Ricordo del Presidente Giuseppe Fucà

Autore: Carlo Carletti

Ricordo di Giuseppe Fucà, 3° Presidente dell’Unione, scomparso 40 anni fa.

Mio caro amico Presidente, si dice che sei scomparso il 18 settembre di quaranta anni fa, ma stento ancora a crederlo vero, anche se ho partecipato con immenso dolore al Tuo funerale. I tanti momenti trascorsi insieme, le tante iniziative, le tante lotte, le tante conquiste conseguite, i momenti di vera soddisfazione, le amare delusioni, le nostre confidenze, le nostre discussioni, ma soprattutto i tuoi insegnamenti, il tuo impegno per costruire un futuro migliore per i ciechi italiani e la passione con la quale conducevi le vicende associative, sono sempre presenti e vivi nella mente e nel cuore di chi come me, ha avuto la fortuna di conoscerti e di vivere al tuo fianco. Ci siamo conosciuti a Roma, nel marzo 1965, nella trattoria da “Guerra”, in Via dei Serpenti, frequentata sovente dal Presidente Bentivoglio. Eri in compagnia dei tuoi, poi anche miei, amici toscani Baragli e Borrani e del milanese Formigoni. Ero presente invitato dal Presidente, avendo accompagnato Piero Bigini ad uno degli incontri presso il Parlamento. Ero giovanissimo, inesperto e a disagio al cospetto di voi esperti dirigenti associativi. Sono stato accolto come se già ci conoscessimo da vecchia data, poi voi fiorentini avete provveduto con qualche bicchiere di vino a farmi superare ogni disagio e timidezza. Ci siamo nuovamente incontrati nel corso di un presidio al Parlamento per sollecitare l’approvazione della legge sui centralinisti. Successivamente in occasione della improvvisa morte del Presidente Bentivoglio, ma eravamo talmente addolorati, che ci siamo abbracciati senza dire una parola. Dopo la Tua elezione alla Presidenza Nazionale, il nostro rapporto associativo e personale si è costantemente rafforzato ed è divenuto più costante e intenso nel corso del Congresso del 1966, che ti ha confermato Presidente, nonostante la sgradevole e ingiusta avversione di alcuni uomini politici e di alcune persone cieche a loro collegate. Mentre il mio rapporto con il Presidente Bentivoglio, era improntato sulla stima, sulla riconoscenza, sulla soggezione, che induceva all’obbedienza, quello con te, era ugualmente di grande stima e di ammirazione, ma anche fraterno, amichevole e perfino confidenziale. Mi hai reso partecipe delle cose dell’Unione, affidandomi anche importanti e riservati incarichi. Mi sentivo orgoglioso quando chiedevi la mia collaborazione. Nonostante fossi molto giovane, mi hai prestato sempre piena fiducia, guidandomi e sostenendomi nelle varie attività svolte. Mi hai riservato comprensione anche per qualche contestazione verso alcune Tue decisioni, che ritenevo moderate. Nei primi giorni di giugno del 1970, sorprendendo la mia famiglia, sei giunto con l’autista e amico Benedetto, a casa dei miei suoceri a Cisterna di Latina, dove mi trovavo con mia moglie Giovanna e il nostro bambino di pochi mesi. Abbracciando Giovanna, le hai chiesto di farti il regalo di lasciarmi libero per tutto il mese, perché quel periodo sarebbe stato decisivo per la sorte della legge sulle pensioni. Giovanna, per il bene che ti voleva, con il pianto nel cuore non seppe dirti di no ed io sono partito con Te per Roma. Fin dal 1967, mi avevi, riservatamente, già affidato il compito, risultato davvero gravoso, di gestire le tante manifestazioni con i soci che giungevano a Roma, di volta in volta da varie città. Quel mese passato con te, fatto di pressanti impegni, di incontri a vario livello istituzionale e politico, ma anche di incontri con dirigenti associativi, per approntare delegazioni di dirigenti e soci da inviare presso le forze politiche e i gruppi parlamentari, di organizzazione di manifestazioni di piazza, è stato maggiormente gravoso sotto ogni aspetto. Si ritornava ogni sera presso la Tua abitazione dove ero ospite, totalmente stremati. Prima di addormentarci, nel fare il bilancio della giornata, più volte ci siamo chiesti, se le nostre compagne e i nostri figli avrebbero mai potuto comprendere e perdonarci per il tempo loro sottratto. Ricordo, che per te, sono stati giorni terribilmente difficili. Eri angosciato e triste, perché Milena, tua moglie, era ricoverata in ospedale, e non potevi essergli vicino, come non potevi nemmeno essere insieme a tuo figlio Gianni, il giorno della discussione della sua tesi di laurea. Dopo aver trascorso una giornata particolarmente negativa, fatta di incontri andati a vuoto e la notizia del ricovero ospedaliero del nostro amico Giorgio Morelli, l’atmosfera non poteva essere peggiore. Giunti a casa, Senza cenare, ci siamo distesi sui lettini. Come una molla, ti sei Subito rialzato, per raggiungere la scrivania. Hai telefonato a Gianni, che dopo averti aggiornato sulle condizioni di salute di Milena, ti ha comunicato che si era brillantemente laureato, ricevendo i complimenti del suo Professore. Evidentemente commosso, hai preso la bottiglia di Whisky e dopo aver brindato con me, ti sei messo a scrivere quelle lettere per Milena e Gianni, che ho ritrovato, emozionandomi, pubblicate nel libro, Un racconto per Chiara. La legge sulle pensioni ha finalmente ottenuto la copertura finanziaria, ma all’atto della grande festa per l’importante risultato conseguito in favore dei ciechi italiani, non ha potuto partecipare uno dei maggiori artefici, il nostro comune amico Piero Bigini, che era nel frattempo scomparso nel mare di Ponza. Al suo funerale, pur stremato dal dolore, Ti sei superato nel ricordarlo con le più belle e commosse parole di fraterna amicizia. . Il tuo grande cuore, affaticato e duramente provato dalle tensioni derivanti dal sovrapporsi di tanti problematici avvenimenti politici e associativi, nei primi giorni del dicembre 1978, ha purtroppo ceduto. Nonostante il grave infarto e i ripetuti ricoveri ospedalieri, in disaccordo con i tuoi medici e rischiando la vita, hai voluto essere presente il 13 dicembre 1979, a Roma, al momento dell’approvazione da parte della Camera dei Deputati, della legge che ha equiparato l’indennità di accompagno dei ciechi civili, a quella percepita dai ciechi per causa di guerra, elevandone l’importo da 62 mila a 288 mila lire mensili. In quell’occasione ci siamo abbracciati con grande gioia, per il piacere di esserci rincontrati e per la soddisfazione del grande risultato conseguito. Pur preoccupato per il tuo stato di salute, non avrei mai potuto pensare, che quello potesse essere il nostro ultimo abbraccio.

Quando le complicanze dell’infarto, che nel 1980, Ti costrinsero a rinunciare al Tuo ruolo di Presidente, mi sono, per la prima volta, sentito davvero solo e privato degli stimoli per portare avanti le iniziative associative. Ho davvero sofferto per il venir meno del prezioso punto di riferimento, quale tu sei sempre stato.

Sarà stata una coincidenza, ma quando hai lasciato la Presidenza, anche i fraterni amici del Lazio, quali eravamo, Durini, Faina, Fortini, Notari ed io, siamo riusciti a litigare, determinando il Commissariamento del Consiglio Regionale. Il 18 luglio del 1981, con immensa sorpresa e gioia, ho ricevuto la tua telefonata con la quale, dopo avermi fatto, con la voce dell’amico di sempre, gli auguri per il compleanno, con la voce del Presidente di sempre, mi hai espresso tutto il tuo rammarico per quanto accaduto nel Lazio, sollecitandomi a riprendere i contatti con gli amici delle Sezioni, per ricostruire il Consiglio Regionale. Il tuo input è stato determinante per ricostruire l’unita associativa nel Lazio e di questo, ne sei stato contento. Purtroppo, dopo poco tempo, in tanti, abbiamo dovuto assistere, con tanta tristezza al tuo funerale. La tua scomparsa, mi ha profondamente segnato. Conservo di te Il ricordo di un grande uomo e di un grande Presidente, che accompagna la mia esistenza, ma la vita associativa, privata del tuo pensiero, della tua umanità e della tua passione, non è più la stessa che avevo conosciuto e vissuto. Questo è il mio ricordo, ma chi volesse conoscere meglio quell’Unione e l’impegno, con il quale hai portato avanti il “movimento dei ciechi” e le tante conquiste sociali in loro favore, consiglio vivamente la lettura del tuo libro “un racconto per Chiara”. Hai anche scritto, che “i ciechi sono gente meravigliosa”. Dopo averne conosciuti tanti, comincio a crederlo anch’io.

Se tu e i tanti amici che mi avete lasciato, vi siete da qualche parte ritrovati, conservatemi un posto accanto a voi, per quando sarà il mio momento.

Ciao Giuseppe, amico Presidente.

Carlo Carletti

Pubblicato il 17/09/2021.

Dopo le luci di Tokyo

Autore: Giorgio Piccinin

Ora che le luci si sono spente, che il sipario si è chiuso e che l’impatto mediatico è defluito, cosa resta delle paralimpiadi, dei successi, delle prestazioni e dei festeggiamenti? Quale ritorno e proiezione avrà sulla società, sul vivere di ogni giorno queste performances?

Avranno un significativo riscontro nella mentalità comune oppure, piano piano, scivoleremo ancora nelle nostre ombre di comuni disabili con i consueti conti da fare con muri mentali, atteggiamenti anacronistici e quant’altro? C’è il rischio inoltre che si acuisca la forbice tra i cosiddetti fenomeni, ovvero chi realizza grandi prestazioni o imprese, e allora sei qualcuno agli  occhi di tutti, o sei e rimani nessuno perché  sei semplicemente tu, una persona anzi un disabile comune, che cerca di costruirsi la vita ogni giorno tra difficoltà e obiettivi umani?

Questo a mio avviso è quanto ereditiamo da Tokyo 2020/2021 e sarà un’altra bella sfida, un derby molto difficile da giocare e giocarsi proprio perché la vita è ogni giorno, fuori dai canali mediatici, dalle medaglie conquistate e dalla emozione momentanea della gente.

Mi auguro solo maggiore consapevolezza e meno ignoranza, più disinvoltura e meno ipocrisia. Non è vero che siamo tutti uguali, anzi, ognuno ha una sua sensibilità, un proprio essere e, soprattutto, un proprio background, ma se riusciamo a toglierci dai piedi quell’antico retaggio culturale ed emotivo che da sempre ci circonda, allora comprenderemo che le paralimpiadi non saranno più un riflettore occasionale di tante singole realtà, le migliori, bensì una sintesi a buon pane e salame del nostro ruolo nel mondo, fermo restando che non dobbiamo dimenticare di impegnarci col nostro esempio di cittadini attivi e consapevoli.

Bravi comunque i nostri rappresentanti a Tokyo, sono stati davvero formidabili, speriamo che il loro sforzo sia un utile investimento morale ed umano al di là del gesto sportivo.

Giorgio Piccinin

Pubblicato il 14/09/2021

Osservazioni articolo Massimo Vita e replica Mario Barbuto

Autore: Roberto Callegaro

Riceviamo da Roberto Callegaro e pubblichiamo:

Credo di poter concordare con il Presidente Nazionale quando individua nell’articolo di Massimo Vita, più delle velenose insinuazioni che un’apertura di dibattito. Concordo, inoltre, con il Presidente quando afferma “non accadrà mai più che il Presidente debba sentirsi in obbligo di rispondere di qualsiasi attività associativa a ogni soffiar di vento”, soprattutto se la risposta è stata “lunga e sicuramente noiosa”.
Ho apprezzato in particolar modo la tecnica di risposta usata dal Presidente Nazionale, che ha seguito i seguenti passaggi:

  1. Valorizzazione di sé e del proprio operato, con lunga elencazione dei propri impegni
  2. Svalutazione dell’avversario, elencazione di defiance e altarini
  3. Nel merito delle due questioni, diluvio di particolari anche inutili
  4. Chiusura con velata minaccia, argomento di possibile competenza dei probiviri, e atto di superiore magnanimità non accedere a tale sistema
    Se fosse possibile invece nel merito avere due piccolissimi chiarimenti, sarebbe elemento di più facile valutazione rispetto ai locali di via Belsiana se fosse prodotto uno schema che comparasse i costi di gestione alberghiera dei dirigenti con i costi di gestione diretta del sito di via Belsiana. Altro piccolo particolare che potrebbe essere utile a chiarire le scelte è sapere di quanti metri quadri attualmente disponga il Presidente per il proprio appartamento al fine di fugare ogni dubbio che possa prevalere la comodità del Presidente sulle attività istituzionali dell’UICI. Ovviamente questi dati non vanno richiesti al Presidente, ma agli organi istituzionali, come appunto indicato e sono certo peraltro che le scelte fatte dal Presidente siano state fatte per il meglio e d’altronde pienamente avvalorate dalla Direzione Nazionale, debbo però qui sottolineare un punto di chiaro e totale dissenso con la scelta del Presidente, per quanto riguarda la reale concreta praticabilità di un sistema democratico all’interno della nostra associazione. Fondamenta della democrazia sono le garanzie delle minoranze, posto che ovviamente le maggioranze si garantiscano da sé. Il sistema di elezione del Presidente con collegate liste di sostegno ha dimostrato di rendere estremamente ardua, se non impossibile, la presentazione di candidature alternative, non ponendo limiti alla raccolta di adesioni per la presentazione delle liste. Il risultato è che l’unica competizione resa possibile è stata quella tra i candidati scelti dal Presidente stesso. Vi è quindi un serio rischio di unanimità a priori rispetto alle scelte del Presidente, ritengo pertanto opportuno e necessaria per la vita democratica della nostra associazione che la Commissione regolamento riveda la norma ponendo il limite di meno di quaranta congressisti tra candidati e sottoscrittori, limite massimo per la sottoscrizione delle liste.

Il Presidente Regionale UICI Veneto

Roberto Callegaro

Link dell’articolo a cui si fa riferimento nel testo (23/08/2021): http://giornale.uici.it/articolo-di-massimo-vita-e-replica-del-presidente-nazionale/

Pubblicato il 30/08/2021.

L’avventura di Matilde Lauria a Tokyo 2020

Autore: Vincenzo Massa

La judoka napoletana è sordocieca ed è l’unica della sua categoria ai Giochi paralimpici a gareggiare con le due disabilità

Una donna coraggiosa, sempre pronta a mettersi in gioco e farsi esempio per i tanti giovani con disabilità che non credono nelle loro capacità e potenzialità o che non hanno possibilità di fare attività sportiva.

Matilde, napoletana, 56 anni, è ipovedente dalla nascita. A 26 anni le hanno diagnosticato una degenerazione genetica dei nervi ottici. A 31 anni ha perso l’uso dell’occhio destro, qualche anno dopo il sinistro percepisce solo luce. Mamma di tre figli è entrata da soli 6 anni a far parte del circuito internazionale del judo aderendo alla Fispic (Federazione italiana sport paralimpici per ciechi e ipovedenti), arriva a questo appuntamento 19esima del ranking, la seconda nella categoria B1, cioè «un’atleta che non percepisce la luce in nessuno dei due occhi o che la percepisce ma non è in grado di riconoscere la forma di una mano», secondo l’International Sport Blind Association.

Unica atleta con doppia disabilità a gareggiare a Tokyo per lei questa partecipazione va ben oltre il risultato e speriamo che il suo monito svegli le coscienze di tanti e la voglia delle persone con disabilità di rivendicare il diritto alla pratica dello sport. Le parole dell’atleta stessa ci sembrano molto più pregnanti di qualsiasi commento «Ci sono tanti ragazzi e ragazze ciechi, sordi o con altre disabilità, a cui nessuno ha mai detto che possono essere bravi in uno sport: sono alle paralimpiadi per dimostrare che anche con delle disabilità si possono fare grandi cose».

La delegazione azzurra di judo è molto ristretta, le atlete sono solo due: con Matilde Lauria c’è solo Carolina Costa, e saranno accompagnate a Tokyo da un gruppetto della federazione. Non è possibile, per motivi sanitari, portare familiari o altre persone, proprio come alle Olimpiadi.

Complimenti Matilde perché il tuo cuore, la tua passione, il tuo altruismo sono doni preziosi che al tuo rientro dovremo festeggiare per questo grande sogno che stai regalando a tutti noi.

Vincenzo Massa

Pubblicato il 25/08/2021.

Dimmi da dove parti e ti dirò se arrivi!

Autore: Antonio Quatraro

Ho scritto queste righe sotto l’influenza del caldo agostano, ma anche sollecitato dal breve scambio di idee con alcuni amici del nostro Consiglio Nazionale, per alleviare gli effetti della calura agostana.

Cambiare il punto di partenza

È più che comprensibile che chiunque, volendo essere di aiuto alle persone con disabilità, ponga al centro della sua attenzione queste persone, considerandoli sia come individui, sia come gruppi, sia infine nelle varie relazioni interpersonali e con l’ambiente circostante. Così, nel tempo, pensatori, amministratori, filantropi, e gli stessi diretti interessati, hanno studiato le conseguenze derivanti dalla presenza di una disabilità, cercando e ponendo in essere le soluzioni più adatte, in armonia con lo spirito dei tempi e con i valori di volta in volta preminenti.

Così è stato storicamente ed i risultati, per quanto disomogenei e contraddittori, sono sotto gli occhi di tutti.

Però proprio lo studio di queste problematiche ha prodotto una visione più ampia del problema, sintetizzabile nei principi ispiratori di due documenti fondamentali: la convenzione ONU sulle persone con disabilità e la classificazione internazionale del funzionamento (ICF).

Andiamo per ordine:

a) La convenzione ONU si ispira ad alcuni principi fondamentali: “niente su di noi senza di noi”, “non lasciare indietro nessuno”, non discriminazione, promuovere tutte le potenzialità presenti in qualunque persona, ivi comprese le persone con disabilità. La convenzione ONU è l’ultimo risultato di una evoluzione che trova le sue radici nella concezione cristiana del valore della persona e della solidarietà, in opposizione con la distinzione fra liberi e schiavi e con la logica dell'”occhio per occhio”.

b) La classificazione internazionale delle funzioni (ICF) si pone in palese discontinuità con l’idea di classificare le persone in base a ciò che manca, mettendo al centro invece ciò che resta. In questo senso ritroviamo il concetto illuminista della educabilità di qualsiasi persona, in quanto essere umano. Questo dovrebbe aiutarci a cambiare la maniera di considerare i nostri compagni pluriminorati, e a porci il problema di come adeguare i servizi a loro rivolti, primo fra tutti la scuola, in modo tale che anche per loro vi sia un intervento educativo che valorizzi le potenzialità, che vanno ricercate giorno dopo giorno.

Deficit e handicap.

La convenzione ONU e la stessa ICF distinguono deficit e handicap, che non sono affatto la stessa cosa.

Infatti, Deficit indica che qualcosa fa difetto (deficere); nessuno si sogna di lamentarsi perché non abbiamo le ali, eppure aver le ali in sé non sarebbe una cattiva idea, però non sentiamo mai dire “i disabili del volo”, perché le ali non fanno parte del corredo della specie umana; mentre una statura troppo inferiore alla media, o anche troppo superiore, una funzionalità compromessa di parti importanti del nostro corpo (gli arti, o qualche organo di senso ecc.), sono considerati come deficit.

Lo svantaggio invece esprime una inferiorità occasionale o permanente. La parola è di origine inglese: hand in cap (che letteralmente significa “mano nel berretto”); noi potremmo dire “l’asso nella manica” o “il coniglio nel cappello”. Si trattava di un gioco d’azzardo diffuso nel Seicento. Il gioco si basava sul baratto o scambio tra due giocatori di due oggetti di diverso valore; il giocatore che offriva l’oggetto che valeva meno doveva aggiungere a questo la somma di denaro necessaria (nascosta nel cappello naturalmente), per arrivare al valore dell’altro oggetto, così che lo scambio potesse avvenire alla pari. Handicap quindi indica lo svantaggio che viene attribuito in una gara al concorrente che ha maggiori possibilità di successo, per dare a tutti quelli che gareggiano la stessa probabilità di vincere. In questo modo il risultato della gara non è già scontato in partenza.

La convenzione ONU definisce l’handicap, ovvero lo svantaggio, come il risultato di una particolare relazione fra l’individuo e l’ambiente, il che implica la possibilità di ridurre, eliminare o addirittura rovesciare lo svantaggio stesso, o modificando le condizioni individuali (protesi, educazione, interventi economici risarcitori), oppure, e qui è la novità, modificando l’ambiente. E cosa intendiamo con il termine “ambiente”? Intendiamo tutto ciò che circonda la persona, quindi innanzitutto gli altri, le relazioni umane, le forme di comunicazione interpersonale, ma anche gli spazi fisici, gli strumenti che servono per svolgere i compiti legati alla vita quotidiana – esempio: arredi personali e arredi comunitari, elettrodomestici, strumenti di lavoro,), i servizi, ecc. Quindi il deficit permane, ma si riducono le conseguenze negative.

In quanto tale quindi, lo svantaggio può essere modificato nel tempo, in vari modi: il concorrente svantaggiato può attivare strategie di ricupero basate su qualche trovata d’ingegno o sul miglioramento del terreno di gioco, o dello strumento necessario per gareggiare; insomma, mentre il deficit è una condizione permanente, l’handicap è una condizione variabile, in base ai meccanismi compensativi naturali (vedi gli studi nel campo delle neuroscienze), alla educazione ricevuta, alla conformazione dell’ambiente fisico, umano, tecnologico, ecc.

Sulla base di queste considerazioni, venendo all’argomento che ci riguarda in questo momento, ossia la proposta di legge sulle persone con disabilità, proviamo anche noi a mettere al centro non le disabilità, ma le cause che creano o aumentano lo svantaggio e/o le discriminazioni. Come dire: invece di acquistare tanti depuratori quante sono le famiglie, proviamo a distribuire acqua potabile.

Una buona maniera per evitare discriminazioni è non crearne di nuove e, dove è possibile, consiste nel ridure o rimuovere quelle esistenti.

In questo ci può aiutare il lavoro degli ultimi 50 anni in vari settori: l’educazione, le opportunità lavorative, la riduzione delle barriere architettoniche e sensoriali, la consapevolezza che una società più accogliente e più confortevole per noi è anche più competitiva, oltre che più umana e più solidale, e soprattutto, se gli adattamenti che ci riguardano non creano disagio ad altre categorie di utenti, è una società più comoda per tutti e non solo per noi.

La storia delle invenzioni umane è ricca di episodi che dimostrano come una soluzione pensata per una categoria di persone svantaggiate, si è rivelata utilissima per tutti. Antonio Meucci ebbe l’idea del telefono perché sua moglie aveva un importante deficit uditivo; eppure i sordi sono quelli che usano il telefono meno di tutti. La prima macchina dattilografica fu ideata dal tipografo veneziano Francesco Rampazetto (secolo XVI), che voleva consentire ai ciechi di comunicare fra loro e con gli altri, mediante un marchingegno provvisto di tasti che produceva caratteri comuni incisi.

Allora possiamo valorizzare alcune idee che sono state le nostre bandiere:

1. la progettazione pluriesigenziale, almeno dei prodotti, delle tecnologie e dei servizi che ricevono finanziamenti pubblici, oppure che sono sottoposti alla approvazione e/o omologazione di Autorità pubbliche, nazionali e/o europee.

Fin dagli anni ‘2000 infatti si è venuto affermando il concetto di “design for all”, ossia progettazione per tutti, sempre nella misura del possibile.

Proviamo a pensare a quanti problemi potrebbero trovare soluzioni accettabili senza penalizzare questo o quel gruppo di utenti. Tali soluzioni peraltro renderebbero più confortevoli spazi e servizi, costituendo inoltre un fattore di competitività (es. turismo accessibile); ma soprattutto aumenterebbero il confort ambientale, renderebbero realmente esercitabile il diritto alle autonomie ad alla libera scelta. Ridurrebbero il bisogno di aiuti esterni e in molti casi le risorse finanziarie che tali aiuti spesso richiedono. In altre parole, favorire le autonomie e la “vita indipendente”, può diventare un risparmio per la collettività, oltre che avvicinare i cittadini alle Istituzioni.

Alcuni esempi:

cartelli stradali di forma arrotondata, ben visibili anche per pedoni ipovedenti (brevettati ma mai adottati dai Comuni);

orari di mezzi pubblici, insegne pubbliche, numeri civici, segnalazioni di pubblica utilità ad elevata leggibilità per persone ipovedenti e facilmente rilevabili grazie a sistemi quali letismart.

Standard costruttivi per veicoli elettrici (inclusi monopattini) che tengano conto di utenti con disabilità visive;

software per i rapporti con la P A e per ogni altro servizio rivolto alla generalità dei cittadini (comunicazione e informazione, turismo e spettacolo (quindi anche audiodescrizioni), commercio elettronico, per usi professionali (registri per gli insegnanti, cartelle sanitarie per i professionisti con disabilità visiva. finirla una volta per tutte con il vezzo di scrivere leggi e linee guida per poi incorniciarle e perfezionarle senza mai darsi la pena di applicarle e di farle applicare. Un paese si può considerare civile non quando ha oltre 700 mila leggi, ma quando applica quelle poche che sono necessarie.

porre rimedio poi istituendo un ministero apposito è come spegnere l’incendio andando sul posto con un cero acceso al santo protettore del fuoco.

Veniamo dunque al testo della bozza di proposta.

Per fortuna si tratta solo di una bozza, però, se il buon giorno si vede dal mattino ….

La Legge contiene una ottima analisi delle norme vigenti e una prospettiva a dir poco lusinghiera. Ad essere pignoli si può notare qualche frettolosità, nel fare copia e incolla. “convenciòn” per indicare la convenzione ONU; qualche concordanza da rivedere, ma la svista che dà davvero all’occhio (sit venia verbis), è l’ultima riga, dove si trova una perla di saggezza nell’amministrare le risorse pubbliche. Infatti, la rivoluzione che si propone è davvero epocale, perché … udite udite! è gratis, ossia non costa nulla alla pubblica amministrazione.

Gli estensori forse erano un po’ distratti, o hanno scritto questa bozza prima che si cominciasse a parlare del fondo europeo per le riforme.

Però c’è tempo per emendare!

E questo sarà uno dei nostri compiti per l’immediato futuro.

Antonio Quatraro

Pubblicato il 24/08/2021

Video conferenze “spesso irrealizzabili per non vedenti”

Autore: Sipontina Prencipe

Chi l’ha detto che i non vedenti non possono realizzare le video conferenze? Gli scettici, quelli che creano i muri. Fare diretta per i non vedenti non è assolutamente un tabù, vi do chiara testimonianza in questo articolo. Tante sono state le esperienze che mi hanno portato allo show vero e proprio.

Quando avevo 16 anni chiesi a mio cugino di parlare con i collaboratori di una radio, per un eventuale provino. L’ho fatto e non vi nascondo che ero molto emozionata. L’esito negativo non mi è stato comunicato personalmente, ma a mio cugino; avrei preferito che me lo dicessero in faccia. A 23 anni ne ho fatto un altro, per un’altra radio e mi hanno detto che avrei ricevuto una risposta dopo due settimane. Ho chiamato ma, per prendermi in giro dicevano: “Non si sa ancora nulla del tuo provino”. Vi chiederete senz’altro: come hai saputo l’esito? Rispondo subito. Direi in maniera brutale! Un giorno di carnevale andai a cantare in una piazza di Manfredonia e, prima che io facessi l’esibizione, hanno comunicato pubblicamente i vincitori. L’atteggiamento denotava una mancanza di rispetto nei confronti miei e dei perdenti. Ovvio, sono rimasta delusa per le sconfitte ma non mi sono fermata perché negli anni successivi ho condotto, anche se per poco tempo, programmi radiofonici in diretta radio e in audio conferenza.

Dal 2017 al 2021 ho trasmesso programmi su Twitter, utilizzando Periscope che consentiva le trasmissioni in audio conferenza. Le mie trasmissioni erano prevalentemente sportive ma dedicavo spazio anche ad altri eventi. Ogni volta che invitavo gli ospiti mandavo la telefonata in diretta, mettendo il viva voce al telefono di mia madre, perché col mio si sarebbe bloccata la diretta.

Ho dedicato alcuni speciali all’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, invitando presidenti e consiglieri delle varie sedi; è stato un grande onore per me avere in trasmissione il Presidente dell’UICI Nazionale Mario Barbuto. A marzo 2021 l’applicazione Periscope è stata chiusa. Mi sono preoccupata e chiesta: “Come farò a trasmettere, visto che non ci sono sistemi di audio e video conferenza accessibili per i ciechi?”. Poi ho sperimentato un nuovo sistema di video conferenza: Stream Yard che utilizzo dal 12 aprile. In realtà lo conoscevo già, perché mi ospitavano spesso nei programmi radiofonici; i conduttori mi mandavano il link ed entravo nello studio virtuale. Ora con Stream Yard sono io l’organizzatrice della video conferenza e trasmetto o su Facebook o Youtube. Mi sembra di stare in uno studio vero, una sensazione che, giorno dopo giorno, mi dà tante soddisfazioni. Anche qui i programmi trattano argomenti d vario genere. Qualche giorno prima della puntata mando via e-mail agli ospiti il link per accedere a Stream Yard con le relative istruzioni. Quando ho deciso di utilizzare il sistema di video conferenza citato non tutti erano d’accordo. Dicevano: “Non capiamo perché devi per forza apparire in video!”. Col passare del tempo hanno visto che sui social ottenevo tante visualizzazioni. Silenzio totale. Creare autonomamente una tv sul web è per me la grande conquista; ho superato l’ostacolo che tutti credevano insormontabile.

Non tutti i sistemi di video conferenza sono accessibili per non vedenti ed ipovedenti, ma quello che sto utilizzando è completamente accessibile, vi assicuro. Certo, in un primo momento ci vuole il vedente che sistema l’inquadratura dell’immagine prima della messa in onda. Quando in video conferenza ci sono più di 2 persone bisogna digitare il comando per allargare la schermata. Non è difficile, il cieco può farlo tranquillamente. Mi piacerebbe raccontare su Slash Radio Web la mia esperienza di cui vi ho parlato. Il messaggio che vorrei fosse recepito da tutti è: “Immergetevi nell’atmosfera dello studio virtuale Respirerete un’ebrezza nuova che, nessuno vi ha mai fatto provare precedentemente. Prima o poi sarete impeccabili nell’organizzazione di un programma in video conferenza”.

Enna – GSD UIC Fucà, bellissimi risultati per una splendida stagione

Autore: Anna Buccheri

Lo sport è vita, disciplina, sacrificio, amicizia, solidarietà, sano agonismo, altruismo. Lo sport è fatto di persone, di sfide, di confronto.

Il GSD UIC Fucà di Enna ha molto lavorato e costruito nel tempo e quest’anno ha raccolto i meritati frutti di impegno, abnegazione e fatica.

Nello Showdown si sono registrati una maggiore partecipazione e un significativo apporto di nuove leve. Diversi sono i giovani che si sono avvicinati alla disciplina in attesa di avere l’età per gareggiare. La Sezione territoriale UICI di Enna ha tre tavoli di Showdown. Le soddisfazioni arrivate quest’anno sono state: passaggio dalla Promozione alla serie C di Filippo Domenico Dinaro, atleta di spessore, che dopo alcune sconfitte aveva lasciato e quest’anno ha ritrovato la giusta motivazione; Luca Bernabei ha cominciato l’attività sportiva tra gennaio e febbraio 2021 e quindi si è potuto allenare poco, ciononostante è arrivato quarto in Promozione; Dario La Paglia è passato dalla serie C alla serie B; Lorenza Sebastiana Scuto è stata promossa dalla serie B alla serie A ed è stata convocata in Nazionale.

Il coach Marta Zocco ha voluto sottolineare che gli atleti sono preparati anche e soprattutto psicologicamente oltre che tecnicamente, hanno imparato a controllare la respirazione, a fermarsi un attimo, a fare esercizi di consapevolezza per un sano equilibrio mente/corpo. Tutto è iniziato tre anni fa con la costruzione di un clima di fiducia fondato sull’affidarsi e sul prendersi cura reciproci.

Risultato ancora più prestigioso è venuto dal Torball. Ernesto Ingarao, vice-Presidente del GSD UIC Fucà di Enna, ha dichiarato che, dopo 35 anni, è stata una vera emozione arrivare in serie A, premio dei sacrifici fatti in allenamento, soddisfazione e gioia condivise dal tecnico Liborio Navarra, che nel suo medagliere aveva già due precedenti promozioni in serie B: una nel 2004 e un’altra nel 2008. Ha vinto la tenacia e si sono raccolti i frutti di un allenamento costante, regolare, continuo.

Nella prima e nella seconda giornata del Girone B è andata un po’ male perché era la prima partita da titolare per Dario La Paglia e la squadra non aveva ancora il giusto amalgama, la giusta sinergia. Nell’ultima giornata di Campionato sono state vinte le partite sia di andata che di ritorno.

Gli allenamenti sono stati condotti con l’Augusta che era rimasto privo del campo. È stata quindi necessaria una serie di accordi e di autorizzazioni, di espletamenti burocratici anche a livello assicurativo rispetto alla tutela dell’incolumità degli atleti in palestra. Si è creato un rapporto di amicizia con tutta la squadra, con il Presidente Sebastiano Patania e con il tecnico Giuseppe Blandino.

In occasione della Coppa Italia (prima fase del Girone B), a gennaio di quest’anno, prima manifestazione federale, svoltasi ad Enna, l’Augusta alla proclamazione del Consiglio dei Presidenti (in cui è generalmente eletto il Presidente della squadra organizzatrice) ha consegnato il gagliardetto vinto nella stagione precedente 2019/2020 al GSD UIC Fucà di Enna.

Dario La Paglia Presidente del GSD UIC Fucà di Enna, per il biennio 2019/2020-2020/2021, ha rilevato che negli ultimi due anni la squadra è cresciuta sia a livello di gioco sia a livello tecnico piazzandosi al secondo posto nel Campionato italiano di Serie B e conquistando la meritata promozione in Serie A: «Lo sport è anche un modo per fare sbloccare gli atleti e spinge ad osare sempre di più, a superare i propri limiti», ha sottolineato.

Un’altra speranza del GSD UIC Fucà di Enna, che è già una certezza, è Cristian Tranchita, 18 anni, judoka che ha trovato nello sport una possibilità di avere e dare fiducia: al gruppo e dal gruppo; a se stesso. Cristian è cintura nera primo DAN.

Riassumendo, gli eventi organizzati quest’anno nonostante il Covid, grazie alla FISPIC che ha predisposto i necessari protocolli di sicurezza, sono stati: Coppa Italia, prima fase Girone B di Torball; Serie A, quinta e sesta giornata Campionato italiano di Torball; Serie B, quinta e sesta giornata Campionato italiano di Torball.

Le tre manifestazioni, tutte di alto livello, si sono svolte al Palazzetto dello Sport di Enna bassa.

Sponsor ufficiali del GSD UIC Fucà di Enna, a conferma di uno stretto, proficuo e significativo radicamento sul territorio ennese e di reciprocità, sono: Or.me.va di Enna, Officina Ortopedica del dott. Biagio Mendolia, figlio del dott. Filippo Mendolia, medico sportivo che ha presenziato a tutte le manifestazioni; Antica Farmacia Henna, che ha fornito le bende oftalmiche per tutti gli eventi;  UICI Sezione territoriale di Enna, per i volontari del Servizio Civile; La tana dei golosi dei fratelli Vigneri di Enna;  R.U.E.M., Riparazione Utensili Elettrici e Meccanici di Roberto La Paglia, Enna, che in occasione del rinnovamento del campo di Torball ha fornito i reggifuni e fatto le saldature, inoltre ha provveduto alla pulizia e alla nebulizzazione per la sanificazione anti-Covid; ONVGI, Organizzazione Nazionale Volontari Giubbe d’Italia di Agira che ha fornito il pulmino per i transfer aeroporto di Catania/Enna e Enna/aeroporto per gli atleti anche delle squadre ospiti, mentre Filippo Campagna ha curato la telecronaca delle partite di Torball avendo la FISPIC accordato il permesso in modo che anche chi non poteva essere presente avesse la possibilità di seguire la partita della squadra; Comune di Enna, per la concessione gratuita della palestra del Palazzetto dello Sport sia per gli eventi sia per gli allenamenti ogni sabato per tutta la stagione sportiva (Responsabile comunale per la palestra, Enzo Arena); Azienda Olivicola Di Gregorio, Enna, per contributi economici; Tipografia Nerd Enna che ha concesso il 50% di sconto su stampa locandine, loghi sulle maglie, cartelloni per norme di sicurezza.

Il CIP, Centro Italiano Paralimpico, che ha sede a Palermo, ha assicurato il proprio supporto a tutte le società siciliane per la ripartenza post-Covid; è stato presente per le manifestazioni sia della Serie A sia della Serie B. Per la Serie A sono intervenuti il Presidente Regionale CIP dott. Mussoni; il Direttore Tecnico Regionale CIP Bentivegna; il Rappresentante Atleti Regionali CIP Ciprì. Per la Serie A e la Serie B hanno presenziato: il Membro della Giunta Regionale Pregadio di Enna; il Commissario Nazionale Fispic, Consigliere Nazionale FISPIC e Presidente UICI Sezione territoriale di Enna, Santino Di Gregorio.   

Santino Di Gregorio esprime soddisfazione per i risultati e per i successi registrati dall’unica realtà sportiva per i non vedenti e per gli ipovedenti di Enna, espressione della locale Sezione territoriale UICI di Enna che dal 1984, anno di fondazione del GSD intitolato a Giuseppe Fucà ex-Presidente Nazionale UICI, si è sempre prodigata per promuovere, sostenere e organizzare ogni iniziativa sportiva che avesse per i non vedenti e per gli ipovedenti di Enna la finalità di dare l’opportunità di conoscere le varie discipline e di scegliere se praticarle o meno. In tale prospettiva ogni non vedente e ipovedente ennese ha avuto l’opportunità di sperimentare varie discipline sportive. Rimane il forte impegno per l’UICI di Enna nel supportare l’attività sportiva per i non vedenti e per gli ipovedenti ennesi che avranno modo di esprimere le loro potenzialità tecnico-agonistiche e di coltivare i valori di amicizia, solidarietà e fratellanza tipici dello sport per un futuro costruito sull’unità e sulla partecipazione condivisa.

Anna Buccheri

Pubblicato il 06/07/2021.

Salerno – Anche le donne non vedenti si truccano

Autore: Arianna De Lisa

Incontro online sul make up con Lucia Esposito

Il giorno 26 maggio 2021  alle ore 17:30 il comitato giovani dell’Uici di Salerno  ha organizzato su piattaforma Zoom l’incontro riguardante il make up, in collaborazione con il comitato donne.

La riunione ha avuto una durata di  due ore, alla quale  hanno partecipato molti soci.

La coordinatrice Arianna De Lisa ha presentato poi la relatrice Lucia Esposito, nostra amica non vedente, che ci ha illustrato tanti consigli utili per truccarsi.  In questo campo, ci aiuta molto la memoria tattile,  anche nel make up oltre ai pennelli, si possono usare anche le mani.

La relatrice Lucia Esposito  ha illustrato poi i seguenti punti:

1 tecniche realizzazione base trucco;

2 tecniche trucco occhi: tipologie di ombretto, matita, mascara e applicazione;

3 tecniche per valorizzare guance e zigomi;

4 applicazione matita labbra e rossetto.

Non sono mancate le domande e le curiosità da parte dei partecipanti, dato che è un argomento interessante e stimolante.

Caro collega

Racconto sul cane guida premiato al Concorso internazionale “Speciale infanzia 2021” indetto dall’Associazione Marel di Roma

Caro collega,

lo so che può sembrare strano sentirsi chiamare così da un cane, ma io non sono un cane qualunque…

Io sono un cane guida.

Eh sì, anch’io guido, ma non quei giganteschi mezzi di trasporto che guidate voi e nemmeno le auto, ma una sola persona che si chiama Francesca. Lei ha perso la vista da qualche anno a causa di un incidente e da qualche mese ha fatto richiesta ed ottenuto dalla scuola Lions Club un cane guida.  Eccomi! Sono Penni, il cane guida di Francesca. La nostra scuola ci forma grazie alle lezioni molto professionali di vari istruttori, solo grazie alle donazioni. Solo così i disabili della vista, possono  vivere più serenamente la quotidianità. Noi siamo per loro indispensabili e fieri di aiutarli. Sono molti gli ostacoli che un “non vedente” deve affrontare ogni giorno e noi possiamo dar loro un aiuto concreto ed essere di supporto ogni momento. Francesca si fida di me, è lei a decidere il percorso da fare dandomi comandi ben precisi. Come conducenti io e te abbiamo molte responsabilità, anche se diverse: mentre tu devi fare attenzione al traffico, a come frenare per non far cadere i passeggeri come birilli, a non chiudere le porte troppo presto e così via, io devo fermarmi ad ogni scalino per permettere a Francesca di salire o scendere, farle evitare tutti gli ostacoli che incrociamo durante il cammino, accompagnarla a fare la spesa, portandola davanti al negozio richiesto. Ti confido che il mio negozio preferito è la panetteria, adoro il profumo del pane!  Di solito mi viene dato un premio speciale, ma sempre troppo piccolo però! Il pane non è cibo buono per cani, peccato! Un’altra cosa importante che devo fare durante il mio lavoro è di accompagnare Francesca all’autobus quando deve andare a lavorare ed è proprio per questo che ti scrivo, per chiedere la tua collaborazione, dato che non è per niente facile per me fare la guida di un non vedente sui mezzi pubblici. Vorrei che tu potessi aiutarci, ne sarei davvero felice, perché basterebbero due semplici ma importanti regole da seguire:

N. 1 Saper riconoscere la maniglia piuttosto vistosa di un cane guida alla quale è agganciata una pettorina.

Capisco che oggigiorno ci sono tanti cani a seguito dei viaggiatori ma noi diversamente da loro non abbiamo l’obbligo di indossare la museruola. Pertanto il segreto per riconoscerci è la maniglia che i disabili visivi  impugnano con la mano sinistra. Quindi quando ti capita di vedere una maniglia agganciata ad una pettorina sposta un momento lo sguardo e vedrai un cane guida: siamo noi “colleghi”.

N. 2 Una volta riconosciuto il cane guida, alla fermata dell’autobus, sarebbe opportuno che il conducente si fermasse davanti al disabile visivo.

Solitamente ci trovi in corrispondenza della palina della fermata dell’autobus. Peccato però che noi cani guida non sempre veniamo notati dai conducenti e la porta del bus, di salita anteriore, rimane chiusa, pertanto dobbiamo utilizzare quella centrale dove entrano tutti i passeggeri. Questo comporta un disagio non indifferente per il disabile visivo che richiede sempre un’attenzione particolare. Se invece ci fosse la possibilità di salire dalla porta anteriore sarebbe tutto più semplice e qualora ci fosse bisogno di chiedere informazioni sul numero del bus che stai guidando possiamo salire tranquilli. Allo stesso tempo sarà possibile per te avvisarci quando scendere. Sappiamo bene che dall’inizio della pandemia è possibile salire solo dalla porta centrale del mezzo pubblico ma per i non vedenti si potrebbe fare un’eccezione,  al fine di  proteggerli da tutti coloro che per la fretta potrebbero trovarsi il cane guida davanti e creare ostacolo al passaggio o manifestare una reazione di paura per chi non ha familiarità con i cani. Tutto questo non perché noi cani guida vogliamo essere privilegiati come conducenti ma piuttosto perché non tutti conoscono il nostro ruolo di assistenza ai disabili visivi e ancor di più non sanno che siamo docili e non aggressivi. Noi siamo cani ben addestrati. Sarebbe bello poter vedere sugli autobus e in giro per le città dei manifesti che educano il cittadino da questo punto di vista. I bambini potrebbero imparare a conoscerci sin da piccoli e la società sarebbe più pronta ad accoglierci in tutti i contesti sociali come gli alberghi, i bar, i ristoranti e altro.  Noi cani guida, come dice la legge, dovremmo avere accesso libero a tutti i luoghi aperti al pubblico ma la maggior parte delle persone non ci conosce ancora. Ecco perché ti chiedo di aiutarci ad intervenire in nostro favore ora che sai come noi cani guida lavoriamo. Tu conosci bene il tuo compito di guida e sai com’è importante portare le persone a destinazione: a scuola, ai posti di lavoro, dal dottore, a vedere la città, come fanno i turisti. Sai, caro collega, io sono molto affascinato del tuo ruolo e sinceramente per me è proprio uno spasso ogni volta vederti guidare…

Credo di aver detto tutto, spero che d’ora in avanti collaboreremo per semplificare il lavoro di entrambi e poi chissà… Magari un giorno faremo uno scambio: io guiderò l’autobus e tu il mio bipede, così ci confronteremo con nuove esperienze.

Un caro saluto e a presto, con fiducia,

                                                                                                                 Penni e Francesca

Pubblicato il 15/06/2021.

Buone notizie per la cura dei nostri animali

Autore: Valter Calò

Il Ministro Speranza ha annunciato la notizia con Decreto 14 aprile 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (GU n.120 del 21-5-2021).

“Uso in deroga di medicinali per uso umano per animali non destinati alla produzione di alimenti”.

Cosa vuol dire “uso in deroga” di farmaci umani per gli animali?

Il medico veterinario è tenuto a prescrivere soltanto farmaci veterinari specie-specifici, ma il decreto legislativo del 2006 disciplinava già alcune deroghe a questa norma.

Cosa dice il decreto del 2006?

Ove non esistano medicinali veterinari autorizzati per curare una determinata affezione di specie animale, il veterinario può, in via eccezionale o in deroga al decreto, trattare l’animale con un farmaco autorizzato in Italia per l’uso su un’altra specie animale, ovvero in mancanza di un farmaco veterinario, può essere prescritto un farmaco per uso umano.

Quindi era già possibile, ma solo in casi eccezionali e regolamentati, che il veterinario prescrivesse un farmaco umano.

Durante l’esame della manovra finanziaria negli ultimi giorni di dicembre 2020, la Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento con l’inserimento di un articolo aggiuntivo nel decreto legislativo 193/2006.

Cosa cambia con la modifica al decreto del 2006?

Come scritto, finora la prescrizione di un farmaco umano per l’uso veterinario è stata circoscritta all’assenza di un farmaco veterinario che contenga il principio attivo necessario. Esistono in commercio farmaci umani e veterinari che contengono lo stesso principio attivo come antibiotici, antiinfiammatori, alcuni antiepilettici, farmaci per disfunzioni cardiache ecc.

Qual è la differenza tra farmaci uso umano e uso veterinario?

Impensabile ma vero, solo ed esclusivamente il prezzo del farmaco stesso, il farmaco ad uso veterinario è molto più caro di quello ad uso umano.

Alcuni esempi:

L’antibiotico Amoxicillina nella sua versione di farmaco generico a uso umano costa poco più di 3,00 € per 12 compresse da 1 grammo (quindi 12 grammi di principio attivo), l’equivalente veterinario, costa 23,70 € per la confezione da 10 compresse da 500 mg (quindi 5 grammi di principio attivo).

Il Fenobarbital, un antiepilettico a uso veterinario, ha un costo di circa 12,00 € per 60 compresse da 60 mg, l’equivalente per uso umano ha un prezzo sotto i 2,00 €. Una differenza molto consistente se si pensa che si tratta di un farmaco che l’animale deve prendere a vita, e non solo per un periodo limitato.

Cosa succede con questa modifica al decreto?

Quello che è successo con i farmaci ad uso umano quando sono stati introdotti i farmaci generici, si sono abbassati i costi delle terapie, così che anche i nostri amici fidati potranno essere curati con una spesa molto inferiore, facendo risparmiare parecchi soldi ai proprietari.

Tanti nostri soci mi avevano contattato rimarcando proprio questo problema, ovvero proprietari di animali d’affezione e cani guida, tutti affetti da patologie croniche, per continuare a sostenere e dare benessere ai loro animali dovevano sottoporli a somministrazioni continue di farmaci molto costosi mettendoli spesso in difficoltà economica.

Il fine di questo aggiustamento normativo è proprio quello di diminuire il costo della terapia.

Semplifichiamo, sperando di fare chiarezza al decreto che è stato appena approvato:

Il medico veterinario è il professionista sanitario autorizzato già dall’ordinamento nazionale a prescrivere, in via esclusiva e sotto la sua responsabilità, un medicinale per uso umano autorizzato, (ai sensi della direttiva 2001/83/CE o del regolamento (CE) n. 726/2004).

Con questo decreto 2021, il medicinale per uso umano potrà essere prescritto sulla base della miglior convenienza economica per l’acquirente per il trattamento dell’animale in cura e di cui l’acquirente sia proprietario o detentore e comunque soltanto a condizione che tale medicinale contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario indicato per il trattamento dell’animale in cura.

Le disposizioni del presente decreto non trovano applicazione nei casi di un medicinale ad uso umano contenente sostanze antibiotiche di importanza critica per la salute umana e di sostanze antibiotiche non autorizzate ad uso veterinario.

Il medico veterinario verifica che il medicinale ad uso umano, da destinarsi alla terapia di animali da affezione non sia inserito nella lista dei farmaci temporaneamente carenti pubblicata sul portale istituzionale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA).

Concludendo, il veterinario può prescrivere un farmaco ad uso umano, ma non incondizionatamente, viste le limitazioni sopra riportate, con la finalità di abbassare il costo terapeutico, diminuendo così la spesa per il proprietario o detentore dell’animale, permettendo quindi di prescrivere il farmaco umano qualora il suo prezzo sia più basso di quello veterinario e non solo se il farmaco non esiste tra i farmaci ad uso veterinario, come veniva enunciato dal decreto del 2006.

Attenzione: sarà sempre il medico veterinario a valutare la tipologia del farmaco da prescrivere, considerate però che i cani vanno da un peso di 1 Kg fino a 100 Kg, quindi il veterinario dovrà fare molta attenzione alla posologia onde evitare eventuali iper- o ipo- dosaggio.

Mi permetto di darvi un consiglio, quando il vostro veterinario ha eseguito tutti gli accertamenti per arrivare ad una diagnosi e si sta apprestando a formulare l’atto più importante della visita, ovvero la terapia, chiedete se possibile, in base a quanto soprascritto che venga formulata una terapia farmacologica per uso umano qualora ci sia una notevole differenza di prezzo.

Una carezza ai vostri animali e un saluto a tutti voi.

Calò dr. Valter

Pubblicato il 09/06/2021.