Legge delega in materia di disabilità: riflessioni

Autore: Roberto Callegaro

Con riferimento all’articolo pubblicato su questo giornale online UICI da Franco Lepore in data 12/01/2022 si osserva che il citato “accomodamento ragionevole” al fine di garantire l’inclusione delle persone con disabilità, anche in presenza di specifiche situazioni particolari, complesse o impreviste risulta essere una garanzia attenuata.

La dizione che garantirebbe meglio l’inclusione sarebbe quindi la “realizzazione degli adattamenti necessari e possibili”.

L'”accomodamento ragionevole” introduce un elemento di alea e di indeterminatezza che potrebbe risultare di ostacolo all’inclusione.

Anche se l'”accomodamento ragionevole” è previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ciò andrebbe interpretato come livello minimo e non come livello massimo di garanzia. Ad esempio la legge 68/99 che stabilisce le quote obbligatorie per il collocamento delle persone con disabilità è chiaramente oltre il limite dell'”accomodamento ragionevole” in quanto prescinde da una preventiva analisi e valutazione di ciò che è ragionevolmente utile per il datore di lavoro. Se si sostituisse l’obbligo delle quote con il criterio dell'”accomodamento ragionevole” avremo certamente più difficoltà di collocare al lavoro persone con disabilità. 

Quindi è bene avere riferimento a trattati internazionali ma è altrettanto bene cercare di andare oltre e di migliorarli, anche perché la realizzazione di situazioni migliori a loro volta potrebbero essere spunto per migliorare i trattati internazionali.

Per quanto poi riguarda la prevista separazione dei percorsi valutativi previsti per le persone anziane da quelli previsti per gli adulti e per i minori, va posta attenzione al fatto che non si realizzi una situazione di minor vantaggio per gli anziani rispetto ai quali procedure uguali agli adulti e ai minori sarebbero più garantiste. La garanzia infatti dovrebbe stare non in diverse procedure ma in procedure semplici ed efficienti uguali per tutti.

Questa legge era partita male con una prima proposta che prevedeva un’invarianza di spesa e quindi un improbabile miglioramento della persona con disabilità. Ora che comunque è stata approvata va accettata la sfida della realizzazione dei decreti che ci dovrà vedere parti vigili e attive ai tavoli tecnici di definizione degli stessi.

Roberto Callegaro

Pubblicato il 17/01/2022.

La Legge Delega in materia di disabilità: prime riflessioni

Autore: Franco Lepore

Lo scorso 30 dicembre è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge 22 dicembre 2021 n. 227 recante la delega al Governo per il riassetto di alcune disposizioni vigenti in materia di disabilità. Il testo era stato presentato dal Consiglio dei Ministri in base agli impegni assunti dall’Italia nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è stato approvato all’unanimità da entrambi i rami del Parlamento.

La Legge delega, che si fonda sulla moderna concezione della disabilità secondo il principio biopsicosociale, intende consentire alle persone con disabilità di essere protagoniste della propria vita. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità definisce la condizione di disabilità come il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri. Inoltre il provvedimento prevede che la persona interessata, o chi la rappresenta, debba partecipare pienamente ai processi di riconoscimento della condizione di disabilità e alla definizione dei progetti che la riguardano.

L’obiettivo della Legge è quello di garantire alla persona con disabilità il riconoscimento della propria condizione, anche attraverso una valutazione della stessa congruente, trasparente e agevole che consenta il pieno esercizio dei suoi diritti civili e sociali, compresi il diritto alla vita indipendente e alla piena inclusione sociale e lavorativa, nonché l’effettivo e pieno accesso al sistema dei servizi, delle prestazioni, dei trasferimenti finanziari previsti e di ogni altra relativa agevolazione. Inoltre la norma intende promuovere l’autonomia della persona con disabilità e il suo vivere su base di pari opportunità con gli altri, nel rispetto dei princìpi di autodeterminazione e di non discriminazione.

La Legge interviene in diversi ambiti che possono essere così sintetizzati:

a) Definizione della condizione di disabilità, nonché revisione, riordino e semplificazione della normativa di settore.

Nella legislazione italiana esistono varie definizioni che riguardano le persone con disabilità, frutto di una normativa stratificata nel tempo e non sempre coordinata. Pertanto si intende pervenire all’adozione di un’unica definizione di «disabilità» coerente con quanto stabilito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Saranno introdotte disposizioni che prevedano una valutazione di base della disabilità distinta da una successiva valutazione multidimensionale fondata sull’approccio bio-psico-sociale. Sarà adottata una definizione di «profilo di funzionamento» coerente con la Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (ICF). Infine sarà introdotta nella legge 5 febbraio 1992 n.104 la definizione di «accomodamento ragionevole» al fine di garantire l’inclusione delle persone con disabilità, anche in presenza di specifiche situazioni particolari, complesse o impreviste.

b) accertamento della condizione di disabilità e revisione dei suoi processi valutativi di base.

La Legge intende rivedere gli aspetti procedurali e organizzativi in modo da assicurare tempestività, efficienza, trasparenza e tutela della persona con disabilità. In particolare saranno razionalizzati e unificati in un’unica procedura i processi valutativi di base per il riconoscimento della situazione di handicap, invalidità civile, cecità civile, sordità civile, sordocecità, individuazione degli alunni con disabilità e accertamento della disabilità ai fini dell’inserimento lavorativo. Inoltre si procederà con la separazione dei percorsi valutativi previsti per le persone anziane da quelli previsti per gli adulti e per i minori al fine di  ottimizzare e qualificare percorsi e strumenti, rendendoli più specifici per ogni differente età. Infine sarà affidata ad un unico soggetto pubblico l’esclusiva competenza medico-legale sulle procedure valutative.

c) valutazione multidimensionale della disabilità, realizzazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

La valutazione multidimensionale dovrà essere svolta attraverso l’istituzione e l’organizzazione di unità di valutazione multidimensionale composte in modo da assicurare l’integrazione degli interventi di presa in carico, di valutazione e di progettazione da parte delle amministrazioni competenti in ambito sociosanitario e socioassistenziale. In particolare la valutazione multidimensionale dovrà assicurare, sulla base di un approccio multidisciplinare e con la partecipazione della persona con disabilità e di chi la rappresenta, l’elaborazione di un progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, il quale individui i sostegni e gli accomodamenti ragionevoli che garantiscano l’effettivo godimento dei diritti e delle libertà fondamentali, tra cui la possibilità di scegliere, in assenza di discriminazioni, il proprio luogo di residenza e un’adeguata soluzione abitativa, anche promuovendo il diritto alla domiciliarità delle cure e dei sostegni socioassistenziali.

d) informatizzazione dei processi valutativi e di archiviazione.

Saranno istituite piattaforme informatiche, accessibili e fruibili, per consentire la consultazione delle certificazioni e delle informazioni riguardanti i benefìci economici, previdenziali e assistenziali e gli interventi di assistenza sociosanitaria che spettano alla persona con disabilità e alla sua famiglia.

e) riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità.

Presso ciascuna amministrazione dovrà essere individuata una figura dirigenziale preposta alla programmazione strategica della piena accessibilità, fisica e digitale, delle amministrazioni da parte delle persone con disabilità. Inoltre sarà prevista la nomina, da parte dei datori di lavoro pubblici, di un responsabile del processo di inserimento delle persone con disabilità nell’ambiente di lavoro.

f) istituzione di un Garante nazionale delle disabilità.

La Legge prevede l’istituzione del Garante nazionale delle disabilità, quale organo di natura indipendente e collegiale, competente per la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità. A tal fine saranno definite le competenze, i poteri, i requisiti e la struttura organizzativa del Garante, disciplinandone le procedure e le funzioni. Questa figura potrà raccogliere segnalazioni da persone con disabilità che denuncino discriminazioni o violazioni dei propri diritti e potrà vigilare sul rispetto dei diritti e sulla conformità alle norme e ai princìpi stabiliti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, dalla Costituzione, dalle leggi dello Stato e dai regolamenti. Potrà poi svolgere verifiche sull’esistenza di fenomeni discriminatori e richiedere alle amministrazioni e ai concessionari di pubblici servizi le informazioni e i documenti necessari allo svolgimento delle funzioni di sua competenza, intervenendo con raccomandazioni e pareri, sollecitando o proponendo interventi, misure o accomodamenti ragionevoli per superare le criticità riscontrate.

g) potenziamento dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Sarà potenziato l’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, ridefinendone le competenze e potenziandone la struttura organizzativa.

Fra le norme transitorie la Legge prevede una forma di “clausola di salvaguardia”. Difatti le nuove disposizioni introdotte dovranno essere coordinate con quelle ancora vigenti, facendo salvi le prestazioni, i servizi, le agevolazioni e i trasferimenti monetari già erogati ai sensi della normativa vigente, al fine di salvaguardare i diritti già acquisiti.

La Legge potrà disporre di diversi stanziamenti che  saranno individuati nel Fondo per la disabilità e la non autosufficienza, nelle risorse disponibili nel PNRR e mediante la razionalizzazione e la riprogrammazione delle risorse già previste per la disabilità.

La Legge delega sulla disabilità rappresenta l’attuazione di una delle riforme previste dal PNRR e intende applicare concretamente i princìpi e le prescrizioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Il mondo dell’associazionismo ha accolto con favore questa novità legislativa poiché rappresenta un ulteriore passo avanti verso un nuovo approccio al mondo della disabilità. Sin dalla presentazione del disegno di Legge, le Federazioni FAND e FISH hanno avuto una costante interlocuzione con la Ministra alle disabilità Erika Stefani e hanno fornito il loro prezioso contributo per il miglioramento del testo poi presentato alle Camere.

Nei prossimi 20 mesi il Governo sarà chiamato ad adottare i decreti attuativi che dovranno dettare le linee guida e le procedure per la concreta attuazione dei principi della Legge delega. A tal fine il Governo provvederà al coordinamento, sotto il profilo formale e sostanziale, delle disposizioni legislative vigenti, anche di recepimento e attuazione della normativa europea, apportando a esse le opportune modifiche volte a garantire e migliorare la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa di settore. Il Governo, nella predisposizione dei Decreti legislativi, dovrà assicurare la leale collaborazione con gli enti locali e si avvarrà del supporto dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Naturalmente, anche in questa seconda fase molto delicata, le Associazioni non dovranno far mancare il loro contributo per perseguire una piena ed effettiva inclusione delle persone con disabilità nella società.

Franco Lepore

Pubblicato il 12/01/2022.

La condivisione del disagio per un’umanità che può rinnovare se stessa, ogni giorno…

Autore: Pierfrancesco Greco

Interessanti contenuti e spunti di riflessione al simposio tenutosi, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle Persone con Disabilità, presso la Sala Giorgio Leone della Biblioteca Nazionale di Cosenza, istituzione da sempre vicina alla mission dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Da Cosenza

“Uno sguardo oltre le barriere”: un anelito, una meta, una ragione di vita, non solo un tema per un Convegno… Un Convegno che, promosso e organizzato dall’ Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con i suoi livelli Nazionale, regionale e territoriale, in collaborazione con la Fand Calabria e col patrocinio del Ministero della Cultura, s’è svolto, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle Persone con Disabilità, presso la Sala Giorgio Leone della Biblioteca Nazionale di Cosenza, istituzione la quale, nella persona del suo direttore, dottor Massimo De Buono, ancora una volta ha palesato una rimarchevole sensibilità in ordine alla portata morale animante l’opera, o meglio, la mission di un’Associazione, quale, appunto, l’UICI, in cui, da oltre cento anni, trova respiro la volontà di garantire ai disabili della vista un’esistenza pienamente aperta sulle prospettive dell’autonomia, dell’inclusione, della libertà, in definitiva della felicità. Una volontà, una determinazione che nel simposio ha trovato espressione nelle parole di Pietro Testa, Presidente Regionale UICI Calabria, di Franco Motta Presidente della sezione territoriale UICI di Cosenza, della dottoressa Giusi Bartolotto, Responsabile Istruzione UICI Provinciale Cosenza e moderatrice del simposio, e della dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI, la quale, unitamente al dottor Maurizio Simone, Vice Pres. Agg. Nazionale ANGLAT, e alla dottoressa Debora Cilio, Sociologa dell’Università della Calabria, ha offerto spunti di riflessione interessanti sulle linee valoriali che il consesso umano dovrà far proprie, al fine di trovare, in maniera definitiva e duratura, la strada della piena uguaglianza e delle vere pari opportunità, al cospetto di una contemporaneità refrattaria ad ascoltare e ad abbracciare la realtà quotidiana, le sensazioni, i palpiti di chi vive situazioni di discriminazione e marginalizzazione. Situazioni da fugare, da eliminare, da superare con il coraggio dell’ascolto e la forza della disponibilità: l’ascolto delle necessità di chi vive il disagio, la disponibilità a sentire proprio l’altrui disagio e a superarlo, insieme, volgendo veramente, e per sempre, “Uno sguardo oltre le barriere”.

Pierfrancesco Greco

Pubblicato il 13/12/2021.

Il percorso per i ciechi e gli ipovedenti dello Juventus Museum: un progetto d’avanguardia, oltre lo sport

Autore: Pierfrancesco Greco

Alla realizzazione del progetto hanno contributo gli organismi regionali e cittadini dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con alcuni suggerimenti volti a rendere l’itinerario efficace ed effettivamente fruibile dalle persone con disabilità visiva

Cosa vuol dire, per un club calcistico, essere all’avanguardia, ben oltre l’ambito sportivo? Vuol dire tante cose, tra cui offrire alle visitatrici e ai visitatori, che non hanno la possibilità di apprezzare con gli occhi il palpito che la luce offre all’animo umano, l’opportunità di toccare, di ammirare, con altri sensi, la sua storia, proprio come ha inteso fare la Juventus, la quale ha posto la sua scintillante leggenda quale filo conduttore di un itinerario agibile, attrezzato per accompagnare le emozioni degli ospiti ciechi e ipovedenti in una full immersion tra i tesori custoditi ed esposti in uno dei musei calcistici più belli e ricchi del mondo. In effetti, la realizzazione di un percorso accessibile alle persone con disabilità visiva allo Juventus Museum apre una nuova fase inerentemente alla dimensione culturale del fenomeno calcistico nel nostro Paese; una dimensione che trova respiro nella passione, in quel turbinio emotivo che accarezza il cuore di un’infinità di appassionati, legati da un filo invisibile, eppure inconsumabile, ai colori di una maglia baciata dal vento e attinta a volte dalla pioggia, altre dalla neve, il più delle volte dal sole, sempre scaldata dall’abbraccio ideale di chi al tifo verso la squadra del cuore riserva parte del proprio vissuto quotidiano, in un sospiro collettivo capace di toccare l’empireo ove brillano dell’Amore le Stelle. Quelle Stelle che scandiscono la monumentale vicenda storica e sportiva della Juventus; Stelle che si moltiplicano nel tempo e che, incastonate su quella maglia a strisce bianconere, certificano un’eccellenza italiana, la quale ieri, 3 dicembre, Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, ha aperto, agli appassionati interessati da minorazione visiva, nuovi sentieri attraverso cui giungere a godere dei suoi splendori straripanti nel mito: e sono sentieri di luce, quelli che si snodano lungo le sei postazioni ove si trovano i pannelli tattili, per mezzo dei quali, grazie pure al sistema Braille e alle audiodescrizioni azionabili attraverso QR Code in rilievo, è possibile ripercorrere alcuni dei momenti più significativi – dalla fondazione alle prime vittorie, dal Quinquennio degli anni ’30 alla conquista di tutti i Trofei internazionali, dal ciclo euromondiale di Lippi all’incredibile serie di Scudetti e trofei nazionali dei recenti due lustri – punteggianti la Storia della squadra di calcio nata a Torino, nel 1897, per iniziativa di alcuni studenti del Liceo Classico “Massimo D’Azeglio”, su una panchina del centro cittadino; panchina che è custodita nel museo bianconero, nelle cui sale è stata predisposta anche una simulazione, miscelante impulsi sonori capaci di infrangere la barriera del buio, talmente avvolgente da offrire al visitatore l’impressione di camminare sul manto erboso calcato dai campioni che, dal settembre del 2011, incantano le tribune dell’Allianz Stadium. Una Storia destinata ad arricchirsi di altre vittorie e che sarà possibile vedere con altri sensi, diversi dalla vista, grazie ai nuovi strumenti installati nella casa juventina, a coronamento di un progetto portato avanti con la consueta lungimiranza dalla Juventus e alla cui concretizzazione ha dato un notevole contributo l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Regionale del Piemonte e la sezione territoriale di Torino della medesima associazione, con alcuni suggerimenti volti a rendere l’itinerario efficace ed effettivamente fruibile dalle persone con disabilità visiva; e l’UICI, nelle persone di Franco Lepore, Presidente Regionale dell’UICI, e di Giovanni Laiolo, Presidente dell’UICI torinese, hanno espresso tutta la loro soddisfazione per la disponibilità e la vicinanza mostrata dallo Juventus Museum verso le esigenze dei ciechi e degli ipovedenti, provvedendo ad approntare un percorso che, oltre a regalare ai tifosi bianconeri e agli appassionati di calcio l’esperienza straordinaria di “sentire” tutta la magia della Storia della Juventus, massimizza la vocazione inclusiva in cui trova la propria ragion d’essere la dimensione sportiva e che, questo l’augurio dei vertici regionali e cittadini dell’UICI, sarà foriero di ulteriori occasioni di collaborazione tra la loro Associazione e uno dei Club più prestigiosi del Pianeta. Un prestigio che, col percorso inaugurato ieri, dedicato alle persone con disabilità sensoriale ma da cui tutti potranno trarre utilità, assume un carattere, se possibile, ancora più inclusivo, facendo propri, nuovamente, e in maniera fattuale, i temi dell’integrazione e delle pari opportunità, quelli che l’UICI incarna da oltre cento anni, quelli verso cui la Juventus ha da sempre mostrato attenzione e che, ancora una volta, la pongono all’avanguardia, ben oltre l’ambito sportivo.

Pierfrancesco Greco

Pubblicato il 06/12/2021.

Muoversi a Roma senza vedere: una sfida ogni giorno più dura

Autore: Fabrizio Marini

Sarà capitato a molti lettori di questo blog di incontrare, sulle strade o sui mezzi pubblici della nostra città, persone che si muovono con l’aiuto di un bastone bianco o di un cane guida, oppure che si avvicinano un po’ troppo ai cartelli segnaletici per poterli leggere. In tutti questi casi vi siete imbattuti in persone con disabilità visiva: ciechi o ipovedenti rispettivamente.

Se vi state chiedendo cosa ci spinge ad affrontare tutti i giorni i disagi legati al muoversi a Roma con i mezzi pubblici nonostante la nostra condizione, sappiate che molto spesso ce lo chiediamo anche noi. Vista razionalmente e dall’esterno, infatti, l’idea di camminare sui nostri disastrati marciapiedi e spostarsi con i nostri inefficienti e inaccessibili mezzi pubblici, senza vedere o contando esclusivamente su un piccolo residuo visivo, può rasentare l’incoscienza. L’unico argomento che ci sentiamo di portare a nostra difesa è la voglia di libertà e indipendenza, in nome della quale molti di noi sono disposti a superare difficoltà anche maggiori di quelle che qui vi illustreremo.

In questo e in altri articoli che seguiranno nelle prossime settimane, cercheremo di raccontarvi le sfide che affrontiamo ogni giorno dopo aver chiuso la porta di casa, i trucchi che adottiamo per provare a superarle e le richieste che portiamo alle istituzioni per migliorare la qualità della vita nostra e di tutti i cittadini; richieste che, ça va sans dir, restano spesso inascoltate.

Cane guida e bastone bianco.

Come può una persona che non vede muoversi in città? Banalmente, camminando come chiunque altro, purché non presenti disabilità aggiuntive. Salire o scendere una scala, ad esempio, è senz’altro possibile anche senza il dono della vista, se questa è adeguatamente segnalata. Tutto a posto quindi? Non esattamente…

Il problema principale affrontato dalle persone cieche che si muovono autonomamente è quello di anticipare gli ostacoli per evitare incidenti o infortuni. Auto in sosta selvaggia, tavolini ed altri elementi di arredo urbano, oltre ai tanto vituperati monopattini, occupano ormai buona parte dei nostri marciapiedi, aumentando ogni giorno il grado di difficoltà dello slalom necessario per evitarli. L’ausilio che, prima di ogni altro, tutti noi impariamo ad utilizzare per aggirare gli ostacoli e soprattutto per segnalare la nostra presenza è il bastone bianco, la cui funzione è internazionalmente codificata da oltre cento anni.

Un’analisi poco attenta può far pensare al bastone bianco come mezzo necessario per il sostegno di un pedone con problemi di vista; tuttavia, osservando meglio i movimenti di chi se ne avvale, ci si accorge presto che la sua funzione è tutt’altra. Fin dall’età scolare, operatori specializzati educano i ragazzi ciechi a muovere il bastone davanti a loro, in modo tale che ogni ostacolo venga intercettato dal bastone stesso e possa quindi essere evitato. Al netto di casi residuali, un bastone bianco è un dispositivo a bassa tecnologia e non presenta parti elettriche o elettroniche; solo il suo corretto utilizzo, appreso in corsi della durata di alcune decine di ore, ci consente di muoverci nel modo migliore possibile, perfino in città come Roma, progettate senza tener conto delle persone con disabilità.

Altra funzione fondamentale del bastone bianco è quella di garantire la riconoscibilità di chi lo utilizza. È infatti opportuno che una persona cieca, quando si muove da sola, sia immediatamente riconoscibile come tale da chiunque la incontri. In questo modo si evitano incidenti e, in generale, situazioni spiacevoli.

Più affidabile del bastone bianco, nonché fonte di interesse e curiosità per i passanti, è il cane guida. Cresciuti da famiglie volontarie e addestrati in apposite scuole, i cani guida vengono poi assegnati alle persone cieche che ne facciano richiesta e che dimostrino di essere già in grado di muoversi con il bastone bianco. Rispetto a quest’ultimo, garantiscono ai loro padroni una deambulazione più rapida e sicura, interpretando correttamente i flussi di traffico ed evitando la maggior parte degli ostacoli che intralciano il nostro cammino.

Si potrebbe pensare, a questo punto, che tutti noi, crescendo, decidiamo di abbandonare il bastone bianco e affidarci a un cane guida. In realtà questo, nella maggior parte dei casi, non accade, tanto che sono ancora pochi i possessori di questi straordinari amici a quattro zampe. I fattori che ostacolano questo processo sono molteplici. Innanzitutto, al pari dei suoi simili e forse di più, il cane guida ha bisogno di cure e attenzioni che non tutti sono in grado o si sentono di prestargli. Inoltre, nonostante la legge imponga ai gestori di pubblici esercizi (bar, ristoranti, negozi, hotel, ecc.) di consentire il libero accesso ai cani guida, molti sono ancora oggi i casi di rifiuto o i malumori destati dalla loro presenza, tanto che spesso siamo costretti a portare con noi un estratto della normativa in vigore. Anche quando vediamo i nostri diritti riconosciuti, magari grazie all’intervento delle forze dell’ordine, finiamo per essere ospiti di una realtà che mal sopporta la presenza nostra e dei nostri inseparabili compagni di viaggio, il che conferisce un sapore amarissimo alla nostra vittoria.

L’ipovisione, questa sconosciuta.

Ancora oggi, sentendo parlare di ipovedenti, molti immaginano si tratti di un termine più cortese per definire le persone cieche. Frutto di grossolani errori di comunicazione da parte dei media main stream, questa credenza è molto diffusa e le nostre associazioni compiono grandi sforzi per restituire dignità alla parola “ipovisione” e a chi vive questa condizione ogni giorno.

A grandi linee, gli ipovedenti sono coloro i quali, pur potendo contare su un residuo visivo, non sono in grado, ad esempio, di guidare un’automobile, di distinguere colorazioni simili tra loro o di leggere scritte troppo piccole o troppo distanti. Come dite? È una definizione molto generica e non ci si capisce gran che? Non vi si può dar torto, ma è quasi impossibile migliorarla senza scendere troppo nel tecnico. Al di là di tutto, le centinaia di malattie che possono colpire i nostri occhi, nei loro diversi stadi e combinate tra di loro in altrettanti modi, generano un numero incalcolabile di situazioni di ipovisione, tanto che è impossibile comprendere come e cosa veda un ipovedente senza chiederlo direttamente all’interessato.

In un panorama estremamente variegato come quello sopra descritto, è facile accorgersi che, per noi ipovedenti, è molto più difficile descrivere la propria condizione e le proprie necessità rispetto a chi non vede del tutto. Inoltre gli ipovedenti non sono, per chi li incontra, immediatamente riconoscibili come i ciechi assoluti, il che è spesso causa di disguidi e disagi per noi e per gli altri.

Per muoversi autonomamente, le persone ipovedenti utilizzano quanto più possibile il loro residuo visivo, sfruttando, a seconda della loro specifica condizione, le fonti di luce, il contrasto cromatico e di luminanza o l’esistenza (in vero molto rara) di segnaletica ad alta leggibilità. Spesso si avvalgono di tecnologie compensative, che descriveremo in un prossimo articolo.

Conclusioni.

Abbiamo qui cercato di descrivere, per sommi capi, il problema della mobilità di noi ciechi e ipovedenti e gli ausili che utilizziamo per essere, quanto più possibile, autonomi nei nostri spostamenti in città. Nei prossimi articoli approfondiremo questi temi e parleremo di come le istituzioni e i cittadini possono supportarci e venire incontro alle nostre esigenze. Risponderemo volentieri ai commenti e alle domande di voi lettori. Continuate a seguire gli amici di Odissea Quotidiana e… non perdeteci di vista! J

Per approfondire.

Questo articolo è il frutto di una collaborazione tra il nostro blog e la Sezione Provinciale di Roma dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Potete contattare l’associazione visitando il loro sito internet o la loro pagina facebook.

Fabrizio Marini

Pubblicato il 03/12/2021.

Arte da toccare? Guardateci con altri occhi: un salto di qualità?

Autore: Antonio Quatraro

Oggi, in preparazione della giornata dedicata alle persone con disabilità, nell’auditorio Giorgio Vasari, presso la Galleria degli Uffizi a Firenze, introdotta dal dott. Heike Schmidt, è stato presentato il nuovo libro multimediale “La primavera del Botticelli”, edito da Silvio Zamorani di Torino, e prossimamente in vendita.

Si tratta di un libro multimediale, con particolari accorgimenti per utenti non vedenti e ipovedenti, grazie all’impiego di una resina speciale che consente di realizzare particolari tattili e cromatici.

Il libro è stato prodotto con la supervisione della sezione UICI di Firenze, in vendita ad un costo popolare; i contenuti audio sono reperibili anche all’indirizzo: https://www.uffizi.it/pagine/accessibilita

Nella sua breve ma acuta introduzione, il dott. Schmidt, un vero amico dell’UICI, ha portato all’attenzione del pubblico e di giornalisti il concetto delle “diverse disabilità”, connaturato con la stessa condizione umana. “alcuni animali vedono a 360 gradi, il coccodrillo vede  anche i raggi infrarossi…”

In questa ottica, il dott. Schmidt ha illustrato l’importanza dei percorsi tattili, ormai una tradizione per gli Uffizi, e ha chiarito la portata culturale del nuovo libro, una vera sfida, non certo per restituire il colore ai ciechi, bensì per “aprire gli occhi anche di chi vede” sul valore del “toccare per sentire, conoscere, capire, godere del bello”.

Dopo il saluto del presidente Niccolò Zeppi, io stesso, portando il saluto del Presidente Nazionale, ho ringraziato il Dott. Schmidt e tutti i suoi collaboratori per l’alto valore culturale ed umano dell’iniziativa.

Al di là di ogni considerazione finalizzata a mettere in evidenza le strategie compensative, il ruolo dell’educazione estetica, la condizione di disabilità visiva non è mai desiderabile. Pur tuttavia, metterla al centro dell’attenzione in un luogo d’arte, ossia nel regno del bello, significa sicuramente invertire la tendenza culturale ancora prevalente, di guardare prima di tutto a ciò che manca. La fruizione dell’opera d’arte è legata a stati emotivi di forte impatto sulla persona; il bello è liberazione, è svincolarsi dalle catene del tempo, dello spazio, e della disabilità. Proporre un manufatto che coniuga tatto e vista, rivolto non solo ai diretti interessati, ma al grosso pubblico, davvero fa la differenza. “vi ringrazio a nome della nostra Unione perché il libro ed il percorso tattile, offerto nel museo con il maggior numero di visitatori in Italia, è uno dei migliori biglietti da visita che possiate donarci; un biglietto che “aprirà gli occhi anche a chi vede ma non sempre sa guardare e ri-guardare”, ho concluso.

Antonio Quatraro

Racconto dell’opera d’arte

Autore: Francesco Giangualano

Si è conclusa ieri a Roma, presso il Centro Congressi La Nuvola, la prima fiera dell’arte moderna e contemporanea della Capitale: Roma Arte in nuvola.
La Fiera, grazie alla partecipazione di molte gallerie d’arte e alla presenza di diversi artisti di livello internazionale, ha riscontrato un grande successo, sia per l’importante presenza di diversi stimati critici d’arte, sia a livello di affluenza di pubblico.
Tra i progetti speciali presenti in Fiera, spiccava l’opera dell’artista Pamela Diamante, Generare corpi celesti – Esercizi di stile, la cui Courtesy è della Galleria Gilda Lavia di Roma, che si situava al primo piano, proprio ai piedi della nuvola presente all’interno della struttura, da cui si poteva ammirare anche affacciandosi.
L’opera, installata all’interno di una stanza per l’occasione prefabbricata, nasce dopo che l’artista ha sentito parlare, qualche anno fa, di alcuni display orbitali in preparazione da parte di una start up russa, che vorrebbero proiettare le pubblicità direttamente dallo spazio sulle nostre città, impedendo così agli uomini di poter ammirare il cielo stellato.
A questo punto l’artista ha capovolto questa visione claustrofobica che cancella la poesia delle magiche notti stellate, che permette agli uomini di sognare e sentirsi liberi, ed ha voluto costruire un’opera coinvolgendo anche un non vedente dalla nascita, Antonio Giampietro, e un ragazzo che invece ha perso la vista in età adulta, Paolo Carrieri.
Al centro della stanza prefabbricata, è stato posizionato un tappeto su cui sono posati due monitor, uno che guarda verso l’alto, l’altro rivolto verso il pavimento, entrambi contenuti da un cerchio metallico. Il monitor che guarda verso l’alto proietta l’immagine di un occhio che si apre e si chiude, proponendo, ad ogni nuova apertura, il logo di una multinazionale.
Sulle pareti della stanza, ad accogliere e ad avvolgere lo spettatore che entra da un lato di essa e esce dalla parte opposta, due grandi tele di dieci metri per due, realizzate da Antonio Giampietro con tecnica ad olio, che attraverso un grande lavoro condottò sotto la supervisione dell’artista Diamante, ha rappresentato il suo cielo stellato. Da tali tele, realizzate con tecnica astrattista di pennellate decise, promana una vera carica di energia: si percepisce l’immensità e l’infinito dell’universo.
Il tutto è completato dal sonoro: il racconto di Paolo Carrieri di come egli si ricorda del cielo stellato, letto in diverse lingue, mescolato con maestria e accompagnato da una musica profonda dal Maestro Marco Malasomma.
L’opera, che come abbiamo detto era visibile dalla nuvola in quanto la stanza non aveva soffitto, è stata molto apprezzata dai visitatori, perché trasmetteva una fortissima emozione, considerando anche lo stacco che si aveva entrando in questa particolare stanza passando dal vocio confuso ad una musica avvolgente.
La presenza, durante tutta la domenica, dell’artista Pamela Diamante insieme con Antonio Giampietro, che hanno accolto i visitatori e gli hanno fatti ancor di più inoltrare nella profondità dell’opera d’arte, ha completato la meraviglia offerta da una così bella impresa, che ha potuto con grande intelligenza aprire le menti e i cuori.

Francesco Giangualano 

Pubblicato il 23/11/2021.

Ricordando Anna Antonacci

Autore: Giustino de Matteis

Ieri, 7 novembre, ricorreva la commemorazione dell’anniversario della morte dell’emerita Anna Antonacci, fondatrice dell’istituto per minorati della vista di Lecce.

L’Antonacci, nata a Tricarico (Matera) il 26 novembre 1879, aveva studiato, nonostante le difficoltà del tempo, sia per essere donna sia in quanto priva della vista, presso l’istituto Principe di Napoli (oggi Martuscelli).

Trasferitasi con la famiglia a Lecce, avvertì subito il bisogno – untempo si definiva vocazione – diimpegnarsi nell’istruire e nell’educare le persone non vedenti residenti nelle regioni meridionali e, più in particolare, di quelle più prossime alla Puglia.

Consapevole di non disporre di particolari risorse economiche per dar vita al suo ambizioso progetto, si rivolse al Comune di Lecce che, ritenendo la richiesta di straordinario interesse sociale e culturale, le assegnò alcuni locali situati in periferia e quasi addossati alle antiche mura di cinta della città.

Il 19 febbraio 1906 è ufficializzata l’apertura dell’istituto per ciechi che, soltanto successivamente, sarà intitolato alla sua fondatrice.

A partire dal 1975, sono stato sempre un convinto sostenitore dell’integrazione scolastica, ma non sarei assolutamente obiettivo se non riconoscessi che uell’istituto ha avuto sin dal suo sorgere un ruolo preminente e determinante nella storia dell’educazione e dell’istruzione dei non vedenti. A differenza di quanto avveniva in tanti altri istituti similari, A. Antonacci comprese subito che l'”istruzione” sarebbe risultata monca, incompleta e insufficiente per il conseguimento dell’autonomia della persona priva della vista e per la sua vita sociale. Guidata dal suo straordinario intuito, quindi, decise che gli allievi alternassero le ore di studio a particolari attività di lavoro manuale. Nell’istituto, infatti, furono organizzati due laboratori, uno maschile e l’altro destinato alle ragazze. Nel primo si effettuavano lavori di falegnameria – facendo apprendere l’utilizzo di tutti gli utensili di una falegnameria all’avanguardia – di intreccio, di rilegatura di libri e tante e tante altre attività. Nellaboratorio femminile, invece, le ragazze apprendevano a lavorare con i “ferri”, all’uncinetto e a utilizzare anche la macchina per cucire.

Presso l’istituto di Lecce hanno studiato alcuni allievi che, divenuti professionisti, si sono affermati non soltanto a livello locale, ma persino in campo nazionale. Menzionandone alcuni, sono certo di tralasciarne tanti e tanti altri, ma come non rammentare Luigi Schifano, baritono eccelso dalla voce delicata e leggiadra; i maestri di pianoforte e organo, direttori di canto corale e concertisti di chiara fama, Vincenzo Fiorentino, Salvatore De Matteis, Nicola Diaferio e l’avv. Giovanni Marcuccio, professore e preside.

Concludendo – elo faccio con personale soddisfazione – aggiungo che, nel 1978, durante un convegno nazionale organizzato dalla Federazione Nazionale delle istituzioni pro Ciechi – l’ente che al tempo provvedeva alla realizzazione e alla distribuzione di tutti i materiali e i sussidi in uso presso le Scuole Speciali – fu presentata da due docenti dell’Antonacci, la prof.ssa Enza Marchello e il sottoscritto, una attenta e accurata relazione concernente i tanti libri trascritti in Braille, le illustrazioni dei quali si fregiavano di presentare disegni tattili molto apprezzabili dalla vista, ma assolutamente incomprensibili al tatto, poiché sovraccaricate da mille arzigogoli o linee superflue. A seguito di quella relazione, i libri fino ad allora adottati vennero immediatamente ritirati e sostituiti con altri più funzionali al tatto.

Nei prossimi giorni, a proposito del disegno in rilievo, vi presenterò alcune mie riflessioni, indirizzate a tutti i docenti di alunni privi della vista, ma ancor più, a tutti coloro che, impunemente, ritengono di porre in evidenza la propria creatività, producendo “libri tattili” che nulla hanno a che fare con la minorazione della vista e che, semmai, aggiungono ulteriore disinformazione a quella già tanta esistente.

Giustino de Matteis – Tiflologo

Pubblicato il 15/11/2021.

Togo, chiacchierata con Moïse

Autore: Valter Calò

Un articolo discretamente lungo, ma vi invito a leggerlo fino in fondo con il cuore e il sorriso… è una bella storia di vita!

Moïse Allassan Tchapo è il Presidente de l’Association SO.T.ES – TOGO, Associazione per l’assistenza alle persone con disabilità e senza mezzi.

Moïse alla conclusione della sua dolorosa esperienza di tre anni trascorsi con totale cecità ad entrambi gli occhi ed emiplegia alla parte destra del corpo, ora risulta essere fortunatamente guarito. Così dopo aver ricevuto le cure all’estero, attraverso questa associazione ha voluto offrire un importante servizio e speranze alle tante persone che in Togo vengono colpite da patologie oculari.

Presento subito il bilancio dell’ultimo anno, tanto per comprendere di cosa stiamo parlando.

Risultati dei pazienti consultati e operati durante un anno di attività nel centro “Difiidi” di Bassar dal 28 settembre 2020 al 28 settembre 2021:

–           7820 consultazioni, delle quali 5855 a pagamento e 1965 gratuite;

–           6316 analisi: 2121 a pagamento e 4195 gratuite;

–           1144 occhiali: 465 gratuiti e 679 a pagamento, con prezzi agevolati o sociali;

–           5129 persone hanno comprato le medicine, mentre 2691 le hanno ricevute gratuitamente (valore compreso entro 2.000 fr cfa (3 euro) e 3.000 fr cfa (4,57 euro;)

–           751 persone operate con diverse patologie come cataratta, pterigio, trichiasis.

La consultazione o visita oculistica costa 500 fr cfa (0,76 euro);

il libretto sanitario costa 100 fr cfa (0,15 euro);

gli occhiali da lettura costano 5.000 fr cfa (7,62 euro);

gli occhiali da vista prescritti costano entro 20.000 fr cfa e 35.000 fr cfa (entro 30,48 euro e 53,35 euro);

l’analisi di rifrazione costa 3.000 fr cfa (4,57 euro);

l’analisi della pressione oculare costa 3.000 fr cfa (4,57 euro).

Questo è il Centro Oculistico “Difiidi” a Bassar, Regione di Kara, Nord Togo.

Nella foto: “Difiidi”, il Centro Oculistico a Bassar. Nel patio si intravedono i pazienti in attesa di essere visitati

“Difiidi” nella lingua di Bassar significa Salvataggio e io aggiungo anche speranza di luce per tante persone che a partire dagli occhiali da vista fino alle diverse operazioni possibili riacquistano quel senso tanto importante nonché ragione di vita.

Il centro oculistico fa parte dell’associazione «Solidaire Terre d’Espérance – Togo» che è stata fondata nel 2010 su iniziativa di Moïse Allassan Tchapo. Ha iniziato a operare concretamente dal 2016 organizzando delle campagne annuali di screening e cura di massa in diversi villaggi della zona circostante il centro e raggiungendo ogni anno circa mille persone bisognose di interventi oculistici di vario tipo, dalla semplice fornitura di occhiali alla cura di infezioni determinate anche da corpi estranei, fino a patologie più complesse che richiedevano interventi chirurgici organizzati a Karà o a Lomé, in quanto non esiste una struttura a Bassar.

Nel corso di queste campagne, in modalità gratuita, sono stati curati gli occhi di migliaia di persone che mai avrebbero potuto accedere ai servizi a pagamento. Dal 2016 al 2019, tanto è stato fatto per la cura e la prevenzione in ambito oculistico, ma non era ancora sufficiente: serviva infatti un centro a Bassar dove fosse possibile intervenire direttamente e che rappresentasse un punto di riferimento per tutti gli abitanti della Regione. Serviva un centro per dare continuità e supporto medico durante tutto l’anno.

L’Associazione si è quindi impegnata per realizzare un piccolo edificio e nel mese di giugno 2019, grazie a una donazione ricevuta da una famiglia italiana, tramite l’Associazione Gruppo san Francesco d’Assisi Onlus Italia, sono iniziati i lavori di costruzione dell’edificio, su un terreno offerto dalla comunità locale.

Un importante finanziamento della Caritas Antoniana di Padova ricevuto nel 2020 ha consentito poi di completare pressoché interamente i lavori del primo blocco.

L’attrezzatura oculistica invece è stata sponsorizzata da IAPB ITALIA (International Agency for the Prevention of Blindness).

Per l’attrezzatura d’ufficio, un minimo di mobilio: qualche tavolo, sedie, scaffali e un paio di armadi ermetici per difendere le attrezzature e i medicinali dagli insetti oltre che un contributo per il funzionamento e una fornitura di medicinali per un anno (maggio 2020 – maggio 2021), sono stati sostenuti da MAC di Roma (Movimento Apostolico Ciechi).

Anche UICI non si è tirata indietro e ha offerto la sua collaborazione per la realizzazione di questo grande progetto, così nel 2019 ha donato 3000 euro per essere destinati allo screening di massa.

Dopo queste positive esperienze di prevenzione e cura è sorta la necessità di costruire un nuovo blocco operatorio permanente per poter far fronte localmente alle tante esigenze di piccole e grandi operazioni chirurgiche senza dover trasferire i pazienti a Karà o a Lomé.

La Caritas Antoniana di Padova li ha supportati con un finanziamento per la costruzione dell’edificio dedicato al blocco operatorio e, con lo stesso finanziamento, sono riusciti a scavare un pozzo per l’acqua. Non mi soffermerò su quanto sia importante l’acqua in Africa, però mi fanno sapere che questa preziosa fonte di vita viene distribuita gratuitamente alla popolazione circostante. Chi conosce l’Africa capisce di cosa sto parlando, in quanto l’acqua potabile è un bene prezioso che da noi purtroppo è dato per scontato: cosi non è in Africa.

Personalmente ho girato e girerò ancora molto questo continente e viaggiando ho potuto rendermi conto che spesso vengono costruite cattedrali nel deserto, mentre secondo me ogni azione e investimento dovrebbe partire da un pozzo per l’acqua: basta ricordare semplicemente che senza acqua una persona non sopravvive per più di 4-6 giorni.

Sono bravi, in poco tempo sono riusciti a fare tanto e soprattutto bene, spendendo con accuratezza ogni euro ricevuto, ma serve ancora un piccolo/grande sforzo. È assolutamente necessario ultimare la sala operatoria con macchinari, attrezzature, e finire di arredare l’ufficio.

Per finalizzare il progetto e iniziare ad operare a Bassar sono necessari tanti piccoli nuovi sostenitori di questa bellissima realtà che deve essere assolutamente ultimata.

Fare beneficenza, donazioni o supportare un progetto, spesso e giustamente, ci fa sorgere il dubbio se effettivamente i nostri soldi verranno concretamente spesi o si disperderanno, diciamo nei meandri burocratici. Credo che la trasparenza e la descrizione dello stato di avanzamento dei lavori, fino ad oggi, sia una garanzia di serietà e stimoli il nostro voler partecipare ad un’attività, un progetto che ci faccia stare bene e aumenti il nostro spirito di solidarietà.

Di seguito alcune foto di questa realtà che si sta ultimando e potete ascoltare un messaggio che mi ha inviato Moïse.

Nella foto il complesso visto dall’esterno che ospita il Centro Oculistico “Difiidi”


Edifici destinati al Centro Oculistico


Vista del patio adiacente al Centro Oculistico con i pazienti in attesa


Foto dell’oculista insieme ai suoi pazienti


Foto scattata durante una visita oculistica


Altra foto scattata durante una visita a un paziente


Interno del Centro Oculistico con vista sulle scaffalature e i vari medicinali

Di seguito invece l’audio:

Nei primi mesi del 2022, ho in programma di andare a visitare il centro e contemporaneamente effettuare anche un piccolo tour di questo paese, fuori dai soliti viaggi turistici, per incontrare l’essenza dell’Africa. Chi volesse aggregarsi è il benvenuto! mi può tranquillamente contattare via e-mail: valtercalo21@gmail.com.

Moïse non vede l’ora di incontrarci per farci visitare il suo centro e darci indicazioni per apprezzare al meglio il suo paese con le sue tradizioni e la sua natura comune sicuramente a tanti altri paesi Africani, ma particolare per certi aspetti.

Di seguito gli estremi per un versamento e tutte le informazioni del caso. Vi ringrazio per aver letto, spero con il cuore questo mio articolo, regalate e regalatevi un sorriso, non fermatevi qui…

Un saluto, Valter.

Chi volesse fare una donazione può versare direttamente il suo contributo attraverso l’associazione Gruppo San Francesco d’Assisi Onlus Italia,

  – in POSTA: C.C. Postale n. 18 88 33 55 intestato a Gruppo San Francesco d’Assisi – Barbarano Mossano;

  – con BONIFICO BANCARIO: IBAN IT07 U076 0111 8000 0001 8883 355 Bancoposta Agenzia di Vicenza;

in entrambi i casi specificate la causale: progetto oculistico di Bassar.

Il Gruppo San Francesco d’Assisi è iscritto al registro regionale ONLUS.

Per maggiori informazioni sulla collaborazione del gruppo S. Francesco e il Togo, potete contattare il Sig. prof. Flavio Fogarolo, Presidente e legale rappresentante:

Cellulare: 347 4062504

e-mail: flavio@flaviofogarolo.it

www.grupposanfrancesco.org

Per chi volesse mandare direttamente un contributo in Togo

CONTO BANCARIO DELL’ASSOCIAZIONE: 

TITOLARE DEL CONTO: ASSOCIATION SO.T.ES. – TOGO

BANK: BTCI

IBAN: TG80 3702 4010 4702 2920 4001 0153

BIC: BTCITGTG

Un suggerimento di Moïse, versate il vostro contributo direttamente all’associazione San Francesco specificando la causale.

L’associazione SO.T.ES. – TOGO e il Progetto Oculistico di Bassar hanno veramente bisogno di voi.

Moïse A. Tchapo, Presidente di SO.T.ES – TOGO, Coordinatore di PINV – TOGO, Amministratore di Centro Oculistico di Bassar, Rappresentante in Togo di Gruppo San Francesco d’Assisi Onlus – Italia.

Pubblicato il 26/10/2021.

Sole di settembre 2021 – Momenti di intenso benessere

Autore: Cristina Minerva

Siamo giunti alla conclusione del soggiorno promosso da IRIFOR, «Sole di Settembre», realizzatosi nelle due settimane dal 12 settembre ad oggi 26 settembre, dedicato alla «Terza Età» presso il «Centro Le Torri G.Fucà – Olympic Beach» di Tirrenia e coordinato con passione da me, componente della Direzione Nazionale UICI.

Il Vicepresidente IRIFOR Vincenzo Massa, con impareggiabile disponibilità, è stato presente per apportare il suo sapiente contributo alla buona realizzazione della migliore offerta per tutti i componenti del gruppo.

Durante il periodo è stato possibile incontrare anche partecipanti di altre età, che hanno favorito l’inclusione e il rapporto tra le generazioni.

Il tempo atmosferico è stato particolarmente prodigo di belle giornate, col sole ancora caldo e una temperatura particolarmente gradevole, che hanno permesso e invitato ciascuno a trascorrere sulla spiaggia accogliente di sabbia impalpabile e setosa tante ore piacevoli tra bagni e giochi organizzati. Cominciamo a pensare di essere noi con la nostra coesione a determinare la fortuna di un clima così favorevole ed è bello potersi cullare con questa sensazione ottimistica!

Chi non si è aggregato al gruppo spiaggia ha avuto comunque la possibilità di intrattenersi piacevolmente con passatempi divertenti e gustosissime relazioni interpersonali di confronto amichevole.

Le persone più loquaci si sono espresse narrando spontaneamente i loro vissuti, le loro esperienze, facilitando altri nuovi ospiti ad unirsi alla comunicazione, superando così l’isolamento di qualcuno meno incline alla pronta conversazione.

Di giorno in giorno sempre più intensamente si sono potuti osservare confronti aperti in un armonioso rapporto, che ha fatto sentire tutti strettamente propositivi.

A Tirrenia non si può soffrire di solitudine e i legami che si instaurano sempre più diretti riescono a delineare una grande complicità tra tutti i presenti.

Anche chi si trova inizialmente più spaesato, riesce in poco tempo a sentirsi circondato da amici con storie e problematiche facilmente condivisibili.

Alcune persone hanno sentito l’esigenza forte di sentir leggere ad «Alta Voce» ed è quindi stato attivato l’angolo della lettura con proposte, che hanno saputo accontentare i più assidui tra i desiderosi di ascolto.

Divertenti e utili sono stati apprezzati da molti i giochi per il rinforzo della memoria, ispirati e sostenuti dalla psicologia con la più entusiasta del gruppo, che con i suoi novantadue anni e mezzo e la vitalità della sua prontezza intellettiva ha saputo ben dimostrare quanto questi divertimenti siano utili con il trascorrere dell’età.

I classici tornei di giochi a carte si sono potuti svolgere per il piacere dei maestri di «scopone». Una menzione particolare deve essere rivolta al «Burraco», che ha trovato qualche insaziabile concorrente.

La competizione di Showdown ha raggiunto livelli tecnici elevati con divertimento partecipato anche dagli spettatori, sempre pronti ad applaudire ogni performance.

Una gara molto allegra e apprezzatissima da tutti, assieme alla «Corrida», al «Musichiere», al Cabaret, al Karaoke e ai numerosi passatempi di gruppo serali, è stata quella del «Racconto di Barzellette». Anche in questo caso si sono esibiti fini dicitori e meravigliosi interpreti.

Tutti hanno utilizzato argomenti vari e disparati: da funerali bizzarri a esperti di «amore sicuro», da personaggi biblici a famosi personaggi storici, da gustosi arrosti un po’ abbrustoliti a camerieri non proprio ligi al proprio dovere, da astuti costruttori di case senza angoli per evitare suocere ingombranti ai soliti pappagalli furbetti, da albergatori romani un po’ troppo allegri a cani troppo devoti ai propri padroni, da esponenti della Digos a carabinieri protagonisti delle classiche barzellette a loro destinate, da tori fornitissimi a sposini in luna di miele, dal classico Pierino ai più colti Sherlock Holmes e Dottor Watson, dall’avarizia (qualcuno dice parsimonia) dei genovesi ad anzianissimi vecchietti prossimi sposini molto previdenti, da balbuzienti a sordomuti, per finire a esponenti religiosi assai libertini, e chi ne ha più ne metta!

L’adesione a questa proposta è stata talmente partecipata, che anche l’attrattivo momento dedicato agli spaghetti «aglio, olio e peperoncino» del mercoledì in tarda serata ha dovuto adeguarsi al desiderio dei sapienti narratori, che non avrebbero in nessun caso interrotto la tenzone, accontentando il pubblico allegramente coinvolto e pronto a condividere risate collettive. Si sa, le barzellette sono come le ciliegie, una tira l’altra!

Quasi tutte le sere ha sottolineato il trascorrere delle ore il canto, accompagnato dalla chitarra, di belle melodie di ogni regione, terra d’origine dei presenti e il ballo nella serata con il bravissimo pianista cantante.

I più interessati alla cultura musicale hanno avuto l’opportunità di conoscere una compagnia di oltre 30 elementi di suonatori di cornamuse scozzesi, in raduno annuale presso una struttura alberghiera vicina al nostro Olympic Beach.

I gentilissimi suonatori ci hanno permesso di ascoltare i prestigiosi strumenti e con grande sollecitudine ci hanno guidato alla conoscenza tattile dei vari componenti armonici.

Grande successo, come sempre, hanno riscosso le lezioni di iphone e di computer impartite sapientemente dal nostro Nunziante Esposito, capace di far apprendere i segreti tecnologici con la sua esperta e simpatica competenza.

Rimarrà indelebile nel nostro ricordo la serata meravigliosa dei riconoscimenti ai vincitori di tutte le gare svolte, condotta magistralmente dal vicepresidente Irifor Vincenzo Massa, affiancato da me, da Nunziante e con il collegamento applauditissimo con il nostro Presidente Mario Barbuto, in un tripudio di gala e di premi assegnati ai trionfatori.

A simboleggiare il connubio tra allegria e benessere è stata offerta in quell’occasione una torta degna di un banchetto nuziale dedicata al soggiorno «Sole di Settembre», recante i loghi di Uici e di Irifor, abbinamento di efficiente condivisione.

I due periodi dedicati quest’anno a questo soggiorno, a giugno con il «Primo Sole» e a settembre con l'”Ultimo Sole”, sono stati apprezzati e graditi con espressioni di sincero interesse e ancora una volta il sorriso ha evidenziato quanto sia necessario il buonumore per arrecare benessere psicofisico tangibilmente rimarcabile.

Siamo certi che i nostri amici dell’età matura si siano giovati di tante ore felici, che allieteranno l’attesa delle prossime occasioni d’incontro.

Tornando a casa, salutati da Ivan, da Federica e da tutto lo staff dell’Olympic Beach, sempre pronti ad accogliere ogni esigenza con la solita attenzione e cura e con ancora vivido il sapore dei manicaretti offerti nel ristorante ad ogni pranzo e cena, in un proposito di prossime chance d’incontro, ognuno porterà con sé la sensazione di quanto sia importante unirsi in un abbraccio solidale e festoso, che solo a Tirrenia riusciamo a realizzare con naturale semplicità.

Cristina Minerva

Pubblicato il 28/09/2021.