quattro progetti di piccola imprenditoria innovativa sono stati selezionati e verranno finanziati con un contributo a fondo perduto di 20 mila Euro ciascuno.

Una sfida che i nostri giovani proponenti dovranno saper sostenere e vincere e che noi tenteremo di vincere insieme a loro.

Abbiamo inoltre incardinato il testo di riforma della 113/85, appena presentato alla Camera dei deputati e stiamo per ottenere il decreto ministeriale di riconoscimento del titolo anche per i massaggiatori che lo abbiano conseguito dal 1999 in avanti.

Sono state inoltre attivate e sostenute varie iniziative di formazione e di impiego mediante “progetti giovani” o altre modalità promozionali in atto in varie realtà territoriali italiane, pur senza aver mai dimenticato di rivendicare il rispetto della Legge 113 attualmente in vigore che consente ancora l’occupazione e l’aggiornamento professionale di numerosi nostri lavoratori che possono continuare a trovare uno sbocco lavorativo solido e dignitoso oggi e domani grazie al centralino telefonico.

Abbiamo istituito una folta e popolosa commissione nazionale per le “nuove attività lavorative” che ha approfondito alcune opportunità e ha tentato di raccomandare alcune iniziative importanti quali il corso per periti fonici forensi svolto dall’istituto Sant’Alessio di Roma.

Nonostante l’impegno, purtroppo non sempre sono giunte risposte improntate alla voglia di fare, di tentare, di rischiare… Forse perché la proposta non è apparsa del tutto convincente, forse perché le opportunità tradizionali costituiscono ancora attrattiva credibile nonostante tutto; forse perché si dovrebbe ricercare un approccio più realistico, basato sull’impiego di competenze già acquisite negli anni del percorso scolastico e formativo.

Probabilmente, infatti, l’agricoltura, per quanto moderna e proposta in forma particolarmente evoluta, rappresenta un terreno troppo inesplorato, indefinito e incerto. A me pare che l’approccio alle nuove attività lavorative debba innanzitutto proporsi con l’umiltà dello sperimentatore che cerca di conciliare quanto la persona è potenzialmente capace di fare, con quel che il mercato del lavoro attuale è in grado di offrire. Qualcosa che non appaia troppo lontano dalla realtà che vivono quotidianamente le persone da coinvolgere e che sappia motivarle e attrarle perché fa appello a risorse e competenze che queste persone già posseggono in qualche modo o che suppongono di poter acquisire senza dover affrontare percorsi troppo tortuosi e tanto lontani dal loro modo di vivere di tutti i giorni.

Vi sono abilità e competenze tra i nostri giovani ancora poco esplorate e pochissimo valorizzate nel settore linguistico, informatico, artistico, letterario e musicale che forse attendono di sbocciare quando opportunamente collegate a un’attività lavorativa che debba trarne vantaggio. Parimenti, l’area della comunicazione offre stimoli notevoli se riusciremo a coglierne le potenzialità e a mettere i ragazzi nelle condizioni di spendere competenze e qualità acquisite.

Anche le posizioni direttive e organizzative garantiscono spazi innumerevoli che paiono attendere soltanto di essere occupati, senza dimenticare le aree dell’insegnamento che oggi potrebbero presentarsi in forme del tutto nuove e diverse.

Mi sono sempre domandato perché solo pochissimi tra i nostri ragazzi occupano posti di responsabilità nelle istituzioni della disabilità visiva dove si dovrebbe invece osare di più e dare più fiducia, senza cadere nella deprecabile tentazione di stendere tappeti rossi alle persone vedenti e mostrare invece scetticismo verso chi, come noi, è portatore di cecità.

Dobbiamo, però, soprattutto saper trovare le vie per valorizzare il residuo visivo delle persone ipovedenti che sono sempre più numerose tra i nostri soci e rappresentati e che in molti casi posseggono abilità e capacità dovute alla loro peculiare condizione sensoriale che dovremmo saper sfruttare di più e meglio. Tante mansioni e funzioni lavorative, infatti, potrebbero essere svolte bene da una persona ipovedente e potrebbero diventare gli elementi per una proposta da un lato di tutela legislativa, dall’altro di valorizzazione pratica nell’ambito di una agenzia del lavoro dove domanda e offerta riescano a incontrarsi e a conciliarsi.

Insomma, un modo nuovo e pratico di affrontare i temi occupazionali della nostra categoria, tenendo conto delle capacità residue di ciascuno di noi e delle reali esigenze espresse da un mercato del lavoro in vorticoso e continuo mutamento.

Questo il nostro impegno di oggi e di domani! Consolidare le posizioni acquisite e proporre nuove attività basate sulla esperienza e sul senso pratico; tutelate dalla Legge, veicolate da organismi di mediazione efficienti.

Con l’unità di tutti e la determinazione di sempre, ce la faremo!

Un impegno senza età, di Mario Barbuto

I due terzi dei ciechi e degli ipovedenti in Italia sono ultrasessantenni.
L’età che avanza costituisce il primo fattore di riduzione della capacità visiva.
Le cause non sono sempre imputabili al normale processo di invecchiamento, ma derivano magari da una scarsa attenzione per la salute dei propri occhi.
Misure di prevenzione della cecità e delle malattie legate alla vista costituiscono la prima e più importante linea di difesa contro le aggressioni dovute all’invecchiamento anagrafico e al radicarsi di fenomeni patologici.
Acquisita malauguratamente la cecità o la riduzione della capacità visiva, accanto alle provvidenze pubbliche, spesso inadeguate, l’Unione si adopera per ridurre il disagio di una condizione di disabilità e per offrire servizi e opportunità tali da continuare a dare un senso all’esistenza.
Le provvidenze pubbliche di maggior rilievo sono: l’indennità di accompagnamento per i ciechi assoluti e l’assegno speciale per i ventesimisti, cioè per le persone con capacità visiva fino a un ventesimo.
Le case di riposo e i centri diurni sono in numero modestissimo e nella stragrande maggioranza delle situazioni non sono in grado di offrire ospitalità e accoglienza per ragioni di ristrettezza ricettiva.
Tra le iniziative più rilevanti poste in essere dall’Unione e dalle istituzioni collegate, ricordiamo due soggiorni marini annuali a Tirrenia, un periodico audio dedicato, Senior, la compagnia quotidiana di parecchie ore di trasmissione in diretta di SlashRadio, l’accesso al vasto catalogo dei libri parlati, la realizzazione di una “sala virtuale” di incontro e dialogo.
Quest’anno una iniziativa speciale dell’Irifor ha portato alla emissione di un bando nazionale che offre alle sezioni territoriali in tutta Italia risorse sufficienti a sviluppare iniziative di supporto legate alla cura del corpo e del benessere fisico, alla vita di relazione, all’uso delle tecnologie, alla lettura e alla cultura, ecc…
Ben consapevoli della grande distanza tra realizzazioni e bisogni, abbiamo comunque promosso un’azione organica e coordinata di supporto, per offrire alle persone anziane, soprattutto nel caso di rapida riduzione o perdita del proprio residuo visivo, maggiori occasioni di vivere un’esistenza quotidiana normale, pur in presenza di una inaspettata condizione di disabilità tanto grave quanto scarsamente gestibile.
Reagire! È l’imperativo che deve improntare l’impegno di una persona colpita da cecità improvvisa o da graduale perdita della vista.
Reagire grazie alla forza del carattere, alla determinazione, al sostegno dell’ambiente circostante, al supporto di specialisti che, quando necessario, sappiano disegnare e attuare percorsi di riabilitazione e di recupero.
Nel prossimo mese di giugno, in concomitanza con il soggiorno marino di Tirrenia, organizzeremo un meeting specifico sul tema, con la presenza della nostra commissione nazionale e dei coordinatori delle commissioni regionali con il preciso intento di tenere al centro della nostra attenzione le problematiche relative alla terza, quarta e quinta età, ma soprattutto le persone, con la loro umanità, il loro vissuto individuale, gli affanni e le preoccupazioni di una esistenza quotidiana pur sempre difficile e spesso molto tribolata.
Prevenzione, riabilitazione, servizi, sono alcune delle parole chiave più importanti nell’affrontare la tematica della terza età, purché ogni intervento sia mirato innanzitutto a infrangere la pericolosa barriera dell’isolamento e della solitudine che spesso finisce per frapporsi tra la persona e il mondo circostante e ne provoca il più profondo senso di frustrazione e inutilità.
L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, nei limiti delle proprie capacità e dei mezzi a disposizione, opera e opererà per tenere altissima l’attenzione su queste tematiche, alla ricerca delle risposte più efficaci, adeguate alla situazione delle persone che hanno completato la parabola della propria vita lavorativa, ma che hanno ancora tanto da offrire sia nell’ambito della propria famiglia e dell’ambiente circostante, sia anche, perché no, in seno alla nostra Associazione che saprà valorizzare ogni apporto e ogni contributo conforme al proprio spirito di volontariato e di dedizione alla causa del miglioramento delle condizioni indotte dalla disabilità visiva.