Calabria – Festival del Sociale

Autore: Pietro Testa

Mercoledì scorso ho avuto l’onore e il piacere di presenziare, in rappresentanza dell’UICI e della IAPB della Calabria, al Festival del Sociale.

L’evento, tenutosi nella splendida cornice di Cassano allo Ionio, ha visto unite in un cordone unico e solidale tutte le più importanti associazioni di rappresentanza del sociale e delle disabilità calabresi. È stata un’emozione indescrivibile quella di partecipare ad un evento che attraverso lo spettacolo, l’arte e l’intrattenimento puro e genuino, ogni anno manda messaggi importanti sul nostro territorio. Messaggi di speranza.

È stata un’occasione fondamentale per consolidare quel dialogo che oramai da molti anni stiamo intraprendendo con le più importanti autorità istituzionali del territorio. Erano presenti infatti gli assessori Gianluca Gallo e Sergio De Caprio, persone che, al di là del volto istituzionale, stanno dimostrando grande sensibilità verso tutti quei temi che poniamo ogni giorno all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Ma ho avuto anche modo di apprezzare la vicinanza dell’onorevole Silvia Vono, in prima fila nel dialogo sulle pari opportunità, tema anch’esso fondamentale nella tutela dei diritti delle persone con disabilità.

All’indomani del Covid è stato straordinario poter apprezzare tutto quell’entusiasmo che ci circondava. E anche in quella sede, il messaggio che ho inteso rivolgere è stato quello di sempre: camminiamo insieme.

Trasformiamo la sofferenza di questo lungo periodo in opportunità per un nuovo cambiamento, affinché il mondo del volontariato e dell’associazionismo di categoria diventi interlocutore privilegiato dell’Autorità politico-amministrativa.

Questo è l’invito che raccolgo qui, oggi. Raccogliamo l’eco di quel desiderio di solidarietà e unione che, fondamento dell’associazionismo che rappresento, ha attraversato le case e i balconi vestiti a tricolore durante il corso della pandemia e ci ha fatto sentire più sicuri e pieni di speranza. Speranza che è un’alternativa, una possibilità di migliorare le nostre vite e che possa ancora oggi, soprattutto oggi, esistere.

Siamo diversi per poter fare la differenza, ma per fare la differenza c’è bisogno che tutti, insieme, ci prendiamo cura della diversità.

Viva la Calabria! Viva l’Italia! 

Pietro Testa

Foto degli ospiti sul palco

Pubblicato il 08/09/2021

Catanzaro – UICI protagonista dell’unificazione del CSV Calabria Centro

Nel rinnovo dell’organigramma complessivo dei Centri di Servizio al Volontariato d’Italia, che si riducono per numero ma certo non in termini di efficienza, viene ad essere compresa la recente fusione tra i CSV di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.  

Il nuovo CSV Calabria Centro, che estende il suo raggio d’azione a tutta l’area centrale della regione, non nasce certo per caso, ma dopo un lungo confronto che ha fatto emergere una visione d’insieme rispetto alla logica territoriale, e che si traduce in un elemento di novità significativo in un contesto regionale per nulla avvezzo ad ampliare il proprio sguardo al di là dei confini certi e definiti. 

Il 1° gennaio ha sancito ufficialmente l’atto di nascita del CSV Calabria Centro, e l’iter di fusione è stato portato a completamento con grande senso di responsabilità e con la voglia di accettare una sfida complessa che rappresenta un nuovo punto di partenza per affermare i valori della partecipazione, della cittadinanza attiva, della solidarietà.  

In un contesto particolare come quello calabrese, attraversato da forti resistenze al cambiamento e da una frammentazione notevole che non riguarda solo il terzo settore, percorrere la strada della condivisione di esperienze, competenze e capacità è praticamente rivoluzionario.  

Il compito che il nuovo CSV porterà a compimento sarà quello di continuare a lavorare per rafforzare e rendere sempre più efficace l’attività di sostegno e qualificazione del volontariato, interpretando la fusione come una grande opportunità per migliorare e superare le criticità finora incontrate. 

La storia e le esperienze maturate dai tre CSV di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia nei rispettivi territori di competenza non potranno di certo essere cancellate, ma rappresentano le basi su cui costruire questo nuovo importante capitolo per il Volontariato ed il Terzo Settore della Calabria centrale. 

Il nuovo CSV si troverà per prima cosa a sviluppare ed implementare il processo di conoscenza e di analisi dei bisogni del terzo settore che opera nel nuovo ambito territoriale di riferimento, in modo da garantire standard qualitativi omogenei nell’erogazione dei servizi e, nello stesso tempo, rispondere in maniera efficace alle specifiche esigenze del volontariato e delle comunità.  

Un impegno notevole sarà determinato dal superamento dei problemi connessi alla pandemia da Covid 19 attraverso l’esercizio di tutte le funzioni necessarie a sostenere le organizzazioni di volontariato e gli altri enti del terzo settore in questo momento di straordinaria difficoltà e, nell’ottica della piena applicazione del principio di sussidiarietà, costruire sin da subito relazioni di scambio e di collaborazione con le istituzioni e gli enti locali delle tre province. 

Prioritario, inoltre, il tema dell’applicazione della riforma del terzo settore che interessa tutto il mondo dell’associazionismo e che necessita di una costante azione di consulenza, formazione ed accompagnamento che il nuovo CSV Calabria Centro dovrà essere in grado di fornire. Anche in relazione al nuovo protagonismo che il Codice Terzo Settore riconosce agli enti del terzo settore nei rapporti con le Pubblica Amministrazione, specialmente con riferimento all’elaborazione dei piani di zona, sarà essenziale programmare rapidamente una specifica linea d’intervento. 

Tenere lo sguardo alto verso i nuovi obiettivi è ciò che più conta ora per il nuovo Centro di Servizi, che con la dimensione territoriale di oggi può andare incontro alle realtà associative e comunitarie più fragili e precarie che dovranno essere sostenute e supportate meglio e più di prima. 

Un percorso dunque ampiamente condiviso dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catanzaro che ha potuto contare sulla presenza all’interno del CDA del CSV di Catanzaro di Luciana Loprete che dall’alto della sua esperienza ha saputo dare il suo contributo nelle fasi di accorpamento di quello che ad oggi è divenuta una entità fondamentale per la politica del terzo settore dell’area centrale della Calabria. 

Uno spunto quindi questo, che può fare da apripista a valutazioni ancor più incisive se si pensa alla divisione territoriale anche della struttura ramificata dell’UICI e che con accorpamenti mirati e soprattutto sulla base di evidenze statistiche potrebbe portare a risultati ancor più soddisfacenti in termini pratici.

Calabria – Benvenuto 2021

Autore: Labate Andrea Salvatore

Sì, ti aspettavamo con grande speranza e ci affidiamo a te che con il tuo arrivo ci porti una ventata che sradica la malerba che non fa sviluppare le menti sane per un effettivo cambiamento mirato a questa grave situazione di pandemia del coronavirus 19, che porta lutti, sofferenze fisiche e psicologiche ed anche economiche, con enormi disagi nella nostra vita giornaliera ma soprattutto a in quella delle persone diversamente abili.

Ti rispondo subito caro Andrea, purtroppo, mio malgrado, mio fratello 2020, mi ha lasciato in eredità questo enorme fardello disastroso e sono alquanto perplesso e preoccupato, non mi aspettavo che voi umani vi sareste accorti solo ora di essere precipitati giù per la china. Non vi volete convincere degli errori fatti in passato, ve li siete trovati oggi, cercate di rimediare al danno, facendo tutto il possibile per arginarlo, altrimenti arriverete al punto di non ritorno.

Sì, vi siete accorti ora che il danno provocato dagli esperimenti nocivi, il vostro malefatto si è diffuso in tutto il pianeta, quindi, come un boomerang ricade su voi stessi ed ha fatto l’approdo, ed ora subirete le conseguenze.

Non avete rispettato la natura che vi dà la vita, avete inquinato l’aria che respiriate, l’acqua del mare, dei fiumi, dei laghi e perfino il sottosuolo. Avete continuato ed ancora continuate a guerreggiarvi senza posa, per avidità di potere e di ricchezze, invece io vi esorto ad essere uno per tutti e tutti per uno, solo così avrete la possibilità di sviluppare e rendere reale la vostra pacifica convivenza.

L’unità di intenti porta sicuramente ad un reale beneficio dell’umanità, infatti, la globalizzazione delle economie mondiali, sono in possesso di pochi e dovrebbe essere distribuita equamente a tutti, ma la mia teoria è un’utopia, infatti, le diversità ideologiche, impediscono di realizzare dei progetti, nessuno vuole scendere dal piedistallo e non guarda mai in basso, per vedere nel mondo la povertà, la sofferenza e l’indigenza in alcune località remote del mondo.

Caro 2021, fai invertire il cammino e fai prendere la strada maestra, inculcando alle eccelse menti, le quali, dovranno lavorare proficuamente per il benessere comune.

Labate Andrea Salvatore

Calabria – La vita dei soggetti con Pluriminorazione ai tempi del Covid-19

Il progresso sociale di una comunità, è spesso determinato dal valore delle azioni che ogni individuo attua non solo per il proprio interesse ma anche e soprattutto per uno scopo più ampio, ossia quello di supportare chi purtroppo resta indietro.

La legge Regionale 17/19, licenziata lo scorso Maggio 2019 dal Consiglio Regionale della Calabria che l’ha approvata all’unanimità,  è un esempio di come, quando le parti collaborano costantemente con l’unico obiettivo di portare sollievo a chi ha maggiori difficoltà, si possano realizzare azioni che lascino un segno tangibile nella collettività. Una legge quindi, voluta fortemente dall’IAPB Calabria e dall’UICI, attraverso un iter burocratico farraginoso durato quasi 4 anni ma che in uno dei momenti più bui per la politica Calabrese ha visto invece la Luce divenendo strumento per il sostegno di quella categoria spesso messa ai margini della società, i ciechi pluriminorati.

“Quanto approvato dal Consilio Regionale della Calabria lo scorso Maggio – ha affermato Luciana Loprete – è un tangibile esempio di civiltà e comprensione perché oltre ogni barriera politica, oltre ogni colore e schieramento l’intera assise ha dotato la Calabria di una Legge unica in Italia nel suo genere e che rappresenta una pietra miliare per la categoria dei ciechi pluriminorati”

L’importanza della predetta Legge pertanto che oggi vede le sezioni territoriali dell’UICI coinvolte nella realizzazione delle attività, è ancor più evidente in virtù della crisi sociale, sanitaria ed economica che il nostro paese sta vivendo a causa del COVID19. Infatti, in un momento storico dove i contatti personali sono stati quasi completamente azzerati dal timore del contagio, i soggetti pluriminorati e le loro famiglie hanno potuto continuare ad avere il supporto necessario alle proprie esigenze. Gli operatori infatti, dopo aver dato il proprio benestare, hanno così potuto continuare a sostenere i soggetti ed i loro familiari nei servizi essenziali come OSS, assistenza domiciliare, servizio spesa, supporto psicologico e supporto a distanza attraverso gli strumenti messi a disposizione.

“Ci è stata tolta ogni tipo di sensazione ed emozione – aggiunge Luciana Loprete – perché per noi che viviamo di contatti non avendo il dono della vista, il distanziamento sociale e l’impossibilità di un abbraccio o di una stretta di mano hanno sortito un effetto devastante per cui non potevamo permettere che soggetti ancor più svantaggiati di noi unitamente alle loro famiglie patissero in modo esponenziale questo dramma. Sin da subito quindi ci siamo premurati di trovare forme di sostegno che potessero comunque preservare la salute di tutti ed aiutati dalla guida del Signore siamo riusciti a contenere i disagio degli utenti sostenendo anche i tanti professionisti impiegati che hanno così potuto, anche in questa fase, continuare a lavorare”

Oggi ci appelliamo quindi a tutte le forze politiche Calabresi affinché con lo stesso senso di responsabilità con il quale le nostre strutture hanno continuato ad operare sino ad oggi, si possa superare la difficoltà di sanare i tagli sin oggi effettuati alla legge 17/19 che come anzidetto rappresenta l’unico sostengo per i soggetti ciechi pluriminorati Calabresi, le loro famiglie ed i tanti operatori che grazie a tale finanziamento, in una terra come la Calabria dove il tasso di disoccupazione giovanile tocca il 52,7% hanno trovato la loro occupazione.

Calabria – Esempio concreto di buone prassi

I ciechi pluriminorati non saranno più abbandonati a se stessi, le famiglie dei ciechi pluriminorati potranno godere al pari dei detenuti della loro ora d’aria, la società finalmente con l’approvazione della Legge 17/19 ha compreso l’esistenza e la particolarità di questa categoria di persone con disabilità gravissime che si trovano nel limbo della burocrazia e che spesso sono abbandonati alla sola gestione della propria famiglia.

Si è tenuta lo scorso 15 Novembre nella Sala Oro della Cittadella Regionale, la conferenza stampa di presentazione del primo progetto che l’IAPB e l’UICI Calabria avvieranno con i fondi di quella che oggi è l’unica legge in Italia in favore di progetti specifici per ragazzi disabili e pluriminorati. Una legge, fortemente voluta dall’IAPB e dall’UICI che dopo un farraginoso iter burocratico avviato nel 2015 il 31 Maggio ha visto la sua approvazione nell’assise Regionale.

“Dobbiamo tutti noi un ringraziamento a tutte le forze politiche che oggi governano la Regione – ha asserito Luciana Loprete Presidente IAPB Calabria nel corso del suo intervento – in primis dobbiamo dire grazie al Consigliere Mirabello che come Presidente della commissione politiche sociali ha avviato l’iter in Consiglio Regionale, senza dimenticare il Consigliere Giuseppe Aieta della Commissione Bilancio, le forze politiche di opposizione con a capo Domenico Tallini che ha richiamato i suoi ad un voto unanime, ribadendo che tuttociò non sarebbe stato possibile senza la volontà del Presidente Mario Oliverio e del suo assessore al ramo Angela Robbe che con fare amorevole ogni giorno dimostra un attaccamento raramente percepito nei confronti del sociale e dei suoi attori principali, gli utenti. Oggi è una giornata memorabile – ha infine concluso – perché da oggi le famiglie non saranno più sole e potranno godere anche loro della famosa ora d’aria. Troppo spesso infatti il peso di una situazione così grave sente solo sulle proprie spalle la responsabilità di non lasciare il proprio parente, che sia esso figlio, fratello o genitore”.

Nella conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il Presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio, il Consigliere Michelangelo Mirabello, l’Assessore Angela Robbe, il Consigliere Nazionale UICI Annamaria Palummo, il Presidente Regionale Pietro Testa, il consulente legale Avv. Annunziato Denisi, si è registrata la presenza di tutti i componenti delle sedi territoriali UICI della Calabria nonché un corposo numero di utenti che ha gremito la sala Oro ed ha potuto percepire l’importanza di tale momento.

Ricchi di contenuto i messaggi portati dagli interventi della Dott.ssa Annamaria Palummo che nel portare i saluti della Presidenza Nazionale ha espresso il suo compiacimento per il risultato ottenuto, facendosi promotrice di esportare tale buona prassi in tutta Italia affinché anche le altre regioni possano recepire quello che, con il mancato rifinanziamento della l. 284/97 è l’unico strumento in favore dei ciechi pluriminorati. Pietro Testa che nel suo saluto ha sottolineato l’importanza dell’iter avviato anni addietro anche grazie alla vicinanza del Presidente Oliverio. Avv. Annunziato Denisi che nelle sue slide ha richiamato l’intero iter che ha portato all’approvazione delle Legge dopo oltre 1000 giorni dal suo avvio, Michelangelo Mirabello che ha voluto sviscerare la legge spiegandone i contenuti e nel contempo ha ringraziato i Presidenti Oliverio ed Irto nonchè colleghi delle commissioni Politiche Sociali e Bilancio che nel convergere nella stessa strada hanno in pieno sposato la causa. Angela Robbe che come anzidetto dimostra ogni giorno un attaccamento particolare al mondo della disabilità, ha illustrato quelle che sono le varie azioni che il dipartimento regionale sta mettendo in campo giorno per giorno nella lotta alla disuguaglianza ed alla povertà ed infine il Presidente Oliverio che si è dimostrato soddisfatto del risultato ottenuto sottolineando tra l’altro l’ottimo lavoro del dipartimento politiche sociali per aver investito e recuperato gran parte dei fondi comunitari disponibili ottenendo anche un bonus dalla comunità europea. Questo in controtendenza se si pensa agli ultimi 10 anni dove si sono accumulati ritardi considerevoli nell’impiego delle somme. Une legge questa – ha concluso – che con soddisfazione abbiamo portato ad approvazione e che in sinergia con gli operanti nel settore sarà di supporto a questa particolare tipologia di utenti.

Interventi tutti magistralmente seguiti e collegati dalla sapiente e professionale Fabrizia Arcuri, affermata giornalista locale che nei suoi intermezzi ha ricordato tra le molteplici attività dell’IAPB e dell’UICI in Calabria anche l’esperienza dell’attività sub-acquea per non vedenti ed il recente progetto realizzato a Catanzaro sull’arte accessibile presentato qualche giorno addietro presso il carcere di Catanzaro.

Calabria – Il cane guida, alfiere di modernità, compagno nel quotidiano, di Pierfrancesco Greco

Autore: Pierfrancesco Greco

Emozioni e contenuti di alto livello al convegno, patrocinato dal Consiglio regionale UICI della Calabria e organizzato dalla Sezione Territoriale UICI di Reggio Calabria, presieduta dal dottor Paolo Marcianò, tenutosi ieri, 16 ottobre, Giornata nazionale del cane guida, nella mattinata della città calabra antistante lo Stretto, all’interno dell’Aula Magna dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, il cui svolgimento ha offerto un vivido racconto esperienziale, scientifico e normativo su quello che è l’anelito più impegnativo, e nel contempo, più toccante, per chi non ha la possibilità di cogliere con gli occhi l’esteriorità della realtà mondana: vivere pienamente e autonomamente il grande romanzo dell’esistenza.

Una bella giornata di sensibilizzazione, celebrata con un simposio nobilitato da ospiti illustri e autorevoli relatori, i quali hanno efficacemente delineato la centralità di un ausilio, qual è il cane guida, che, per i non vedenti, assurge a indefettibile caposaldo del vivere quotidiano, non solo perché è l’occhio sul mondo per la persona che a lui si affida, che a lui affida la propria possibilità di muoversi, di camminare, di vivere lo spazio circostante, con le opportunità, con le emozioni in esso alberganti, ma anche per il suo essere amico fedele in ogni momento, fugando ogni possibile accenno di solitudine: il convegno, dal tema “Cane guida: Amico… Compagno per la Vita!”, organizzato dalla Sezione Territoriale UICI di Reggio Calabria, presieduta dal dottor Paolo Marcianò, e tenutosi ieri, 16 ottobre, Giornata nazionale del cane guida, nella mattinata della città calabra antistante lo Stretto, all’interno dell’Aula Magna dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, ha offerto un vivido racconto esperienziale, scientifico e normativo su quello che è l’anelito più impegnativo, e nel contempo, più toccante, per chi non ha la possibilità di cogliere con gli occhi l’esteriorità della realtà mondana: vivere pienamente e autonomamente il grande romanzo dell’esistenza. Un racconto enucleatosi attraverso articolati contributi e circostanziate relazioni, che hanno accompagnato la celebrazione di ieri, patrocinata dal Consiglio regionale UICI della Calabria, presente col suo massimo dirigente, Pietro Testa, e con Luciana Loprete, vicepresidente regionale, nonché presidente della Sezione Territoriale di Catanzaro, e ospitata dal summenzionato ateneo reggino, da un’istituzione che, essendo aperta alle culture, alle sensibilità, alle provenienze esogene, è “un presidio d’integrazione”, adoperando le parole del rettore, professor Salvatore Berlingò, il quale non ha fatto mancare il proprio saluto ai convegnisti, la cui appassionata partecipazione al meeting, moderato dalla dottoressa Francesca Barranca, Consigliere UICI della Sezione Territoriale di Reggio Calabria, ha reso speciale la giornata, che ha registrato anche la partecipazione dei componenti il Consiglio territoriale UICI reggino, tra cui la vicepresidente Francesca Marino, il presidente onorario Fortunato Pirrotta e i consiglieri Salvatore Parisi e Franco Barillà, del Consigliere regionale UICI Armando Paviglianiti, e, in rappresentanza della Polizia di Stato, del Vice Questore di Reggio Calabria, dottor Luciano Rindone. “Una giornata che – come spiegato dalla dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere nazionale dell’UICI – ha un significato particolare, contestualmente alla quale, il presente simposio ha una valenza peculiare, introdotta dal tema: Il cane guida… Amico… Compagno per la Vita. Già, in esso, c’è tutto: il cane guida è veramente un compagno di vita per coloro ai quali gli occhi non regalano la luce. Il tema pone in evidenza, e in ciò sta la peculiarità del taglio impresso al convegno, un elemento ovvio, per noi addetti ai lavori, ma purtroppo socialmente trascurato, ovvero il carattere, la funzione totalizzante, che, nell’universo esistenziale del non vedente, assume il cane guida. Ma andiamo per ordine. Il cane guida, per la persona non vedente, è un ausilio insostituibile; un ausilio, che, purtroppo, in Calabria, rispetto a tutte le altre Regioni, si utilizza poco. Questo perché, paradossalmente, il cane può giungere a costituire un ostacolo, venendo spesso non accettato nei meandri del consesso sociale, in barba alle leggi esistenti al riguardo, le quali permettono l’accesso in tutti gli esercizi pubblici, nelle strutture, sui mezzi di trasporto” come evidenziato, durante i lavori, anche dall’avvocato Annunziato Denisi, consulente legale dell’UICI, il quale, partendo dall’illustrazione della legge n. 37 del 1974, che, per l’appunto, consente l’accesso del cane guida sui mezzi e nei luoghi aperti al pubblico, ha accuratamente argomentato in merito alla normativa internazionale che prevede questa possibilità, nonché relativamente alle detrazioni fiscali sui costi di mantenimento e sull’acquisto del cane guida, soffermandosi, inoltre, su uno specifico disegno di legge regionale, presentato dal Consiglio regionale UICI della Calabria, e sul dovere della persona che si avvale del cane guida di accudire al meglio il proprio amico a quattro zampe. Insomma, l’impianto normativo esiste, ed è pure esaustivo, in merito al cane guida e alla questione della sua accessibilità. Eppure quest’accessibilità non sempre assume fattualità, scontrandosi con assurde barriere mentali; le barriere che inducono a rifiutare il cane e, con esso, la persona, determinando un’esecrabile forma di discriminazione, figlia di una cultura bloccata, chiusa, gretta, foriera di un anacronismo valoriale, di fronte a cui occorre tenere la guardia alta, promuovendo ogni misura, ogni azione possibile finalizzata a relegare tra i refusi del passato, stavolta definitivamente, quella superficialità, quell’indifferenza, quel pregiudizio, tutti quei disvalori marginalizzanti i ciechi e gli ipovedenti, e la disabilità nel suo complesso. “In questo senso – ha affermato la dottoressa Palummo –, il cane guida è un alfiere di modernità, relativamente a cui l’UICI lavora costantemente, al fine di rendere il più possibile sostenibile, per chi lo sceglie come aiuto quotidiano, la sua adozione, il suo mantenimento e la sua cura; un alfiere di modernità che è un amico fedele per i non vedenti, un amico che è facile ottenere e attraverso il quale è facile appropriarsi di una gratificante autonomia, della dolcezza contrassegnante la libertà, insostituibile compagna della dignità, della felicità, della realizzazione di ogni essere umano. Sì, siamo arrivati al punto: il cane guida, per il non vedente, è libertà; in questo senso, il cane guida è realmente un compagno per la vita, la luce in grado di scaldare la gioia, di schiarire le difficoltà, di dare colore al grigiore che, altrimenti, egemonizzerebbe i nostri momenti. Un compagno per la vita, la cui adozione deve trovare maggior diffusione, essendo, essa, una delle strade principali da percorrere verso l’obiettivo di una sempre maggiore integrazione, sociale e professionale dei non vedenti, che, poi, è l’obiettivo a cui la nostra attività, come UICI, è, da quasi cento anni, votata. Un’attività che, del resto, ha nella promozione dell’adozione del cane guida una precipua direttrice e afferentemente a cui è, naturalmente, indispensabile un lavoro collettivo, veicolante instancabilmente un messaggio: l’handicap visivo è quello che creiamo noi, nel momento in cui ci relazioniamo con gli altri; il limite sensoriale, invece, è un limite che può essere superato attraverso diversi ausili, tra i quali un posto distinto è occupato dal cane guida”. Un ausilio eccezionalmente efficiente, che, tuttavia, a volte, suscita timore, diffidenza, dubbi; stati d’animo, questi, totalmente ingiustificati, cagionati dalla non conoscenza, quindi, da un nostro limite, da un ostacolo eretto dalla nostra mente, nella nostra mente, come asserito dalla dottoressa Lavinia Garufi, rappresentante del centro tiflodidattico della Calabria. Un ostacolo da abbattere con la documentazione, con l’informazione, con la presa di coscienza sulle peculiarità di questi cani, il cui addestramento viene curato in strutture di eccellenza, come quelle di Messina, ove è attivo il rinomato Centro Helen Keller, e di Firenze; vere e proprie scuole, dove – ha spiegato l’avvocato Denisi – gli amici a quattro zampe vengono preparati, da personale altamente qualificato, a vivere con la persona non vedente ogni momento della giornata, in un legame molto stretto, assicurando un’adeguata autonomia di movimento e restando, in ogni circostanza, sicuri punti di riferimento; questo, attraverso metodiche volte a rendere questi cani tranquilli, calmi, pronti ad adempiere il compito delicato che viene loro demandato. Essi non solo guide: sono compagni di svago e di lavoro, sono aiuto continuo, sono una presenza rasserenante, una figura, sì, una figura per nulla aggressiva, per nessuno aggressiva, come emerso dalla testimonianza del Signor Antonino Rosace, referente della commissione regionale cani guida dell’UICI, che ha “raccontato” la perfetta simbiosi instauratasi col suo cane Whisky. “Il cane guida – ha concluso la dottoressa Palummo – è, dunque, una figura da rispettare, da accogliere, tenendo sempre presente che accogliendo il cane si accoglie, si accetta e si aiuta la persona non vedente; accogliendo il cane guida si contribuisce a destrutturare ogni paradigma pregiudiziale verso ciò che non si conosce; accogliendo il cane guida si cresce eticamente e si fa crescere il senso morale di una società. Ecco perché noi teniamo a questa giornata di sensibilizzazione: perché vogliamo che si veicoli un messaggio positivo di cultura di accesso, di cultura che include, di cultura confutante ogni forma di discriminazione, di cultura donante linfa ai nobili valori dell’uguaglianza, della libertà, dell’amore”. Quei valori che danno linfa alla nostra esistenza di sorelle e fratelli accomunati dal desiderio di vivere intensamente i tempi della nostra vita, del nostro dono più bello.

Convegno cane guida Reggio Calabria - 16 ottobre 2019 . Foto di Pf Greco

Convegno cane guida Reggio Calabria – 16 ottobre 2019 . Foto di Pf Greco

Vibo Valentia – La Sezione Territoriale dell’UICI organizza un Convegno su disabilità e istruzione, di Pierfrancesco Greco

L’Aula Magna dell’Istituto Alberghiero di Stato di Vibo Valentia farà da proscenio, sabato prossimo, 22 giugno 2019, dalle ore 9.30, al simposio “Disabilità e Istruzione – Sensibilità, Realtà, Possibilità e Sviluppo nell’orizzonte Calabrese”, organizzato dalla Sezione Territoriale vibonese, intitolata all’indimenticato Giovanni Barberio, dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il patrocinio della Presidenza Nazionale e del Consiglio Regionale calabrese dell’UICI, della Regione Calabria e della Provincia di Vibo Valentia. Introdotto e coordinato dalla dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI, il convegno vedrà la partecipazione del Presidente Nazionale UICI Mario Barbuto, di quello Regionale Pietro Testa e di Rocco Deluca, massimo dirigente della Sezione UICI di Vibo Valentia, i cui saluti saranno il prologo delle articolate relazioni che riempiranno di contenuti rilevanti e spunti, certamente interessanti, i lavori; contenuti e spunti a cui daranno voce Marco Condidorio, Coordinatore Nazionale della Commissione Istruzione dell’UICI, il quale parlerà degli “Sviluppi pedagogici e didattici nei percorsi d’istruzione, alla luce della normativa vigente e dei lavori condivisi tra MIUR e UICI”, Luciana Loprete, Coordinatrice Istruzione dell’UICI Calabria, che focalizzerà l’attenzione sulla “ Inclusione Scolastica: dati e risposte concrete”, Lavinia Garufi, Responsabile del Centro di Consulenza Tiflodidattica della Calabria, che traccerà un quadro sinottico dei “Percorsi di Inclusione: il C.C.T. e le esperienze sui territori”, e Linda Legname, Coordinatrice Nazionale dei Centri di Consulenza Tiflodidattica, la quale definirà un “Focus sull’inclusione scolastica in Italia, a partire dai centri di consulenza tiflodidattica”. Tematiche complesse, alla cui elaborazione, che animerà il dibattito conclusivo, daranno il contributo anche Sonia Tallarico, Dirigente Generale della Regione Calabria, in rappresentanza dell’Assessorato all’Istruzione e alle Attività Culturali, e Maria Rita Calvosa, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale. Come afferma la coordinatrice Annamaria Palummo, “sarà un appuntamento da non perdere: per gli addetti ai lavori, un’occasione utile a capire lo stato dell’arte delle politiche inclusive nel mondo scuola; per i disabili visivi calabresi, un’occasione di crescita; per tutti un’opportunità di confronto. Vi aspettiamo!”

Calabria – Proposta di Legge 217/10: “Interventi per l’assistenza a favore dei ciechi pluriminorati”

Il Consiglio Regionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Calabria, in persona del Presidente pro tempore legale rappresentante, Pietro Testa, intende portare a conoscenza della comunità calabrese, ed in particolare dei ciechi pluriminorati presenti in Calabria che la proposta di Legge n. 217/10, recante “Interventi per l’assistenza a favore dei ciechi pluriminorati”, promossa dall’uici e dall’agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB, a cui, nel corso della presente legislatura, ha collaborato con il Presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio, il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, il Presidente della III Commissione Sanità, Attività Sociali, Culturali e Formativa, Michelangelo Mirabello, e il Presidente della II Commissione Bilancio, programmazione economica ed attività produttive, affari dell’unione Europea e Relazioni con l’Estero, Giuseppe Aieta, ha acquisito all’unanimità dei presenti, il parere favorevole delle Commissioni consiliari interessate. “Il voto espresso da tutti i componenti – ha affermato Pietro Testa, Presidente regionale dell’UICI Calabria – evidenzia l’importanza sociale e la bontà dell’iniziativa portata avanti. Si tratta, infatti, di un lavoro lungo quattro anni che, attraverso un cammino tortuoso e pieno di insidie, vede oggi all’orizzonte la possibilità della sua emanazione ed il raggiungimento per la nostra Regione di un duplice traguardo: essere la prima Regione in Italia che adotta, attraverso un testo legislativo, un impegno concreto ed effettivo, con carattere di continuità, per rispondere ad una esigenza dei ciechi pluriminorati, ed essere la prima Regione in Italia ad offrire sostegno e servizi programmati a favore dei ciechi pluriminorati e delle loro famiglie. Il traguardo non è oggi ancora raggiunto e l’ultima difficoltà da superare, in questo momento, è la lotta contro il tempo: la proposta di Legge, infatti, per non perdere tutto il lavoro sin ora svolto, deve essere deliberata dall’assemblea Regionale della Regione Calabria prima della conclusione del quinquennio legislativo. Il voto bipartisan espresso dai componenti delle commissioni coinvolte – indipendentemente dal colore politico e dall’area territoriale di elezione – fa ben sperare. L’UICI Consiglio Regionale della Calabria continuerà nella propria azione nella speranza di poter comunicare alla Comunità Calabrese il raggiungimento del traguardo con l’emanazione della legge regionale riguardante l’assistenza a favore dei ciechi pluriminorati”. “Si tratta – ha, inoltre, sottolineato Luciana Loprete, presidente della IAPB Calabria – di un ulteriore passo verso il giusto riconoscimento ed il giusto sostegno a quelle famiglie che al proprio interno vivono delle condizioni particolarmente gravose legate alla presenza di soggetti affetti da pluri-disabilita. Poche se non nulle sono infatti le attività ed i servizi legati all’aspetto sociale e formativo che la pubblica amministrazione garantisce a questi soggetti se non attraverso quelle poche attività ed azioni possibili solo grazie ad enti privati che finanziano specifici Interventi a supporto di quei genitori che spesso devono abbandonare lavoro ed altri impegni per poter seguire h24 il proprio figlio. Nello specifico l’IAPB attraverso la L. 284/97 insieme alle strutture dell’UICI ha da sempre supportato i soggetti pluriminorati ciechi e ipovedenti attraverso l’istituzione e la realizzazione di attività svolte da personale altamente qualificato. La proposta di legge nello specifico mira quindi ad intervenire nell’ambito familiare, scolastico e sociale attraverso azioni che portano ad una piena integrazione anche attraverso il supporto genitoriale il quale più di ogni altro vive il peso della totale assenza di sostegno. È per questo motivo che da oltre quattro anni lottiamo affinché questa proposta di legge non solo trovi accoglimento nelle commissioni deputate, ma soprattutto diventi legge della regione Calabria e ciò sarà possibile solamente attraverso il pieno supporto dell’intero consiglio regionale che dovrà esprimersi speriamo su tale punti nel prossimo consiglio regionale che pare sia previsto dopo giugno. Giunga pertanto a tutti i consiglieri regionali, alla giunta regionale, ed ai presidenti del consiglio regionale e della giunta il monito di tutti i ciechi pluriminorati calabresi, affinché questo barlume di luce non diventi l’alibi per diatribe di diverso tenore. Speriamo, infatti, in un totale supporto della proposta di legge da parte dell’intero consiglio Soprattutto nell’interesse principale di tutti quei soggetti che oltre alla disabilità visiva purtroppo vivono condizioni di pluri-handicap motori, sensoriali e mentali. Noi dal canto nostro, non ci stancheremo mai di prestare il nostro supporto ricordando tra i tanti temi altrettanto importanti che il Consiglio Regionale discute, anche il pieno supporto alla disabilità soprattutto quando trattasi di situazioni estremamente gravi”.

Calabria – Prospettive, azioni e strumenti per “Non lasciare nessuno indietro”, di Pierfrancesco Greco

Un Convegno copioso di contenuti, quello svoltosi lo scorso 13 dicembre presso la prestigiosa cornice della Biblioteca Nazionale di Cosenza, all’interno della Sala Giacomantonio, ove, tra preziosi volumi da sfogliare e pregevoli opere da ammirare, autorevoli relatori hanno messo a disposizione della platea, occupata in larga parte da studenti dell’I.T.I. “A. Monaco” di Cosenza, autori di un progetto, i loro argomenti e i loro pensieri in merito alle azioni, agli atteggiamenti, ai sentimenti, ai metodi, agli strumenti da adottare per dare dimensione di concretezza alla speranza dell’inclusione e dell’autonomia dei disabili visivi. “Il limite individuale è un problema sociale, è una questione di libertà, che chiama tutti a una presa di responsabilità”, ha sottolineato la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

“Il limite individuale è un problema sociale: è una questione di libertà, che chiama tutti a una concreta presa di responsabilità. È una questione culturale, è un impegno quotidiano. È una prospettiva di vita che ha come direzione l’autonomia, come meta l’integrazione e come sublimazione l’affermazione dell’io. L’approccio a tale prospettiva è una questione di sensibilità, che rende la diversità un’occasione di crescita globale, per superare i nostri limiti, tutti i nostri limiti; quei limiti che non riguardano solo la particolarità della diversità, ma che sono connaturati alla nostra umanità”. La riflessione della dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, compendia perfettamente le emozioni, le analisi, i valori che nella mattinata dello scorso 13 dicembre hanno dato linfa al Convegno svoltosi presso la prestigiosa cornice della Biblioteca Nazionale di Cosenza, all’interno della Sala Giacomantonio, ove, tra preziosi volumi da sfogliare e pregevoli opere da ammirare, autorevoli relatori, introdotti dal giornalista Silvio Rubens Vivone, moderatore dell’iniziativa, hanno messo a disposizione della platea, occupata in larga parte da studenti dell’I.T.I. “A. Monaco” di Cosenza, autori di un progetto presentato nell’occasione, i propri argomenti e i propri pensieri in merito alle azioni, agli atteggiamenti, ai sentimenti, ai metodi, agli strumenti da adottare per “Non lasciare nessuno indietro”: questo il tema del simposio, vertente sul “Potenziamento delle persone con disabilità” e la “garanzia dell’inclusione e dell’uguaglianza”, organizzato, in relazione alla Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che si celebra il 3 dicembre di ogni anno, dalla Biblioteca Nazionale di Cosenza, in collaborazione col già citato Istituto Tecnico Industriale “A. Monaco” della Città bruzia, il consiglio regionale della Calabria dell’U.I.C.I e la sezione cosentina dell’associazione medesima, col patrocinio dell’Ordine Regionale Calabria degli psicologi. Un tema che è un impegno; di più, è un dovere, riguardante l’intera collettività: un dovere su cui riflettere, su cui lavorare, su cui studiare, su cui investire, alla stregua del predetto Istituto Industriale di Cosenza, “impegnato sul tema della disabilità – ha spiegato la professoressa Terry Currò – con i progetti coordinati dalla professoressa Loredana Naccarato ed elaborati dai nostri studenti, volti a incentivare l’utilizzo di tecnologie funzionali all’abbattimento degli steccati ostacolanti la mobilità e l’autonomia dei non vedenti; tecnologie pensate, inoltre, per dare la possibilità a tutti i ragazzi, siano essi disabili o normodotati, di interagire con profitto nel nostro ambiente scolastico, ove accoglienza e inclusione sono presupposti fondamentali nelle attività didattiche, tra le quali mi piace citare quelle promosse dal nostro laboratorio musicale, nel cui ambito la musica, linguaggio universale e, quindi, per definizione inclusivo, diviene straordinario veicolo di scambio, incontro, collaborazione tra passione, talento e sentimento, contribuendo a creare un ambiente solidale”. Quell’ambiente solidale ove iniziare a vivere quotidianamente la bellezza di progredire insieme, trovando solida sponda in istituzioni come la Biblioteca Nazionale di Cosenza, dove, ha affermato la dottoressa Rita Fiordalisi, direttrice della Biblioteca, “recuperare il contatto umano, la voglia di studiare, la conoscenza necessaria a rompere le barriere. Una funzione, questa, verso cui noi mostriamo particolare attenzione, avvalendoci del lavoro assicurato dal dottor Massimo De Buono, responsabile della Sezione Braille della Biblioteca; una sezione che per questa biblioteca è un vanto, essendo noi gli unici in Italia, insieme a Venezia, a disporre di uno spazio come questo, attraverso cui operare attivamente nel campo della condivisione del sapere, collaborando, in tale contesto, con l’UICI regionale, presieduta da Pietro Testa, sempre pronto a offrirci aiuto nel perseguimento della nostra opera”. Un’opera, quella della Biblioteca Nazionale di Cosenza, che “per noi ciechi e ipovedenti – ha asserito il summenzionato Presidente Testa –, impegnati ogni giorno nella lotta per trovare i nostri spazi, significa tanto. Al riguardo, ho notato con piacere che i ragazzi dell’Industriale hanno focalizzato esattamente le difficoltà che noi incontriamo nell’inserimento sociale e professionale, con città che spesso sono, di fatto, a noi precluse e con professioni in cui per noi risulta arduo affermarsi. Difficoltà cagionate da barriere mentali, oltre che fisiche e che costituiscono una zavorra per l’intero consesso civico. Ecco perché iniziative come quella di stamattina sono importanti: esse contribuiscono a dare voce a chi non ha voce, non solo ai disabili; voci che iniziano a sortire qualche risultato, come a Cosenza, città che si sta gradualmente adeguando alle esigenze dei disabili. Certo, la strada è lunga, però credo che, con la nostra forza rivendicativa, riusciremo a liberarci dalle corde che ci legano e ad affermare i nostri diritti”. Quei diritti alla cui affermazione ha dedicato gran parte della sua vita l’architetto Pino Bilotti, storico dirigente calabrese dell’UICI, recentemente scomparso, ricordato da Testa, dalla Palummo e dall’attuale presidente provinciale dell’UICI di Cosenza Franco Motta, il quale ha inteso porre l’accento sulla “paura che spesso suscita la diversità, una paura legata a una percezione sbagliata di tale concetto e che può creare un ostacolo insormontabile alla piena realizzazione dei disabili”. Problematica, quest’ultima, di cui ha parlato, da una prospettiva legata precipuamente al mondo del lavoro, Vito Lorusso, Presidente provinciale dell’ANMIL, “associazione che, oltre a rappresentare gli invalidi, si occupa anche della prevenzione degli incidenti, le cui conseguenze rischiano di compromettere la piena realizzazione della persona e, quindi, la concreta possibilità di stare al passo degli altri. In tal senso, la sicurezza sul lavoro rappresenta una condizione fondamentale nell’ambito di quei principi da salvaguardare per non lasciare nessuno indietro; un obiettivo, questo, riguardo a cui un grande ruolo hanno i volontari, come riaffermato anche dal Presidente della Repubblica Mattarella”. In effetti, “quella dei volontari, che nelle associazioni come l’UICI sono impegnati nei programmi del Servizio Civile – ha affermato la sopraddetta dottoressa Annamaria Palummo – è, come dico spesso, una missione, che porta il riflesso di una stella nel buio. Quella del Servizio Civile – ha sottolineato la dirigente nazionale UICI, rivolgendosi agli studenti dell’Istituto Monaco – è un’esperienza bellissima, che v’invito a vivere, perché tramite essa si entra totalmente nella dimensione della conoscenza delle problematiche relative alla disabilità. Un’esperienza che permette al volontario di entrare in empatia col disabile, di capirne il punto di vista, la criticità del suo vissuto quotidiano e l’opportunità che egli dà ai suoi simili. Stando vicino a un disabile, nello specifico vicino a un cieco, s’inizia a conoscere un mondo diverso. Ecco, vorrei partire da qui, dalla conoscenza di chi siamo; del resto, quella di oggi è una giornata di divulgazione e, nello stesso tempo, una giornata dove le sensibilità sul tema della disabilità si possono incrociare, confrontare, aprendo nuove strade nel percorso di inclusione, che riguarda tutti. Una di queste strade nuove potrebbe rivelarsi il progetto che avete elaborato con i vostri insegnanti. Un progetto che è un viatico di speranza: la speranza di riuscire con il lavoro e la volontà di ognuno ad abbattere le barriere, le quali non sono solo quelle architettoniche, bensì quelle alberganti nella considerazione dell’uomo in quanto uomo e non in quanto diverso. Mi spiego: io rappresento quella categoria di persone che hanno un limite sensoriale; nel mio caso sono ipovedente, quindi ho limite sensoriale visivo. Certamente nella fase preparatoria del vostro progetto vi sarete documentati su tale questione, su tale realtà che noi viviamo quotidianamente; sicuramente siete entrati nella sfera della conoscenza della disabilità visiva, avete iniziato a entrare in questa dimensione, e, ne sono certa, presto sarete in grado di seguire, e anche tracciare, sempre più proficuamente il percorso di cui parlavo prima, quel percorso che non si esaurisce nella giornata di oggi, ma che si sviluppa nella nostra e nella vostra vita di impegno, nella vita di voi giovani, i quali, sicuramente, avrete voglia di portare nel vostro vissuto ciò che conta nella vita. Ecco, la vicinanza e la conoscenza dell’essere umano diverso vi farà capire sempre di più quanto sia errata la declinazione negativa che spesso accompagna la realtà della diversità. Quella diversità che spesso viene percepita negativamente, come limite, come impossibilità nell’agire, come incapacità. Non è esattamente così: l’esperienza accanto a una persona cieca o ipovedente per voi sarà qualcosa di fantastico, perché vi permetterà, da una parte, di capire la natura reale e la portata sociale, riguardante anche voi, e non solo individuale, della dimensione indotta dal limite, e dall’altra, di cogliere ciò che significa l’utilizzo degli altri sensi per la conoscenza. Un utilizzo che nei non vedente è massiccio, totalizzante nel carpire la realtà circostante, nel vivere l’interazione con gli altri, nell’abbeverarsi alla cultura, e che trova supporto nelle azioni, negli strumenti e in un’associazione come l’UICI, la quale, nel corso dei decenni, ha infranto quel velo di solitudine che relegava il cieco a qualcosa di estraneo dalla società: basti pensare al metodo di letto-scrittura braille, che ha aperto ai non vedenti orizzonti sconosciuti e che, insieme a un mutamento della considerazione sociale verso la cecità, ha portato al superamento di quella prassi che, in passato, conduceva le persone interessate da disabilità visiva in specifici istituti, ove si pensava albergassero le condizioni maggiormente congrue alla maturazione del cieco e al suo futuro inserimento nella vita associata e nel mondo del lavoro, con l’aiuto dei supporti e degli strumenti, quale, appunto, il braille, ma anche il bastone bianco e il cane guida. Una prassi, quella della formazione in istituto, che apriva, certamente, qualche strada, vincolando, tuttavia, il processo integrativo in un luogo chiuso, al cui interno il problema di creare i presupposti per l’interazione con l’ambiente circostante diventava un problema a cui doveva far fronte la persona cieca: in realtà, la questione afferente all’interazione non è e non deve essere un problema del cieco; non è e non deve essere un problema che il cieco deve vivere unicamente con gli altri ciechi; il problema del limite visivo è un problema dell’ambiente che abbiamo intorno, del come l’ambiente deve essere attrezzato con gli opportuni supporti, volti a consentire alla persona che vive il limite visivo di esprimersi attraverso tutti gli altri canali sensoriali, dando respiro, quindi, alla sua personalità, al suo modo di essere, al suo bisogno di stare con gli altri, alla sua voglia di crescere, di diventare parte attiva della società, di ottimizzare le sue capacità, facendo in modo, insomma che il limite visivo non si traduca in limite cognitivo. Il limite è solo visivo, non cognitivo: esso, questo deve essere ben chiaro, in una situazione ambientale adeguatamente attrezzata, non costituisce una preclusione alla realizzazione del cieco, il quale trova difficoltà nell’agire quotidiano solo in quegli ambiti sprovvisti degli strumenti, dei valori, dei sentimenti che ci permettono di vedere gli altri, non solo i ciechi, come parte di noi. In tali casi, l’unico vero limite alla piena integrazione per il non vedente è l’impreparazione del contesto ambientale: quell’impreparazione che l’UICI combatte da quasi cento anni con le armi dell’impegno volontario, dello studio, della sensibilizzazione, in un’opera che ha bisogno dell’attenzione delle istituzioni e della cooperazione col mondo scolastico, che è e deve essere il primario volano di un’educazione all’inclusione, sulla base di un adeguamento dei metodi, dei supporti, dei sistemi, a cominciare dall’utilizzo del braille in tutte le discipline, che è essenziale alla solida formazione del non vedente come persona e come cittadino, fugando quelle incomprensioni, quelle difficoltà, quelle frustrazioni di cui una didattica lacunosa, riguardo alla disabilità visiva, è foriera. E’ un’opera di crescita civica, che ha bisogno del vostro entusiasmo, della vostra disponibilità, del vostro modo di vedere questa difficoltà come un problema di tutti, un problema sociale, appunto. Ecco perché studiare, lavorare, vivere con una persona non vedente è un’esperienza sprizzante positività: la prossimità, questo tipo di prossimità, permette – sembra paradossale, però è così – al vedente, quindi, al resto della società, di aprire gli occhi sul limite culturale, che è poi cecità valoriale, di un’umanità sovente refrattaria a guardarsi intorno e a capire i suoi problemi riguardo ad aspetti esistenziali primari quali solidarietà, accoglienza, inclusione. Problemi che iniziative come quella di oggi, promossa da questa Biblioteca, che è all’avanguardia inerentemente alla promozione culturale nella realtà della cecità, aiutano ad affrontare con più forza, vigore, sicurezza, dando a noi operatori la possibilità di verificare concretamente, a ogni livello, locale, partendo dalla nostra città, e nazionale, il contributo che ognuno di noi offre al progetto d’integrazione del disabile nella società, che diventa una frase fatta nell’attimo in cui la declamiamo, in una giornata celebrativa come questa, ma che assurge a impegno quotidiano, di portata enorme, quando prendiamo coscienza di quello che viviamo ogni giorno, iniziando a scardinare gli schemi bloccati dell’indifferenza e dell’ordinario, in altre parole, gli ostacoli che impediscono di conoscere i problemi del cieco, quali la mobilità e l’autonomia: l’autonomia per i ciechi non è un fatto scontato ed è preclusa in quei luoghi ove l’assenza di strumenti, di mappe tattili, di percorsi definiti, non permette l’elaborazione mentale del percorso e, quindi, la sua esecuzione. Su questo occorre lavorare, sull’autonomia intendo, da agevolare con la progettazione e la realizzazione di quei supporti in grado di rendere gli spazi urbani fruibili dalla persona non vedente. Non è una cosa semplice: come accennavo poco fa, è una questione che richiede maturazione culturale, impegno delle istituzioni, risorse e investimenti cospicui, per rimuovere o, almeno, addolcire le barriere sulle quali, nel tempo, sono state costruite le nostre città. Quel tempo in cui non si lavorava sul modo attraverso cui rendere l’ambiente e le città a dimensione di cieco e di disabile; quel tempo in cui la disabilità era considerata erroneamente una malattia, per giunta escludente; quel tempo che dobbiamo lasciarci per sempre alle spalle, riaffermando il paradigma che ha ribaltato, rivoluzionato anacronistiche e superficiali convinzioni: noi disabili non siamo malati con cui rapportarsi in termini assistenzialistici. Siamo semplicemente persone che hanno bisogno di supporti, di sostegni, di strumenti, di ausili, di viatici come quelli progettati dai ragazzi dell’Industriale, in grado di suscitare in noi, riprendendo la considerazione formulata all’inizio di questo intervento, la speranza: la speranza di vivere l’esistenza nei suoi multiformi aspetti. Questo è un discorso moderno di approcciarsi alla disabilità; è un discorso che si coniuga con la voglia di cambiamento, con quella matrice di rispetto, che dovremmo avere tutti nei confronti del nostro prossimo, da tradursi in azioni quotidiane; è un discorso che si coniuga con le azioni, insomma, con le vostre azioni, col vostro lodevole lavoro, cari ragazzi dell’Industriale, con la sensibilità che voi, con i vostri docenti, avete messo a frutto. Tutto dipende, in definitiva, dalla sensibilità con cui decidiamo di occuparci degli altri, vedendo nell’altro non la diversità nella sua definizione negativa, bensì nella sua essenza di valore, veicolante un patrimonio di conoscenza fondamentale alla nostra crescita, al nostro diventare persone migliori”. D’altronde, “conoscere la disabilità ci porta a conoscere l’altro, la sua esperienza” ha evidenziato la dottoressa Maria Antonietta Fasanella, psicologa e musicista, la quale, riprendendo la riflessione della dottoressa Palummo sul concetto di limite, ha asserito come, al riguardo, “il limite peggiore sia quello mentale, quello che ci allontana dall’altro, dal disabile, in questo caso dal disabile visivo. Al contrario, la conoscenza si definisce attraverso l’interazione con l’altro, comunicando con l’altro, entrando nella mappa mentale dell’altro, entrando in empatia, ovvero vedere il mondo come lo vede la persona con il limite visivo, ascoltare come ascolta l’altro e sentire, provare quello che prova l’altro. Tempo fa io mi sono trovata a interagire con una ragazza non vedente, la quale mi ha chiesto di insegnarle a suonare il pianoforte; ecco, per approcciarmi emotivamente con lei mi sono fatta bendare e vi assicuro che ho imparato cose incredibili: nell’escludere il senso della vista, mi sono resa conto che gli altri sensi non li utilizzavo allo stesso modo, neanche l’udito, pur essendo una musicista. Evidentemente ponevo maggiore attenzione, nella rappresentazione dell’esperienza, al senso visivo; da allora, nel vivere le esperienze, ho imparato ad ascoltare, a sentire gli odori i profumi dell’ambiente, a sentire le percezioni, il vento, il fruscio degli alberi. Prima non prestavo attenzione a questi aspetti, non utilizzavo tutti i sistemi rappresentazionali e andavo subito sul visivo, rinunciando a cogliere una parte della realtà; l’interazione con il non vedente, con la sua umanità, con i suoi sentimenti, con le sue difficoltà mi permette, insomma, di accedere a un livello nuovo di conoscenza, attraverso cui risolvere il problema, aiutando questa persona a vivere l’esistenza, a prescindere dal limite visivo. Per me è stata, lo ripeto, un’esperienza straordinaria: la richiesta della ragazza non vedente di imparare il pianoforte mi ha dato l’opportunità di studiare, di capire, di imparare il braille e di arrivare a scrivere e leggere la musica con tale metodo, facendomi, tra l’altro promotrice, presso i conservatori, di un utilizzo sistematico del braille nell’insegnamento di tale sublime forma d’arte, per abbattere quelle barriere mentali, legate al pregiudizio secondo cui un cieco può accostarsi alla musica solo a orecchio; barriere che la ragazza, in Conservatorio, è riuscita, per inciso, ad affrontare e a superare. E’ importante conoscere per aiutare i non vedenti, per aiutare ad affermare quell’io di cui ha parlato con passione la dottoressa Palummo, per evitare che il limite, ossia l’impreparazione, di chi dovrebbe aiutare o formare diventi il limite più ostico a cui va incontro il disabile. Noi dobbiamo andare oltre il limite, come hanno fatto in tanti, come dovremmo fare tutti, senza dimenticare, come ha scritto Gregory Bateson, che la saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza”. Uno spunto, quest’ultimo, in cui riecheggia la questione relativa alla corretta interazione con la persona disabile, in questo caso cieca o ipovedente, approfondita ulteriormente dalla dottoressa Carmen Monteleone, psicologa, la quale ha proposto un’interessante lettura del rapporto col diversamente abile in conformità a un approccio sistemico, ragionando in merito alla linea di confine intercorrente fra il “non poter fare” e “il non aver ancora imparato a fare” e offrendo un’analisi delle competenze tiflologiche integrate alla psicoterapia sistemico-familiare e simbolico-esperienziale. “Ci è o ci fa?”: questa, ha affermato la dottoressa Monteleone è “una prima importante domanda. Di certo, la condizione di disabilità, che implica per definizione la presenza di una limitazione o perdita della capacità di base di compiere un’attività, secondo l’ampiezza e le modalità considerate normali, legittima l’ipotesi ragionevole che esisterà una dose di ci è”, a cui, in certi casi, talune lacune formative, nonché alcune dinamiche che s’instaurano tra il disabile e il suo contesto di riferimento, spiegate con chiarezza dalla relatrice, possono portare ad associare un determinato grado di “ci fa”. Partendo da qui, e tenendo ben presente che l’obiettivo di ogni individuo è quello di crescere e diventare autonomo, “l’osservazione del terapeuta sistemico-relazionale mira – ha proseguito la dottoressa Monteleone – a comprendere l’entità della dose di ci è, in rapporto alle variazioni di vita quotidiana”, stabilendo una linea di confine tra il “ci è” e il “se e quanto ci fa. In questo percorso vi sono alcuni aspetti da considerare: le dinamiche emotive e relazionali proprie della famiglia d’origine incidono sulla crescita dell’individuo, influenzando il suo livello di autonomia; per una persona con disabilità, il percorso di acquisizione dell’autonomia è di per sé vincolato a un’ulteriore condizione, che è quella della presenza di una limitazione oggettiva; la famiglia può attivare atteggiamenti e comportamenti che stimolano il disabile a saper fare da solo o altri che invece mantengono il disabile nella condizione del non saper fare da solo, facendo al posto loro. Nel caso specifico di pazienti ciechi, è importante partire da due presupposti: il primo evidenzia che il deficit visivo rispecchia una disabilità di per sé fortemente invalidante. La vista è, infatti, il canale sensoriale attraverso cui riceviamo grandissima parte delle informazioni in entrata e riveste funzioni predominanti in tutto il processo evolutivo della persona, permettendo di ricevere stimolazioni psicomotorie, cognitive e affettive, soprattutto nelle prime fasi: basti pensare all’interazione faccia a faccia, alla possibilità di intercettazione autonoma e a distanza di stimoli ambientali, e così via. Però, e questo è il secondo presupposto, il bambino cieco, nonostante i ritardi a cui vai incontro, può raggiungere livelli di sviluppo normativi, se vengono messe in atto, sin dai primi mesi di vita, azioni educative, strumenti e strategie specifiche. Nonostante l’effetto invalidante del deficit visivo, le persone cieche possono, insomma, raggiungere buoni livelli di autonomia. Eppure, spesso è osservabile il ricorso alla delega e un equilibrio sistemico che rinforza la dipendenza e rende difficile l’autonomia; un fatto, questo, che può essere dovuto, da una parte, a una scarsa conoscenza degli ausili tiflologici e, dall’altra, a un particolare modo di relazionarsi alla persona con disabilità visiva. L’esperienza con i disabili visivi ci ha mostrato come gli effetti invalidanti della cecità siano rinforzati dalla mancanza d’interventi tiflologici. Interventi che non annullano la disabilità, ma possono compensare il deficit e ridurre gli svantaggi che ne derivano in misura molto maggiore di quanto si possa pensare, favorendo il raggiungimento di un adeguato grado di autonomia per la persona, tale da facilitarne il processo di crescita”. Un processo di crescita che si riverbera su tutti noi; un processo di crescita che ci deve pervadere, che ci deve interessare, che ci deve appassionare: e la passione deve essere intensa, come quella che ha animato i ragazzi dell’Istituto “Monaco” di Cosenza, decisi a regalare la loro creatività, la loro fantasia, la loro freschezza al dovere comune di “rendere la disabilità visiva un’opportunità, attraverso un’applicazione che, agevolando la mobilità delle amiche e degli amici non vedenti, vuole essere un soffio forte di vera solidarietà”. Sono stati loro, queste ragazze e questi ragazzi, a rendere speciale un’occasione di conoscenza umana, di riflessione esistenziale, di condivisione valoriale. Un’occasione che, riflettendo bene, si palesa davanti ai nostri sensi sempre, in ogni istante, in ogni sguardo. Un’occasione da cogliere, per vivere quotidianamente una sfida da vincere.

La cerimonia di consegna s’è svolta il 31 agosto scorso, sul proscenio Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, nell’ambito della Seconda Edizione del “Premio Luigi De Sena”, di Pierfrancesco Greco

UICI, l’ex Presidente Regionale Fortunato Pirrotta insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Da Reggio Calabria

Servire il prossimo non è una semplice azione, non è un lavoro, una professione; può essere, certo, una vocazione, una lodevole manifestazione di bontà, di sensibilità, di altruismo; può essere questo, anche questo, ma non solo questo: servire il prossimo è altro, addirittura è di più! Servire il prossimo è l’essenza dell’esistenza, è la luce di ogni giorno, è il colore dell’umanità. Servire il prossimo è l’Umanità che si anima, che prende forma dal nostro cuore, che si manifesta in una delle forme più alte d’Amore, quella pura, disinteressata, fraterna, che ci fa percepire ogni individuo come parte del nostro vissuto; quell’Amore che rende il servizio al prossimo non solo e non tanto qualcosa di normale, di naturale, bensì di straordinariamente bello e indescrivibilmente appagante; quell’Amore che da sempre traccia la strada percorsa, o meglio, il servizio elargito al prossimo da Fortunato Pirrotta, storico dirigente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il quale, lo scorso 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato insignito, dal Presidente della Repubblica, del titolo onorifico di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Un riconoscimento prestigiosissimo, che è stato consegnato dal Prefetto di Reggio Calabria nel tardo pomeriggio del 31 agosto, sul proscenio del Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, nell’ambito della Seconda Edizione del “Premio Luigi De Sena”. “La notizia – afferma emozionatissimo il Cavalier Pirrotta – mi ha realmente colto di sorpresa, giacché nessuno mai mi aveva preannunciato l’avvio di tale procedura. Di certo, un simile riconoscimento è frutto di tanto affetto, benevolenza e amicizia, che quotidianamente mi vengono manifestati e che, soprattutto nei momenti più difficili, sono divenuti conforto e sostegno indispensabile per me. Sicuramente un ruolo fondamentale nell’iter concessorio, è stato svolto dall’UICI, alla quale mi onoro di appartenere dal 1969, in conseguenza della mia minorazione visiva, e presso la quale ho collaborato per oltre quaranta anni e alla quale sono profondamente grato per il ruolo determinante svolto a favore della mia integrazione sociale e per quella di migliaia di persone affette da disabilità visiva. Tale appartenenza ha particolarmente contribuito alla mia formazione umana e sociale anche grazie al rapporto sempre improntato con tutti sul reciproco rispetto e la fraterna lealtà. A tutti coloro, che mi hanno accompagnato durante i miei sessantaquattro anni di vita, nel mio percorso d’inclusione sociale, esprimo un sentito grazie per avere arricchito di umanità e spirito di solidarietà il percorso della mia esistenza, riempiendo i miei attimi con la gratificante bellezza insita nel servizio alle sorelle e ai fratelli e permettendomi di raggiungere tale imprevisto traguardo”. Un traguardo che sarà sicuramente un altro punto di partenza nell’itinerario del nuovo Cavaliere; un percorso lungo, articolato, esemplare per i valori e la dedizione che l’hanno punteggiato: iscritto alla Sezione UICI di Reggio Calabria dal 1969, Pirrotta, da allora, ha dedicato la sua passione, le sue competenze, la sua umanità al sodalizio, divenendone autorevole punto di riferimento, a livello provinciale, regionale e nazionale. Dopo essere stato nominato, nel 1973, rappresentante per la zona di Bagnara Calabra, nel giugno del 1982 è stato eletto nel Consiglio Provinciale della Sezione UICI di Reggio Calabria, rimanendovi in carica fino al 19 febbraio 2013 e ricoprendo, dal 2001, la carica di Vicepresidente, oltre che, in una prima fase, quella di responsabile del settore anziani e, dall’anno 2000, del settore lavoro. Membro del Consiglio Regionale dell’UICI della Calabria dal 29 aprile 2006, nel giugno dello stesso anno è stato eletto Presidente Regionale dell’Associazione, svolgendo brillantemente, con l’acume e il senso di responsabilità, che, nel tempo, sono andati a connotare la sua indole, le delicate funzioni ascritte a tale figura, sino alla scadenza del mandato, il 13 maggio 2010. Un periodo, questo, durante il quale ha ricoperto anche la carica di Presidente Regionale dell’IRIFOR della Calabria, nonché di Presidente del Comitato Regionale dell’IAPB; soprattutto questa fu una fase intensa e fruttuosa di vita associativa, coronata il 5 aprile 2014, dalla nomina, in seno Consiglio Provinciale dell’UICI di Reggio Calabria, a Presidente Onorario e contrassegnata da numerose altre esperienze amministrative, sociali e politiche, tra cui quelle nell’UNIVOC, nel progetto del Servizio Civile Nazionale, nella Commissione Provinciale Tripartita di Reggio Calabria, su designazione dell’UICI di Reggio Calabria, nella Commissione regionale per l’esame di abilitazione dei centralinisti telefonici privi della vista, in un corso di assistente alla comunicazione promosso dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e nella Segreteria Aziendale Sindacale della FIBA CISL di Banca Carime di Reggio Calabria, azienda ove ha lavorato fino al 2003. Tante responsabilità, tanti incarichi, tante fasi, tanti risultati che l’hanno fatto assurgere a figura di riconosciuta affidabilità morale e professionale, non solo contestualmente all’UICI, la quale ancora oggi si avvale della sua capacità nell’affrontare e risolvere le problematiche della sfera associativa, e che, prima di spalancargli le porte del recente, meritatissimo cavalierato, l’hanno condotto al San Giorgio d’Oro, massima benemerenza cittadina del Comune di Reggio Calabria, conferitagli nell’aprile del 2016. Adesso questo nuovo riconoscimento, ponente nella giusta luce “il servizio che, caro Fortunato, doni a noi tutti – ha commentato la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI – ; un servizio che è un merito ancora più grande del cavalierato: sei tu a dare lustro a tale preziosissima onorificenza, che rende orgogliosa la nostra Associazione, la quale avrà ancora a lungo bisogno della tua competenza e, soprattutto, della tua sensibilità. Congratulazioni, carissimo Cavaliere”. Un Cavaliere ancora emozionato all’indomani dell’indimenticabile serata del Teatro Francesco Cilea: “sento il bisogno, per non dire il dovere, di esprimere, a quanti mi hanno manifestato la loro vicinanza con la presenza in sala, o con molteplici messaggi, un sentito e sincero grazie. L’affetto e la stima, così significativamente manifestata rimarrà per sempre incisa nel mio cuore. Ringrazio ancora e non mi stancherò mai di farlo, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti, determinante nel processo di inclusione sociale per tutte le persone con disabilità visiva. Un sentito grazie al Presidente Regionale UICI Pietro Testa, presente alla cerimonia anche in rappresentanza del Presidente Nazionale, dottor Mario Barbuto, e un grazie altrettanto sentito al Presidente Provinciale di Reggio Calabria dottor Paolo Marcianò seduto in platea insieme con alcuni dirigenti e disabili visivi del territorio reggino. Naturalmente, non posso concludere senza rivolgere un particolare e altrettanto sentito grazie ai giovani del Servizio Civile in attività nella sede di Reggio Calabria, che con la loro presenza e con il loro significativo e affettuoso gesto hanno contribuito ad accrescere l’emozione. A Dio, luce e guida in ogni momento e a tutti coloro che mi circondano, dal profondo del cuore, va il mio grazie per il sostegno quotidiano, senza il quale mai nulla avrei saputo e potuto fare”. E, invece, Caro Cavalier Pirrotta, tanto ha fatto e tantissimo ancora farà: dovrà e saprà ancora mettersi a disposizione dei suoi affetti, della sua amata UICI, dei suoi amici e di tutti coloro i quali avranno bisogno della sua Umanità e del suo Amore: sì, di quell’Amore che, come scritto poco fa, rende il servizio al prossimo non solo e non tanto qualcosa di normale, di naturale, bensì di straordinariamente bello e indescrivibilmente appagante. Persino più Appagante della Onorificenza più prestigiosa. Ad maiora, Cavalier Fortunato Pirrotta!
Pierfrancesco Greco